Referendum – Demoliti tutti i luoghi comuni del Sì – IO VOTO NO

Disinformazione diffusa, luoghi comuni e populismo dilagante sostengono in queste ultime settimane le ragioni del Sì al Referendum del 20 e 21 settembre sul cosiddetto taglio del numero dei parlamentari.

In questo articolo Pio Russo Krauss, medico, editorialista di numerose riviste fra cui Il Tetto, demolisce una ad una le ragioni accampate dai sostenitori del Sì. E spiega analiticamente perché E’ IMPORTANTE ANDARE A VOTARE NO.

 

Ricordiamo inoltre che una rassegna stampa aggiornata sulle ragioni dei NO ed i sempre nuovi sostenitori di questa posizione si trova al LINK https://www.noaltagliodelparlamento.it dove si può leggere, fra l’altro, l’appello di molti magistrati schierati per il NO.

 

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Pio Russo Krauss

Premessa

  • Attualmente l’Italia ha 630 deputati e 315 senatori, se vince il Sì si ridurranno a 400 e 200 (un taglio del 36,5%).
  • Il Parlamento è l’organo centrale della democrazia, perché rappresenta tutti i cittadini nella loro pluralità di posizioni politiche, ambiti territoriali, differenze culturali.
  • Modificare la Costituzione non è cosa facile, per cui introdotta una modifica è estremamente difficile poi eliminarla (si pensi alla modifica del titolo V, voluta per contrastare la Lega e che dal 2001 è in Costituzione quando ormai tutti sono convinti che è stata una pessima modifica).
  • I cambiamenti della Costituzione sono prerogativa del Parlamento e dei cittadini (tramite il referendum) e non del Governo. Quindi il Governo non c’entra niente e non deve c’entrarci niente ed essere favorevoli o contrari all’attuale Governo non deve influenzare il voto.

 

  1. “L’Italia ha troppi parlamentari”. Vero? No!

 

Si dice che siamo tra i Paesi col maggior numero di parlamentari (quindi con un Parlamento grandemente rappresentativo degli elettori: 945/60.000.000), ma è vero? No!

Quasi tutti gli articoli favorevoli al Sì, nel paragonare il numero dei parlamentari dei vari Paesi, presentano i dati in maniera non corretta e, quindi, fuorviante. Essi infatti sommano deputati e senatori calcolando il numero dei parlamentari e poi paragonano i vari Paesi sul numero totale dei parlamentari (o, in alcuni casi dei soli parlamentari eletti) senza tenere conto che un Paese con 60.000.000 milioni di abitanti (il quarto per popolazione in Europa) è ovvio che abbia un numero di gran lunga maggiore di un Paese di un paio di milioni o di qualche decina di milioni di abitanti.

Oppure calcolano il rapporto popolazione/parlamentari, ma sempre sommando gli eletti di Camera e Senato. Fare ciò è sbagliato: è un grave errore logico.

Ipotizziamo di avere non due camere (Senato e Camera), ma 945 camere ognuna con un solo parlamentare. Il numero totale degli eletti è uguale a quello che esiste oggi in Italia ma, essendo ogni camera eletta con una sua elezione, i 945 parlamentari sarebbero tutti del partito che ha preso più voti (secondo i sondaggi, cioè, sarebbero tutti della Lega) e tutti della corrente maggioritaria di quel partito (attualmente la Salviniana). La rappresentatività è, quindi, pressoché nulla. Infatti espressa in termini matematici è 1/60.000.000 e non certo 945/60.000.000). Quindi, quando vi sono due camere, ognuna eletta con una propria votazione, è un grave errore logico e matematico sommare gli eletti e dividerli per la popolazione totale per calcolare la “rappresentatività numerica” degli eletti nei vari Paesi. Il calcolo va fatto camera per camera. Ecco allora i dati della camera più numerosa, quella dei deputati (tra parentesi il numero di deputati):

Malta: un deputato ogni 5.000 abitanti (71 deputati)

Lussemburgo: un deputato ogni 10.000 abitanti (60)

Cipro: un deputato ogni 14.000 (80)

Lituania:15.000 (141)

Estonia: 16.000 (101)

