Dodici righe, che lusso!

A Cesare quel che è di Cesare, alla redazione sportiva di ‘la Repubblica’ quel che è di secessionista, nel senso di informare i suoi lettori (in calo dopo la vendita alla Fiat?) come se lo ‘stivale’ finisca a nord di Roma. La riflessione è frutto di malevola ostilità partenopea al quotidiano divenuto ‘confindustriale’? Prima di approvare o disapprovare questo dubbio, in verità poco amletico, leggete, qui di seguito, le dodici (12, sì) righe (a onor del vero ben scritte) con cui la Repubblica liquida a pagina 45 la cronaca di Rijeka-Napoli, partita di Europa League: “In rimonta e soffrendo più del previsto, contro un non irresistibile Rijeka. Ma per il Napoli contavano solo i tre punti e alla fine la missione in Croazia è compiuta, nonostante lo spavento iniziale per il gol di Muric.  Poi, alla fine di un primo tempo sofferto, il pari di Demme e nella ripresa il sorpasso su autorete di Braut. Un palo per parte, il turnover (sette cambi) di Gattuso ha creato qualche scompenso”. Tutto qui. Giuro, in futuro non una parola di più su questa legittima protesta, che fa seguito alla polemica di ieri, per l’assenza nelle pagine in questione perfino delle probabili formazioni di Rijeka-Napoli.
L’unico timore che accompagna la ‘quasi’ certa elezione di Biden, non è nella querelle annunciata e in parte attuata da Trump sulla legittimità del voto. Le menzogne del tycoon hanno le gambe corte. Pericolosa è la conseguenza di scatenare la violenza dei suoi supporter, invitati a scendere in piazza con fucili e pistole. Finora, l’oramai ex presidente Usa ha perso i primi ricorsi sulla validità del voto e le minacce di delegittimarlo sembrano destinate a un esito identico. In Pennsylvania il procuratore generale (ministro della Giustizia) Josh Shapiro ha dichiarato: “La campagna elettorale è finita, i voti sono stati espressi ed ora è il momento di contarli e rispettare la volontà degli elettori. Non consentirò a nessuno di fermare il processo di conteggio. Si tratta di voti legali e saranno contati”. Infuria La battaglia giudiziaria e si accendono ovunque accenni di guerriglia urbana provocati dai trumpisti. Lo staff di legali che guida i ricorsi di Trump, capeggiato dall’ex procuratrice della Florida Pam Bondi, affiancata dall’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani e da Eric Trump, ha ottenuto dalla Corte di appello la possibilità di entrare in un seggio di Filadelfia (Pennsylvania), per ‘supervisionare lo spoglio’, a distanza di un metro e mezzo anziché di 15-30 metri previsti.  In Georgia la richiesta di annullare alcuni voti giunti per posta è stata respinta. “Gli osservatori”, così sbraita Trump, “non hanno potuto monitorare il conteggio delle schede” (come, cacciati dai seggi da picchiatori body guard’? ndr).Vinco facilmente la presidenza degli Stati Uniti con i voti legittimamente espressi. Ci saranno ricorsi legali in tutti gli Stati rivendicati da Biden, per frode elettorale. Siamo pieni di prove. Vinceremo, America first”. Va bene, è come il canto del cigno prima di spegnersi, ma quel che preoccupa la democrazia, non solo degli States, è l’assurdità della permanenza di Trump (se sarà Biden a vincere) nella Casa Bianca per tre mesi successivi alla proclamazione del nuovo presidente. Spaventa immaginare cosa sarà capace di combinare un Trump avvelenato dalla sconfitta.
Il preambolo, che desta sgomento è questo: arrestati a Philadelphia due individui appartenenti alla pericolosa setta razzista QAnon (Trump ha detto di provare simpatia per i suoi appartenenti) che definisce lecito uccidere i neri. L’Fbi sospetta che gli arrestati avessero progettato un attacco alla Convention Center della città, dove è in corso lo spoglio dei voti, eseguito da individui armati a bordo di un automezzo (fotografato da un giornalista) diretto al centro congressi. Sul finestrino posteriore dell’auto un adesivo del movimento sovversivo.

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