SIGONELLA / ECCO i 5 SUPER DRONI USA ‘PHOENIX’

Appena completato il pokerissimo di droni schierati nella grande stazione aeronavale di Sigonella, il sempre più agguerrito avamposto della NATO nel cuore strategico del Mediterraneo.

Si tratta del drone di nuovissima generazione RQ-AD “Phoenix”, che fa parte del programma di sorveglianza terrestre AGS, acronimo di Alliance Ground Surveillance.

Gonfia il petto il comandante della forza Nato AGS, generale Houston Cantwell: “L’arrivo a Sigonella del quinto drone Phoenix segna un punto fondamentale per ognuno di noi. Abbiamo svolto una mole enorme di attività addestrative e di preparazione, e guardiamo ora avanti per continuare il nostro duro lavoro con il nuovo e ultimo velivolo. Insieme ai nostri amici italiani, al comando generale Nato, ai suoi paesi membri e alle industrie contractor, continueremo nei prossimi mesi ad espandere le infrastrutture e le funzioni del sistema AGS. E continueremo ad essere impegnati nel loro sviluppo a beneficio dell’intera Alleanza”.

Il primo dei cinque velivoli sena pilota AGS era arrivato nella base siciliana il 21 novembre 2019; dopo un mese era atterrato il secondo, poi il terzo a metà luglio ed il quarto due settimane dopo. Adesso il quinto, in arrivo dalla base di Palmdale, in California.

Così descrive il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo: “Dotati della piattaforma MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento, i droni AGS possono volare ininterrottamente per più di 22 ore, sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 chilometri orari. I dati rilevati e analizzati a Sigonella vengono poi trasmessi grazie ad una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaissance della Nato, con sedi a Bruxelles, Mons e The Hague”.

Prosegue l’analisi: “Oltre 16.000 chilometri il raggio d’azione dei velivoli senza pilota: ciò consente la copertura di un’area geografica che comprende l’intero continente africano e il Medio oriente, l’Europa orientale sino al cuore della Russia. Grazie alle informazioni raccolte e decodificate dall’AGS, la Nato è in grado di ampliare lo spettro delle proprie attività nei campi di battaglia e rafforzare la capacità d’individuazione degli obiettivi da colpire con gli strike aerei e missilistici”.

Ancora: “Quando tutti e cinque i velivoli Nato diventeranno pienamente operativi, voleranno da Sigonella congiuntamente ai velivoli-spia ‘Global Hawk’ e Broad Area Maritime Surveillance ed ai droni killer ‘Reaper’ che le forze armate degli Stati Uniti hanno dislocato nell’installazione da alcuni anni. Dal 2018 a NAS Sigonella è stato attivato pure l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite con tutti i droni che le agenzie di spionaggio statunitensi e il Pentagono schierano in ogni angolo della Terra. La facility di Sigonella consente la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra, operando come ‘stazione gemella’ del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech, nel Nevada”.

Fondamentale anche il ruolo assunto dalla super base di Sigonella nell’ambito dei programmi di supremazia nucleare degli Stati Uniti.

Ancora nel 2018 è entrata in funzione la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), ossia la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema ‘pronto allarme’ per l’identificazione dei lanci di missili balistici da teatro con testate nucleari chimiche, biologiche o convenzionali.

Conclude Mazzeo: “Il JTAGS è una specie di scudo protettivo che di ‘difensivo’ ha veramente poco: grazie al controllo ‘preventivo’ di ogni eventuale operazione missilistica ‘nemica’, infatti, il sistema rende ancora più praticabile l’uso del ‘primo colpo’ nucleare”.

Ricordate il dottor Stranamore?

 


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