Lettonia: 22,000 (100)

Slovenia: 23.000 (90)

Croazia 27.000 (151)

Finlandia: 28.000 (200)

Svezia: 29.000 (349)

Bulgaria 29.000 (240)

Irlanda: 31.000 (158)

Danimarca: 32.000 (179)

Grecia: 35.000 (300)

Slovacchia: 36.000 (150)

Portogallo: 44.000 (230)

Ungheria: 48.000 (199)

Austria: 49.000 (183)

Repubblica Ceca: 53.000 (200)

Romania: 59.000 (329)

Belgio: 77.000 (150)

Polonia: 83.000 (460)

Italia: 95.000 (630)

UK: 97.000 (650)

Francia: 112.000 (577)

Olanda: 116.000 (150)

Germania: 118.000 (709)

Spagna: 134.000 (350)

Se vincono i Sì l’Italia avrà solo 400 deputati (cioè un deputato ogni 151.000 abitanti), piazzandosi così all’ultimo posto per rappresentatività numerica.

Malgrado ciò la maggioranza dei cittadini è convinta che abbiamo una pletora di parlamentari, perché è stata disinformata dai fautori del Sì. Ricordo che una veritiera informazione è la premessa per un’effettiva democrazia.

 

  1. “Meno parlamentari significa parlamentari più competenti e meno assenteisti”. Vero? No!

 

Un altro argomento di chi propugna il taglio dei parlamentari è che gran parte dei parlamentari è fannullone, assenteista e incompetente. Ora si può condividere o no questo giudizio ma non si capisce (perché non viene argomentato) perché una riduzione del numero dei rappresentanti del popolo dovrebbe contrastare tutto ciò. E’ probabile che invece succeda esattamente il contrario. Infatti l’attività parlamentare si svolge soprattutto tramite le Commissioni Parlamentari. Queste attualmente sono (per quanto riguarda la Camera) 14 permanenti, a cui si aggiungono alcune “a tempo” (per esempio la Commissione di inchiesta sulla P2, quella sulla questione rifiuti, sul femminicidio, ecc.). Delle 14 Commissioni permanenti alcune sono monotematiche (Giustizia, Difesa ecc.) e altre pluritematiche (Ambiente, urbanistica e lavori pubblici; Istruzione, scienza, ricerca e cultura; ecc.). Attualmente in media ogni commissione è formata da 45 deputati e i vari gruppi politici sono rappresentati in maniera proporzionale al numero di voti avuti. Cioè per discutere e decidere di giustizia, commercio con l’estero, ambiente, pesca, finanza, ambiente, sanità, istruzione ecc. i 60 milioni di italiani sono rappresentati solo da 45 persone, perché molto spesso l’iter legislativo si conclude in commissione senza passare “in aula” (cioè in seduta plenaria). Quindi i Parlamentari si specializzano: c’è chi si interessa solo di sanità e chi di giustizia, chi di commercio con l’estero e chi di scuola cultura e ricerca scientifica. Riducendo del 36,5% i deputati e i senatori succederà che molti deputati e senatori dovranno far parte di più commissioni. Quindi chi si interessava solo di scuola e cultura e ricerca scientifica dovrà, per esempio, interessarsi anche di ambiente, urbanistica e lavori pubblici. E’ ovvio che più aumentano le materie di cui una persona deve interessarsi e più è difficile che questa persona possa approfondirle ed essere competente (i tuttologi, tranne rarissime eccezioni, solitamente sono degli ignoranti presuntuosi). Quindi col taglio degli eletti aumenterà il numero di deputati incompetenti a trattare le materie che sono chiamati a trattare.

E’ probabile che aumenterà anche l’assenteismo perché una persona competente su un tema (ad es. sulle questioni sanitarie) e che, per il taglio dei parlamentari, si troverà a far parte anche di una Commissione che tratta di temi di cui non sa nulla (per esempio urbanistica, lavori pubblici e ambiente), molto probabilmente parteciperà solo a quella di cui è competente e non a quella di cui non ne sa niente, cioè sarà un assenteista (senza tenere conto che molte commissioni si svolgono in contemporanea per cui sarà inevitabile essere assenti all’una o all’altra).

