MAFIE / MAXI RICICLAGGIO DA 500 MILIARDI DI EURO

Riciclaggio da record scoperto dalla procura di Reggio Calabria, un tesoro che può ammontare fino a 500 miliardi di euro accumulato da mafia, camorra e ‘ndrangheta.

Tutto nasce da un’informativa della squadra mobile di Reggio, allegata agli atti del processo contro le cosche di Sant’Eufemia d’Aspromonte, scaturita dall’Operazione Eyphemos che a febbraio 2020 ha portato, tra l’altro, all’arresto del neo consigliere regionale Domenico Creazzo.

Nel corso delle indagini, man mano emergono i contorni di un esperto informatico, il classico colletto bianco, la mente finanziaria ad hoc per riciclare montagne di danaro, facendoli traversare mezzo mondo senza correre (fino ad oggi) rischi di sorta.

Si tratta di Roberto Recordare, che – scrivono gli uomini della Mobile reggina – “stava cercando di spostare in paesi extraeuropei e che non subissero l’influenza degli americani, un’ingentissima somma di denaro che era depositato in diversi istituti bancari di vari paesi, anche europei, ma soprattutto in paesi da ‘black list’ che, comunque, non potevano risultare, ad eventuali controlli, giacchè ‘nascosti’ su conti speciali”.

Secondo quanto sta emergendo dalle investigazioni, il danaro fa capo ad un vero e proprio cartello mafioso, rappresentato da dodici faccendieri, in rappresentanza del clan Parrello-Gagliostro di Palmi, quello degli Alvaro di Sinopoli, quelli legati ad un gruppo di imprenditori catanesi e poi una potente fazione del clan dei Casalesi nell’area di Casal di Principe.

Un mix ottimo e abbondante.

I danari sono stati cumulati nel corso degli anni, una parte arriverebbe addirittura da operazioni targate anni ’80. Il tutto – tra conti correnti, depositi, fondi e quant’altro – per la bella cifra di 500 miliardi di euro.

La particolarità di Recordare era quella non solo di gestire con estrema oculatezza e soprattutto segretezza quegli enormi fondi, ma di poterli rendere disponibili all’uso in qualsiasi momento.

Altro che banche!

L’imprenditore – scrive la Mobile reggina – “aveva la necessità di rendere disponibili quei fondi per i suoi sodali con operazioni bancarie che dovevano sparire una volta effettuato il trasferimento del denaro”.

Soldi, dicevamo, “riciclati nel tempo, provento di traffici illeciti quali quelli di armi e stupefacenti, senza escludere i proventi di usura, estorsioni e altre condotte delittuose”.

Quel fiume di denaro, poi, in gran parte sarebbe confluito in carte di credito e di debito intestate a soggetti arabi o dell’Est europeo, ma sempre saldamente in mano a Recordare e ai suoi sodali. Il denaro veniva scaricato con la procedura ‘off line’.

Al centro dei traffici, tra l’altro, la “Banca Nazionale di Danimarca”, dove era acquartierato il “conto madre” di tutte le operazioni.


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