Vaccinofollia

Da un attentatore alla vita, che ha finto di ignorare la carica letale del Covid-19 per non scontentare chi finanzia le sue campagne elettorali, è lecito aspettarsi l’accelerazione delle vaccinazioni, per spacciarle come un successo personale e acchiappare voti dei poveri americani in crisi di legittima paura per il numero di connazionali morti da coronavirus (quasi duecentomila, circa 1.300 nelle ultime 24 ore). L’incosciente annuncio di Trump (“Vaccino pronto prima del voto per le presidenziali) è accolto dagli esperti con motivato scetticismo. Temono, a ragione, che il tycoon, per biechi interessi elettorali, eserciti pressioni sui produttori del vaccino, e che così metta a rischio sicurezza ed efficacia degli americani. Il pericoloso fuori di testa, inquilino abusivo della Casa Bianca,  inventa anche un piano ‘B’, da spendere se non potesse sfruttare l’effetto vaccino: in corso di una delle sue sortite da ricovero in clinica psichiatrica, dichiara che il virus scomparirà grazie alla “mentalità di gregge” (risate di scherno dei social, avrebbe dovuto dire “immunità di gregge) tipico errore da superficialità ignorante e comunque ipotesi ascientifica, basata sul dato assurdo del 70% della popolazione contagiata dal virus, che comporterebbe un numero impressionante di morti.
Redfield, direttore Centers Control and Prevention, agenzia per la tutela della salute smentisce clamorosamente Trump: dichiara che per “fine anno” un vaccino “potrebbe essere disponibile, ma solo in quantità limitate, mentre ci vorranno dai sei ai nove mesi per farlo assumere a tutti gli americani e tornare alla vita normale entro il terzo trimestre del 2021”. Joe Biden denuncia il fallimento del presidente nella gestione della pandemia: “Mi fido dei vaccini, degli scienziati, ma non di Donald Trump e in questo momento, nemmeno il popolo americano può farlo. Trump è quello delle incredibili ‘sparate’ sulla scienza, del consiglio a “iniettarsi disinfettante”, della proposta di lanciare una “testata nucleare” per fermare gli uragani. Da Bruxelles Ursula von der Leyen ammonisce: “Non basta trovare un vaccino, dobbiamo garantire che i cittadini europei e di tutto il mondo possano accedervi. Il nazionalismo dei vaccini (leggi Trump, ndr) mette a rischio le vite, solo la cooperazione può salvarne”.
Bandierine rosse oramai dappertutto in Italia per segnare i luoghi dove Salvini è accolto con fischi, pernacchi, slogan salaci. L’ultima contestazione a Legnano, per iniziativa dei giovani, come in altre piazze.  L’ex ministro del Carroccio prova a scrollarsi di dosso il caso dei 49 milioni truffati allo Stato. Sostiene con argomenti non verificabili di averli spesi per stipendi e oneri vari. In Lombardia è stato accolto al grido di “ladro” e da gonfiabili che formavano il numero 49. Viale del tramonto? Si direbbe di sì e la considerazione spinge a ritenere urgente contrastare il pericolo del neofascismo di Fratelli d’Italia. Immediato, uno spunto: in Puglia, l’ondivago Raffaele Fitto, trasmigrato alla corte della Meloni, si propone come antagonista del Pd Emiliano: ma come, compete nella regione governata in quota Berlusconi vent’anni fa, nella regione, che gli ha intentato causa e chiede il risarcimento di 21 milioni per danni procurati nel mandato del 2000-2005, per lo spreco di soldi dei contribuenti? Più conflitto d’interessi di così è impossibile immaginare. Sono quattro i procedimenti civili a carico di Fitto e clamorosa è l’anomalia all’Italiana di un candidato,  che fosse eletto governatore, dovrebbe pretendere da se stesso i 21 milioni di danni da risarcire. Non è noto il pensiero della borgatara Meloni sul ‘caso Fitto’.

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