‘E io pago’… anche per chi evade

Senza nessun effetto concreto circola tra la gente di buon senso e ben informata lo scandalo degli scandali dell’evasione fiscale, che se cancellata dalle patologie cronicizzate del nostro e di molti altri Paesi, potrebbe azzerare il deficit dei debiti pubblici e liberare risorse stratosferiche. Contributo di smisurata consistenza al buco nero dell’Italia, per tasse non corrisposte all’erario sono responsabili i giganti del web: Amazon, 11 milioni di euro, Google 5,7 milioni, Facebook 2,3 mln, Netflix 6 mila euro! e non meno i ricchi italiani. Ogni anno il nostro paese perde 10 miliardi di euro del potenziale gettito fiscale, a causa delle ricchezze nascoste nei paradisi fiscali. Le multinazionali sottraggono al fisco italiano 7,4 miliardi di euro, gli individui, che non dichiarano o spostano altrove i loro redditi, altri 2,5 miliardi di euro.

Come è possibile questa gigantesca frode ai danni dalla collettività?  Trust britannico, istituto giuridico: innalza un muro impenetrabile per del fisco tra patrimoni e chi li possiede. Multinazionali: filiali in Paesi a fiscalità agevolata, dove si spostano gli utili con operazioni infragruppo. Esempio. Le licenze di Google sono intestate alla filiale della società domiciliata alle Bermuda, dove le tasse sui profitti aziendali sono pari a zero. Le varie controllate Google nel mondo comprano le licenze per i software dalla filiale dei Caraibi e per pagarle usano i soldi ricavati dalla loro attività in Italia, Francia, Giappone. I profitti prendono il volo per l’isola e le agenzie fiscali sono aggirate. Non a caso le multinazionali non dicono dove sono stati realizzati. Netflix paga in Italia 6mila euro di tasse in un anno, meno di un operaio. Fca (Fiat), Ferrero, Mediaset, Luxottica e molte altre grandi aziende italiane, hanno sede fiscale in paesi con forti agevolazioni fiscali. Tutte le grandi aziende cinesi del web, a cominciare dal colosso Alibaba, hanno sede fiscale alle isole Cayman. Nel buco nero del fisco dell’arcipelago spariscono ogni anno 70 miliardi di dollari. In Italia cittadino evasori totali e parziali hanno vita facile, perché nessun governo, in complicità con questa categoria di truffatori osa tradurre in concreto e i proclami sull’urgenza della riforma fiscale.

La parola ‘negro’ di per sé, ma solo teoricamente inoffensiva, non ostile è condannata senza riserva da quanto l’umanità delle eguaglianze etniche, si è vergognata del suo passato, macchiato dalla pratica della schiavitù, allorché a chi praticava l’ignobile sfruttamento degli africani era consentito definirli ‘sporchi negri’, o semplicemente ‘negri’. La storia ha reso giustizia di questa ingiustizia e anche non globalmente del razzismo che purtroppo si manifesta nel bassofondo sociale di troppi Paesi e per non guardare lontano, anche in Italia, in forme più o meno violente del magma ripugnante che infesta le ideologie di destra.

Ski ha tenuto a lungo, in visione televisiva, l’immagine surreale del terreno di gioco dello stadio che ha ospitato solo per quindici minuti l’incontro tra i francesi del Paris Saint Germain e i turchi del Basaksehir.  Il prato verde, deserto, è stato disertato dalle due squadre, rientrate negli spogliatoi dopo un concitato confronto con l’arbitro e il delegato della Uefa.  La partita è stata sospesa per esprimere lo sdegno dei giocatori nei confronti del collaboratore dell’arbitro, del ‘quarto uomo’ il rumeno Sebastian Coltescu, forse non a caso colpevole di essersi rivolto a giocatori della squadra turca con l’attributo ‘negro’. Forse non a caso, se si ha consapevolezza che in alcuni Paesi dell’ex Urss (Ungheria di Orban e non solo) il razzismo è di casa. I fatti: l’arbitro ha espulso il vice allenatore del Basksheir che accusava Coltescu  di rivolgersi ad alcuni suoi giocatori con l’epiteto ’negro’. LO ha contestato anche l’attaccante della squadra turca Demba Ba. Fallito il tenattivo di conciliazione del delegato Uefa e di Leonardo, direttore sportivo del Psg, l’incontro è stato rinviato a questa sera, con una nuova compagine arbitrale. Aperta un’inchiesta della giustizia sportiva. Erdogan, presidente della Turchia: “Condanno fermamente le dichiarazioni razziste fatte contro Pierre Webo, membro dello staff tecnico di Basaksehir”. Ben detto, ma da un leader politico che di razzismo se ne intende, perché lo pratica, con l’aggravante di migliaia di cittadini arrestati per soffocare il dissenso interno.


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