Fretta, pessima consigliera

Domanda inquietante , connessa alla requisitoria del processo virtuale al Paese: se in piena esplosione della pandemia siamo stati i primi della classe nel controllarla e limitarne i danni, perché l’euforia del primato riconosciuto da tutto il mondo ci ha ricacciato tra i ‘cattivi’ e ha indotto il binomio governo-comitato scientifico a rivivere l’emergenza della doppia cifra di positivi, del numero impressionante di terapie intensive e purtroppo di morti? Le possibili risposte: la crisi senza precedenti  dell’economia  ha favorito senza la prudenza necessaria la scelta di ‘riaprire’, di concedere deroghe al regime delle restrizioni, di liberalizzare assembramenti, sottovalutare l’incoscienza negazionista dei ‘no mascherina e no distanza’, dei sì a movida, spiagge affollate, feste e festini.
Di là dagli accorati inviti di questo o quel virologo a non lasciarsi andare, gli italiani  hanno  collettivamente coltivato l’illusione di avere avuto la meglio sul Covid, anche per le sollecitazioni a crederlo di partiti e virologi negazionisti,  politicamente ‘simpatizzanti’. A nessuno è venuto in mente di accertare le ragioni del miracolo che ha cancellato il coronavirus dall’universo sconfinato della Cina e della Corea del Sud. Il lockdown senza ‘se’ di Whuan, lo  screening totale operato all’intera popolazione, l’isolamento rigoroso di quanti  sono arrivati da Paesi stranieri, non hanno spinto l’ Italia a far suoi deterrenti di analogo rigore.
Che la responsabilità coinvolga le titubanze della politica, i suoi timori di perdere consensi, che s’intrecci con le incertezze della scienza, non assolve il comportamento individuale degli italiani: spiega lo choc, che patiscono i livelli istituzionali e che replica lo stato individuale di angoscia vissuto al tempo del triste corteo di camion militari carichi di bare.
Ce la faremo a dimenticare in fretta il privilegio di tornare ‘liberi’ di muoverci, di andare al ristorante, al bar, a scuola, tra non molto nei luoghi del turismo invernale? Ilaria Capua, virologa italiana in carriera negli Stati Uniti, in un ultimo collegamento audio-video ha spaventato quanti guardano alla disponibilità universale del vaccino antiCovid per immaginare la sconfitta della pandemia.  Non vi illudete, ha ammonito la scienziata, il problema sopravviverà alla vaccinazione. Chissà se è solo un avvertimento a non smantellare l’intero sistema di protezione, o una sentenza fondata su elementi a lei noti sulla resistenza del virus. In  attesa del vaccino e di verificare l’attendibilità di questo messaggio pessimista, conviene accettare con ragionevole rassegnazione quanto ci sarà consigliato, o imposto, per fermare l’onda montante del Covid.

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