MARE A NAPOLI / PRIVATIZZATO E NEGATO

Il mare non bagna più Napoli. L’abbiamo scritto già diverse volte, per via della totale mancanza, nella città più azzurra del mondo, di spiagge pubbliche, spazi di fruizione collettiva.

Niente. Solo microscopici fazzoletti sforniti di ogni minimo servizio, od ammucchiate agostane come quella del mitico “Mappatella beach”, oggi impraticabile per l’emergenza Covid.

Per il resto solo stabilimenti privati, da 20 a 40 euro, i quali pagano una manciata di euro di concessione annuale (6-7 mila euro in media) per incassi da novanta.

Da qualche anno c’è un solo lido pubblico degno di tal nome, di proprietà comunale: il “Lido delle Monache”, così chiamato per via dell’antico ospizio per vecchi marinai finiti in povertà e oggi in disarmo, da 5 anni in perenne ristrutturazione a ritmo di lumaca, abitato da 4-5 suore in clausura marinara.

Per accedere al Lido delle Monache, comunque, è necessario passare (grazie ad una cosiddetta ‘servitù di passaggio’) attraverso il “Lido Sirena”, privato, che solo due mesi fa ha dovuto abbattere il lunghissimo pontile che da tre anni troneggiava, mai “visto” dalle forze di polizia e neanche dalla Capitaneria di Porto. Ai confini della realtà.

Giorni di pienone, quelli dello scorso fine settimana, in piena estate di San Martino. Così come nel Lido delle Monache dove è stato rispettato in modo rigoroso il distanziamento previsto dalle norme anti Covid.

Ma cosa è successo la mattina dell’11 novembre? Tutto chiuso, sbarrato, cancelli sigillati, via d’accesso impraticabile. Ed all’entrata uno scarno e sgrammaticato foglietto dove viene fatto presente che allo stabilimento e alla spiaggia libera non si può accedere per “l’emergenza sanitaria”.

Punto e basta, tutti a casa con un gran vaffa.

Protestano i cittadini, colpevoli solo di voler prendere un po’ di sole e fare un bagno, visto anche che questa terapia sembra – fino ad oggi – tra le più valide per fronteggiare il virus, sempre rispettando la regola base del distanziamento sociale.

Ecco un racconto: “sono arrivato alle 11, ho visto il cancello chiuso e diverse persone accalcate davanti al cancello. Ho deciso di chiamare la polizia, come avevo già fatto lo scorso 3 giugno, perché era successa la stessa storia: un foglio della ‘direzione Bagno Sirena’ che vietava l’accesso per motivi sanitari e la mancanza di manutenzione da parte del Comune di Napoli. Il 3 giugno ci vollero tre ore di estenuanti telefonate e contatti prima che l’ovvia soluzione avesse luogo: la telefonata decisiva fu quella tra la Polizia e l’ufficio comunale per il Mare, con quest’ultimo che comunicava di non aver messo alcun divieto per cui la polizia era tenuta a liberare l’accesso. E ci volle ancora un’ora perché i gestori del Sirena si arrendessero all’evidenza”.

E continua: “Ma stamattina non è successo nulla del genere. Ho chiamato il 113, dopo mezz’ora è arrivata una volante della Polizia, ai due agenti ho descritto per filo e per segno quanto era successo il 3 giugno, aggiungendo che potevano verificare nei loro verbali e ritrovare il modo in cui si era risolta la situazione. Ma stavolta niente. Un muro di gomma, uno scaricabarile. Hanno detto che doveva intervenire la polizia municipale, i vigili urbani. Li hanno chiamati per mezz’ora e poi se ne sono andati. Abbiamo continuato a chiamare noi, ma niente, nessuna risposta dei vigili urbani. Poi un’altra mezz’ora di tentativi per gli uffici del dipartimento della Tutela del Mare al Comune. Niente. Ci siamo dovuti arrendere”.

“Alla fine una considerazione amara. Ma quali diritti ormai restano ai cittadini, del tutto calpestati? Non si piò uscire la sera, non si può andare sull’unica spiaggia libera la mattina? Ma siamo tutti agli arresti domiciliari? E poi. Perché nessuno se ne fotte, a nessuno livello, della privatizzazione di quel poco che resta dei beni pubblici? Come mai i titolari di quegli stabilimenti privati devono fare i loro comodi ai danni dei cittadini? Ci vogliono solo ‘cornuti e mazziati’: infatti stamattina mentre noi protestavamo per un nostro elementare diritto, i titolari con i loro amici sguazzavano nell’acqua, fottendosene di tutto e di tutti”.


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