 

 

  1. “Più i Parlamenti sono numerosi e più c’è corruzione politica”. Vero? No!

 

Una altra tesi più volte ripetuta è che più i Parlamenti sono numerosi e più c’è corruzione politica. Ora se questa asserzione fosse vera, i regimi dittatoriali dovrebbero essere i meno corrotti, e ciò non è per nulla vero. Questa asserzione (più parlamentari=più corruzione politica), continuamente ripetuta non viene mai argomentata (perché ciò dovrebbe accadere?) né dimostrata con ricerche (quali ricerche dimostrano ciò?). Nei numerosi articoli e post letti ho trovato citato solo uno studio svedese [1] che lo stesso autore del post dichiara essere l’unico studio in materia. Questo studio mette in correlazione il numero di consiglieri municipali di vari comuni svedesi e gli episodi di corruzione, concludendo che esiste una correlazione (non forte) tra corruzione e numero di consiglieri comunali. Ora trarre una conclusione valida per tutto il mondo e per tutti gli organi democratici elettivi sulla base di un solo studio, riguardante un solo Paese e un solo organo (i consigli comunali) è veramente ridicolo e significa non avere un briciolo di mentalità scientifica. Significa anche non sapere niente di statistica e di logica. La correlazione, infatti, dice solo che all’aumentare di un fattore aumenta anche un altro fattore e al diminuire del primo diminuisce anche il secondo, ma non ci dice che l’uno è causa dell’altro. Per esempio il numero delle cicogne presenti nei Paesi scandinavi nell’ultimo secolo, correla strettamente col numero delle nascite, ma questa non è la dimostrazione che i bambini li portano le cicogne e non è certo aumentando le cicogne che aumenterà la natalità e sarebbe ridicolo contrastare le cicogne come metodo anticoncezionale. Eppure molti fautori del Sì ragionano proprio in tal modo.

Che la corruzione sia più frequente dove vi sono molte persone a me pare ovvio: se i corrotti sono il 10% della popolazione su 5 persone non ne dovrei trovare neanche uno, su 10 uno, e su 100 10. Ed è molto probabile che non è il numero di eletti ma la grandezza della città (e, quindi, degli interessi in gioco) che determina un aumento della corruzione.

Insomma anche in questo caso si è ripetuta continuamente un’affermazione non suffragata da nessuna prova e si è riusciti a far credere ai cittadini che fosse vera.

 

 

  1. “Meno 345 parlamentari: 1 miliardo per i cittadini”. Vero? No!

Luigi Di Maio

“Meno 345 parlamentari: 1 miliardo per i cittadini” era lo slogan dei 5Stelle per la loro campagna sul taglio dei parlamentari. Ma è vero che il taglio dei Parlamentari ci farà risparmiare 1 miliardo di euro? No.

L’Osservatorio sui conti pubblici ha calcolato che il risparmio è di 57 milioni annui. Anche in questo caso si è fatta disinformazione turlupinando gli elettori. 57 milioni di euro per una nazione di 60 milioni di abitanti sono un’inezia. Infatti rappresentano lo 0,007 della spesa pubblica e, se fossero distribuiti equamente agli italiani ogni italiano riceverebbe poco meno di un euro, 0,95 centesimi (un tazzina di caffè) all’anno.

 

 

 

 

  1. “Meno parlamentari per avere un Parlamento più efficiente”. Vero? No!

“Meno parlamentari per avere un Parlamento più efficiente” è un altro slogan non suffragato da alcun dato o argomentazione convincente. In che consiste l’efficienza del Parlamento? Dovrebbe essere la capacita’ di realizzare i compiti assegnati dalla Costituzione a Camera e Senato con costi ragionevoli. I compiti del Parlamento sono: 1) rappresentare i cittadini, 2) fare buone leggi, 3) controllare l’operato del Governo.

Riducendo il numero dei parlamentari, cioè dei rappresentanti dei cittadini, è ovvio che il primo compito sarà inevitabilmente svolto peggio (vedi anche il punto A riportato dopo).

Che si facciano leggi migliori è poco probabile per quanto detto al punto 2.

