GIALLO NAVALNY / QUELLE MUTANDE AVVELENATE

Vi ricordate la lettera dettata da Totò a Peppino? Mitica.

Fa il paio, oggi, con la telefonata da Alexei Navalny allo 007 sovietico che cade come un tordo nella trappola e racconta tutti i dettaglia del clamoroso avvelenamento.

Roba da comiche. Eppure i media occidentali ci sono cascati come pere mature, prestando fede ad un racconto al quale non crederebbe neanche uno scolaretto delle elementari.

Per fare un solo esempio, l’Espresso ci costruisce sopra una maxi inchiesta tesa a dimostrare che Vladimir Putin è un criminale incallito e che la Russia è una nazione di mostri pronti ad ammazzarti ad ogni angolo di strada.

Perfino il copione della sceneggiata è arronzato e maldestro. La chiave del giallo sta tutta nel tremendo veleno, il Novichock, che è stato infilato nientemeno che nelle cuciture delle mutande del super oppositore del regime, Navalny.

Neanche troppa fantasia usata dagli agenti segreti russi. Visto che, ad esempio, la stessa tecnica sarebbe stata adottata nel giallo delle ex spie convertite al verbo dell’Occidente, Sergei Skripal e la figlia Julia, trovati mezzi morti su una panchina di Salisbury. Anche allora utilizzato il letale (ma si vede non poi tanto) Novichock, anche allora infilato nelle mutande dei due Skripal. E anche allora non in grado di ammazzarli, ma solo di spaventarli, tanto che ora godono di ottima salute nel sempre democratico Occidente.

Come è capitato a Navalny: oggi sano come un pesce e addirittura in grado di ideare la telefonata-trappola nella quale è caduto come un pollo l’agente segreto russo, tale Konstantin Kudryavtsev, un agente dell’FSB, ossia il Servizio Federale per la Sicurezza della Russia.

Che di sicuro verrà radiato dall’albo degli 007, se è tanto fesso da credere alla sceneggiata imbastita da un misterioso collega – Navalny – che si presenta come tale Maxim Ustinov, un segretario per la sicurezza nazionale che in poche ore deve scrivere un meno di qualche paginetta da consegnare addirittura a Putin sul caso Navalny.

La story fa il paio con un’altra griffata Totò: quella per la vendita della fontana di Trevi al turista americano!

Una baggianata talmente colossale da far sbellicare mezzo mondo. Mentre l’altra metà – in prima fila le cancellerie e i governi occidentali – ci è cascata: perché fa molto comodo delegittimare Putin e ribadire quelle folli sanzioni economiche pilotate dagli Stati Uniti.

Perfino il sempre quieto Putin alla fine ha sbottato, preannunciando contro-sanzioni e poi affermando: “Ma pensate che se lo volevamo eliminare non lo facevamo per bene!”.

 

 

Nella foto Alexei Navalny


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