VACCINI / FORTI DUBBI SU EFFICACIA E SICUREZZA

“Nessun vaccino darà una protezione a lungo termine, sia per le probabilissime mutazioni del virus che una vaccinazione di massa non farebbe che incentivare per la pressione evolutiva, sia perché non si è mai visto un vaccino con virus inattivati o con pezzi di virus o con batteri dare protezioni per tutta la vita”.

E’ molto scettico, il professor Paolo Bellavite, non solo sulla durata della protezione vaccinale, ma su tutta una serie di aspetti che caratterizzano la storia di vaccini che hanno bruciato le tappe e, quindi, presentano tutta una serie di incognite.

Già docente di Patologia Generale all’Università di Verona, Bellavite è anche ematologo ed è specializzato in Statistica Sanitaria ed Epidemilogica.

Scorriamo in rapida carrellata alcune considerazioni sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini oggi in pista.

Per quanto concerne la estrema rapidità dei test per i vaccini anticovid: “tutti gli esperti sostengono che i tempi sono stati straordinariamente accorciati rispetto alle normali fasi di un vaccino. Sinceramente dubito che la procedura aperta e trasparente (attraverso le rituali pubblicazioni degli esiti degli studi sulle riviste scientifiche di prestigio, ndr) sia tenuta in considerazione per i vaccini in arrivo, ma ci sono esperti molto più illustri di me che hanno la medesima preoccupazione. Finora si conoscono alcuni risultati di fase 1, pochi di fase 2 e nessuno di fase 3 se non i risultati parziali di uno fatto in Brasile. E per quanto riguarda le reazioni avverse ai vaccini, conosciamo solo quelle rilevate in piccoli gruppi e insorgenti nel breve periodo, in genere entro una settimana dall’inoculo”.

“Non c’è dubbio che la somministrazione alla popolazione di un nuovo vaccino sarà un vero e proprio esperimento: precisamente saremmo nella fase 4 della sperimentazione”.

“Voglio essere chiaro: non c’è niente di male nel fare un esperimento sulla popolazione. La medicina è anche scienza sperimentale ed è sempre avanzata mediante sperimentazioni, con solo tre vincoli: che siano tecnicamente ben fatte, che siano aperte ad accogliere risultati negativi e che siano etiche. La eticità, che dovrebbe essere certificata da un comitato indipendente, ha come primo presupposto che la partecipazione sia volontaria. Anche per questo, la vaccinazione anticovid dovrebbe essere fatta esclusivamente a volontari e non deve essere introdotta alcuna forma di forzatura o penalizzazione per chi non intendesse partecipare all’esperimento”.

Peter Doshi

“Aggiungo che la proposta di vaccinazione deve essere corretta, nel senso di non far credere a chi intende vaccinarsi che il beneficio sia sicuro. Solo dopo la fase IV si potrà dire, con una certa probabilità, quanto sia sicuro. La scienza farmacologica è statistica e quantitativa. Mi pare quasi assurdo doverlo ricordare, se non fosse che sui canali pubblici si sentono ogni giorno proclami di segno diverso da parte di politici e opinionisti”.

“Ricordo che l’unico vaccino che ha probabilmente consentito di eradicare, o quasi, una malattia è stato quello vivo attenuato della polio (OPV), il quale però aveva una caratteristica che nessun vaccino ha mai avuto: si diffonde per via orofecale e infetta le persone non vaccinate”.

“Credo proprio che non mi vaccinerò, sia perché ho paura degli effetti avversi conoscendo il mio sistema immunitario, sia perché credo in altri metodi di prevenzione. Però sia chiaro che questa è una mia scelta personale e non intendo sconsigliare alcuno/a di sottoporsi all’immunizzazione artificiale: chiedo solo, da scienziato, che la ‘fase post-marketing’ sia eseguita con criteri di prudenza e scientificità”.

“Mentre qui dei politici in vista chiedono il silenziamento di coloro che osano sollevare dubbi sui vaccini, Peter Doshi (scienziato e coeditore del prestigioso British Medical Journal, ndr) commenta i risultati ‘annunciati’ da Pfizer e Moderna. In estrema sintesi, i risultati dei vaccini di Pfizer e Moderna – in base alle dichiarazioni dei loro produttori – segnalano un’efficacia dei loro vaccini come riduzione del rischio relativo, cioè la differenza tra vaccinati e non vaccinati, non una riduzione del rischio assoluto, cioè la riduzione del rischio di ammalarsi veramente per una singola persona che si vaccina, che sembra una riduzione del rischio individuale inferiore all’1 per cento. In secondo luogo, i risultati annunciati si riferiscono al covid-19 di qualsiasi gravità e non alla capacità del vaccino di salvare vite umane, né alla capacità di prevenire l’infezione, né all’efficacia in sottogruppi importanti, ad esempio gli anziani fragili. Terzo, questi risultati riflettono un punto temporale relativamente precoce dopo la vaccinazione e non sappiamo delle prestazioni dei vaccini a 3, 6, 12 mesi. Doshi dice che gli studi stanno mirando all’obiettivo sbagliato e sottolinea l’urgente necessità di correggere il corso delle sperimentazioni, studiando obiettivi più importanti come la prevenzione delle malattie gravi e la trasmissione tra persone ad alto rischio”.

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