Il controllo sull’operato del Governo sarà presumibilmente meno efficace, perché questo è un compito soprattutto della minoranza parlamentare (dell’opposizione) che sarà gravemente indebolita di numero (anzi i piccoli partiti d’opposizione, quelli che solitamente più si impegnano in questo ruolo probabilmente non riusciranno a far eleggere nemmeno un loro rappresentante).

Quanto ai costi il risparmio del taglio dei parlamentari è un’inezia (57 milioni annui): se si volevano ridurre i costi del Parlamento era molto più efficace e semplice (bastava una modifica dei regolamenti o una legge ordinaria) ridurre gli stipendi o le altre spese (queste ultime ammontano a 350 milioni di euro all’anno).

Forse, col taglio dei parlamentari, l’iter legislativo potrebbe essere più breve, ma in realtà, malgrado i luoghi comuni creduti da tanti, il nostro Parlamento non è lento e non legifera poco, al contrario legifera moltissimo (siamo tra i Paesi col maggior numero di leggi). Si pensi che nel solo 2012 sono state varate 192 leggi, per un totale di 2.621.000 caratteri, cioè 6 volte e mezzo quelli dell’intera Divina Commedia [3]. Oppure si pensi che negli ultimi 25 anni c’è stata una legge di riforma della scuola ogni 3 anni, una riforma del mercato del lavoro ogni 3 anni e 8 mesi, una riforma dei beni culturali ogni 2 anni. La lungaggine reale e grave, non è nella approvazione delle leggi ma nell’emanazione dei decreti attuativi, senza i quali moltissime leggi non hanno alcun effetto, ma questo non è un compito del Parlamento, ma del Governo.

Riducendo i parlamentari si dovranno invece riscrivere i regolamenti delle Commissioni e dei gruppi parlamentari e ciò rallenterà l’attività parlamentare per parecchi mesi.

Poi dovrà essere fatta una nuova legge elettorale, si dovranno rivedere i collegi territoriali e fare una nuova modifica della Costituzione per decidere come eleggere il presidente della Repubblica. Ovvero il Parlamento sarà impegnato non ha risolvere i problemi del Paese, ma i problemi determinati dalla riduzione del numero dei parlamentari. Tutto ciò mi sembra molto lontano dall’efficienza.

 

In conclusione, le motivazioni addotte dai fautori del Sì sono basate su slogan che colpiscono i cittadini, ma falsi (“Siamo il Paese col maggior numero di parlamentari”; “Per combattere assenteismo e incompetenza bisogna ridurre il numero dei parlamentari”; “Più eletti=più corruzione”; “Si risparmieranno un sacco di soldi”; “Il Parlamento sarà più efficiente”).

 

Perché votare NO?

Innanzitutto perché, come abbiamo dimostrato, non c’è nessuna ragione per votare Sì (le ragioni addotte dai fautori del Sì sono false).

Ci sono inoltre altre buone ragioni per votare No. Eccole.

 

  1. A) Si riduce la rappresentanza

La Corte Costituzionale ha più volte ribadito che la principale caratteristica del Parlamento deve essere rappresentare i cittadini nella loro pluralità di posizioni (per tali motivi la legge elettorale voluta dalla destra – il “porcellum” – è stata dichiarata incostituzionale). Se vince il Sì avremo un deputato ogni 151.000 cittadini e un Senatore ogni 302.000, divenendo il Paese europeo col rapporto più basso. Questo significa che minoranze linguistiche, culturali, politiche, che cittadini di territori montani e rurali non avranno più nessuna speranza di essere rappresentati in Parlamento e non ne riconosceranno la legittimità a decidere su questioni che li riguardano. Alcune regioni e territori porteranno un solo rappresentante in Parlamento, la maggioranza sarà rappresentata e la minoranza no. I parlamentari di partiti minori non faranno più parte di alcuna Commissione perché in esse deve essere salvaguardata la proporzionalità dei voti ricevuti e con Commissioni di 15-20 persone non avranno diritto a partecipare (ma la democrazia non si caratterizza proprio perché è quella forma di Stato nella quale la minoranza è rappresentata e ha la possibilità di intervenire nei destini del Paese?)

