DAVID ROSSI / GENOVA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE. VERGOGNA

David Rossi, la vergogna.

Giustizia fatta a pezzi, verità calpestata, ammazzato due volte il responsabile delle relazioni esterne del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, volato già sette anni fa dal quarto piano di Palazzo Salimbeni.

Adesso la procura di Genova, dopo un paio d’anni d’indagini, chiede l’archiviazione sul depistaggio condotto in quella di Siena, che per due volte – a sua volta – aveva chiesto l’archiviazione del caso, optando per il “suicidio”, quando esiste una mole schiacciante di prove che documentano con chiarezza l’omicidio.

Resta solo lo straccio di un rinvio del fascicolo al CSM, che dovrà valutare l’eventuale responsabilità di alcuni magistrati in merito ad un filone d’indagine, quella dei festini a base di trans, come era emerso in un’inchiesta della Iene.

Veniamo alle news. I magistrati genovesi, nell’esaminare i fascicoli arrivati da Siena, hanno semplicemente accertato “carenze” investigative, per quanto concerne due elementi: “la distruzione dei vestiti” indossati da David Rossi e “i fazzolettini intrisi di verosimile sostanza ematica rinvenuti nel suo ufficio”.

Fazzolettini con tracce di sangue neanche esaminati? Vestiti addirittura distrutti? Roba da non credere. Eppure, secondo i pm liguri, l’inchiesta senese è stata “ampia e scrupolosa”, solo che è stata appena un po’ tardiva, quantomeno per eseguire degli accertamenti ormai impossibili.

Ai confini della realtà.

A questo punto, nessuno se ne è minimamente fregato, sia a Siena che adesso a Genova, degli evidenti segni di trascinamento sul corpo di David.

Delle ecchimosi. Del sangue, appunto, presente sulla scena del crimine. Nessuno se ne è fregato della perizia calligrafica che evidenziava segni di coazione nella scrittura dei due bigliettini lasciati. Né della dinamica della caduta, e della sua parabola, segno di una spinta. Né dell’anomalo non funzionamento della telecamera di sorveglianza.

Né su tanti altri elementi che rammentano non poco l’altro falso suicidio, quello di Marco Pantani, costretto ad ingurgitare palline di cocaina perché non raccontasse la storia del Giro d’Italia comprato dalla camorra nel 1999.

Cosa dirà adesso il gip di Genova su questa folle richiesta di archiviazione?

Il CSM, invece di baloccarsi in ormai ridicoli procedimenti disciplinari per i festini, non farebbe bene ad accendere i riflettori sulle procure di Siena e anche di Genova, per inchiodare quegli inquirenti alle loro responsabilità?

Perché fa tanto paura la parola “depistaggio”, come è successo, per fare altri casi clamorosi, con le inchieste e i processi di Paolo Borsellino, Ilaria Alpi e Pier Paolo Pasolini?

 


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