VACCINI LETALI / LA CASSAZIONE RICONOSCE IL NESSO CAUSA-EFFETTO

Sentenza che fa storia, quella appena pronunciata dalla Cassazione sul fronte dei vaccini.

Riguarda un militare italiano giovanissimo, Fabio Mondello, appena ventunenne, morto dopo la somministrazione di 11 vaccini nell’arco di otto mesi.

Prassi certo non inconsueta nei ranghi militari. La storia della strage di casa nostra, infatti, è costellata di oltre 3 mila casi del genere (a fronte, ad esempio, delle oltre 5 mila vittime per la strage del sangue infetto).

Ciò significa che la sentenza odierna fa scuola, costituisce un precedente da novanta e può aprire la strada a tante sentenze quante sono state le “esecuzioni” via vaccino.

Teniamo presente che il fisico di un militare è nel massimo del suo vigore. Mentre quelli di tanti bambini ai quali vengono somministrati vaccini a raffica – per di più in via obbligatoria – non sono certo altrettanto forti.

Da qui la doverosa cautela e precauzione necessarie prima di ogni inoculazione, da effettuare solo se le condizioni fisiche e generali lo consentono.

Torniamo all’odissea del giovanissimo militare. Denuncia il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Terulli: “Il ragazzo aveva già la copertura di queste vaccinazioni e nonostante ciò fu sottoposto al piano vaccinale nel tempo ravvicinato di otto mesi. Nella perizia eseguita in secondo grado venne scritto che complessivamente gli undici vaccini somministrati al giovane contenevano 404 microgrammi di mercurio e 5472 microgrammi di alluminio, che sono metalli notoriamente tossici”.

La sentenza della Cassazione, quindi, ha dimostrato il nesso causale, ossia il collegamento che c’è tra l’assunzione dei vaccini e l’insorgenza della patologia che poi ha condotto alla morte di Fabio.

I genitori, però, per una serie di cavilli ordinamentali, non sono stati neanche risarciti, come dovrebbe avvenire, pur se con una somma irrisoria per la vita di un figlio: 150 milioni di vecchie lire, circa 75 mila euro, il valore di un’auto super accessoriata Vergogna.

Continua Terulli: “I genitori mi hanno comunicato l’intenzione di non proseguire nelle azioni legali. Sono già contenti che sia stato riconosciuto il nesso causale tra la morte del loro figliolo e le vaccinazioni. Non fa niente, mi hanno detto, che lo Stato non riconosca i 75 mila euro di indennizzo, tanto non esiste alcuna cifra che possa restituirci nostro figlio”.

E aggiunge il legale: “Trovo assurdo che uno Stato elargisca soldi per monopattini e non riconosca a dei poveri genitori un indennizzo per la morte del giovane figlio militare”.


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