Inoltre, con gli attuali collegi, il taglio non sarà omogeneo in tutti i territori. Il taglio dei senatori da 315 a 200 è pari al 36,5% ma in Friuli Venezia Giulia il taglio effettivo sarà del 43%, mentre in Trentino Alto Adige solo del 14%, quindi i friulani e giuliani si sentiranno cittadini di serie B. L’Abruzzo, con un 1.300.000 abitanti, avrà solo 4 senatori, mentre il Trentino-Alto Adige (1.000.000 di abitanti), sei senatori: perché mai gli abruzzesi devono contare meno dei trentini? I 5 senatori della Liguria sarebbero in pratica della sola area genovese.

Tutto ciò favorirà i risentimenti e le antipatie di italiani contro altri italiani, aumenterà la conflittualità tra i territori e la disgregazione del Paese, purtroppo già molto aumentata in questi ultimi decenni.

I fautori del Sì più intellettualmente onesti sono consapevoli di questo grave problema ma dicono che lo si risolverà con una nuova legge elettorale e con una ridefinizione dei collegi territoriali, dimostrando una fiducia nei parlamentari che stupisce: chi si trova ad avere un privilegio lotterà per non farselo togliere e non sarà facile ne breve riuscire a portare in porto tali leggi, la cui discussione comunque aumenterà la disgregazione del Paese. Non è meglio votare No che firmare una cambiale in bianco ai parlamentari?

Alcuni amici mi hanno chiesto: “Ma quanti dovrebbero essere i parlamentari per essere rappresentativi? 200 senatori e 400 deputati non bastano?”. Io ho una mentalità statistica e in statistica la “rappresentatività” è legata a un altro termine “campione”. Ora un campione rappresentativo della popolazione italiana lo si può calcolare con la formula del “campione ottimo” (cioè il più basso numero di individui che rappresenti con margini di errore accettabili un insieme di soggetti). Per una popolazione di 50 milioni di abitanti (escludendo cioè i minori di 18 anni), con un margine di errore del 3%, un livello di confidenza del 5% e una deviazione standard del 50% il campione ottimo è di 1.068 individui [2]. Ovviamente un Parlamento è diverso da un campione della popolazione italiana (per funzioni, perché i membri sono eletti e non presi a caso ecc.), ma questo numero dà un ordine di grandezza, un’approssimazione del numero di parlamentari necessari per garantire effettivamente la “rappresentatività”. Per ragioni pratiche ed economiche si può decidere di stare sotto tale cifra, ma scendere a 400 deputati e 200 senatori mi sembra veramente scendere troppo e non giustificato da altri vantaggi (per 57 milioni l’anno? Ma se si vuole incrementare la liquidità dello Stato si possono trovare facilmente decine di miliardi combattendo l’evasione/elusione fiscale e gli sprechi, riducendo lo spread, facendo pagare più tasse ai ricchi ecc.).

 

  1. B) Ridurre i parlamentari può aiutare i disegni della destra di uno Stato autoritario.

Se si riducono i parlamentari si dovrà cambiare la Costituzione per ridefinire l’elezione del capo dello Stato e, visto l’attuale populismo e prevalere di partiti come Lega e Fratelli d’Italia potremmo ritrovarci con un “totalitarismo pseudodemocratico” (come in Russia, Ungheria, Polonia). La Costituzione dice che il presidente della Repubblica è eletto da senatori, deputati e rappresentanti delle Regioni. Riducendo i parlamentari aumenterà il peso dei rappresentanti delle regioni. Per rimediare a tale problema creato dalla vittoria dei Sì si dovrà cambiare la norma sull’elezione del Presidente della Repubblica e io temo che in questa maniera si fa un enorme favore a Lega, Fratelli d’Italia e altre formazioni di destra o populiste per riuscire a portare in porto le loro proposte di elezione diretta del Presidente della Repubblica e di trasformazione autoritaria e simil-totalitaria del nostro Stato (vi ricordate che Salvini voleva i “pieni poteri”?).

