Non ancora addio, ma che bello, il via al ‘ciao virus’

La sacralità di poter esprimere liberamente le proprie opinioni, se non lede il prossimo, induce a riflettere su un aspetto secondario, non meno rilevante, delle esternazioni sulla vaccinazione di massa, unica prospettiva per liberare l’umanità della pandemia da Covid-19 che fa vittime come una terza guerra mondiale. Il ‘non mi vaccino’ di un qualunque Gennaro Esposito, pronunciato per ignoranza o per stolto spirito di imitazione di pareri autorevoli, è comunque un danno, ma non è paragonabile alla dichiarazione, amplificata dai media, di un accreditato virologo. Crisanti, scienziato che ha operato con saggezza scientifica nel contenere la diffusione dei contagi in Veneto, ha perso in un amen i meriti acquisiti annunciando pubblicamente che non si vaccinerà, almeno nei primi mesi di somministrazione. A prescindere dall’intempestività e dalla nefasta ricaduta sulle decisioni dei negazionisti, dei no vac, Crisanti ha praticamente pensato e detto “andate avanti voi e se il vaccino si dimostrerà sicuro, oltre che efficace, lo prenderò in considerazione”. Che dire, le conseguenze negative della surreale posizione di un signor virologo, non rientrano nei casi del diritto alla libertà di espressione. Potrebbero perfino rivelarsi determinanti per la morte di nuovi contagiati e favorisce il rischio, verificato da un sondaggio, che si sottopongano alla vaccinazione solo due italiani su tre. Con quale pericoloso esito? Il coronavirus continuerà a circolare, con l’aggravante di possibili sue mutazioni che potrebbero rendere non risolutiva l’immunità dei vaccinati. Se a manifestare il ‘no’ al vaccino, scienziati a parte, sono uomini e donne in vista, di alta visibilità, il ragionamento non cambia, anzi. Il monito è rivolto alla popolare Michelle Hunziker, alla sua spavalda, deprecabile dichiarazione “Non mi vaccinerò, come nessuno della mia famiglia”.  Una buona idea per la show woman, come antidoto per il danno di questo proclama, sarebbe di andare a far danni nella natia Svizzera. Achtung, attenzione: il giorno della speranza, dei primi candidati all’immunità, nulla toglie all’impegno (senza trasgressioni) di rispettare le norme di sicurezza, ovvero, mascherine, distanziamento e incursioni esterne alle proprie abitazioni solo in caso di necessità.

Aneddoto sugli strumenti predisposti dalla tecnologia in questi anni ‘zoppi’ del 2020, per esempio sugli smartphone. Nuclei familiari, residenti in Paesi non accessibili per restrizioni anti Covid, hanno dovuto rinunciare con grande rammarico al ricongiungimento natalizio, al rito del ‘Natale con i tuoi’. Non esiste un elemento statistico specifico, ma, a sentire l’aria che tira tra amici e conoscenti, sembra che siano davvero tanti i familiari separati dalla clausura che nella sera del 25 hanno giocato alla tombola ‘distanziata’, grazie ai collegamenti multipli consentiti dagli smartphone. Sembra anche, che di nascosto alcuni addetti a ‘tirare i numeri’ abbiano commesso la veniale ‘scorrettezza’ di ricacciare nel cestello il ‘90’, numero che nella ‘smorfia’ evoca, com’è noto,  la paura.

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