 

  1. C) La vittoria del Sì può favorire il populismo e il qualunquismo

La vittoria del Sì temo che rafforzerà l’antiparlamentarismo, il populismo, il qualunquismo la demagogia, il predominio della “pancia” sul “cervello” nelle scelte politiche. Bisogna invece far capire che i cittadini non si fanno abbindolare da slogan e da falsità e che non votano spinti dall’emotività e dai sentimenti, ma dalla ragione che individua cosa è meglio fare per il bene comune.

In realtà la maggioranza dei cittadini che voterà Sì lo farà perché ce l’ha a morte con i parlamentari incompetenti, saccenti, opportunisti, parolai, assenteisti, incapaci di risolvere i problemi che colpiscono i cittadini. E hanno ragione ad avercela con tali persone. Ma tagliare i parlamentari non colpirà questi persone spregevoli, ma il Parlamento, che è l’organo attraverso il quale noi cittadini siamo rappresentati. Tantissimi cittadini credono (perché lo si è fatto loro credere) che votando Sì si colpiscono i parlamentari (e soprattutto quelli spregevoli), quando in realtà non si toccano i parlamentari, ma il più importante organo della democrazia. Temo che proprio i parlamentari più spregevoli si salveranno, perché più cinici e scaltri: si faranno nominare manager di qualche azienda pubblica o presidente di qualche ente o agenzia o consulente di qualche ministro o assistente di qualche deputato o Senatore. Deve far pensare che i parlamentari (cioè il presunto bersaglio di questa riforma costituzionale) per ben 4 volte hanno votato a favore del taglio dei parlamentari (in realtà PD e LEU per 3 volte hanno votato contro votando l’ultima volta a favore per convincere i 5Stelle a fare il governo con loro). Veramente si crede che sarebbero stati tanto autolesionisti?

Se si vuole veramente punire i parlamentari incompetenti, assenteisti, parolai c’è un modo semplicissimo: non dare loro il voto, non votare i partiti che li hanno nelle liste. Se si pensa che tutti i partiti presenti in Parlamento sono corrotti o incapaci di affrontare i problemi del Paese bisogna smettere di votare tali partiti e dare il proprio appoggio a nuovi partiti che possano dare più garanzie. Prendersela col Parlamento, dire che devono andare tutti a casa è estremamente pericoloso, perché così sono nati il fascismo, il nazismo e gli altri regimi dittatoriali. Qualcuno deve fare le leggi, esprimere un Governo e controllarlo, e un’assemblea di persone elette dai cittadini è la maniera migliore per farlo, soprattutto se questa assemblea (il Parlamento) è strutturato in modo tale da rappresentare equamente tutti i territori, tutte le posizioni politiche, tutte le differenze culturali. Col taglio dei parlamentari il Parlamento sarà molto meno rappresentativo di noi cittadini e si fa il gioco di chi dice “devono andare tutti a casa” perché vuole che sia lui solo senza alcun controllo e in modo non democratico a governare e decidere le sorti di tutti noi italiani.

 

  1. D) La vera casta non è chi è stato eletto dai cittadini ma i super ricchi; il vero problema non è il numero dei parlamentari ma le politiche liberiste volute da questa casta.

In questi anni la stragrande maggioranza dei cittadini si è impoverita, molti diritti e tutele non sono più garantiti e la vita si è fatta più difficile per la maggioranza dei cittadini. Logico che ci si incattivisce. Varie forze politiche hanno cercato di incanalare tale rabbia verso gli stranieri, verso i rom, verso gli intellettuali, verso i parlamentari. Stranamente i superricchi, che in questi decenni sono diventati ancora più ricchi e potenti, non sono mai oggetto della rabbia dei cittadini. Ci si deve chiedere: come mai? Ci si deve chiedere se questa modifica della Costituzione non sia l’ennesima turlupinatura nei confronti dei poveri cittadini per lasciare indisturbati chi ha tutti i privilegi e fa la bella vita e non vuole che si affrontino i veri problemi della nostra società: le enormi disuguaglianze economiche, il degrado dell’ambiente determinato da un sistema economico a servizio di questi superricchi; la mancanza di istruzione, cultura e potere da parte di un’enorme parte dell’umanità.

 


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