Venditori di cocco scamiciati

Pronti, partenza…via. L’ascesa a tutto gas di De Luca ha preso il via, pur con qualche incidente di percorso, dalla sua Salerno rigenerata, abbellita, ammirata, raccontata nel capitolo “ma allora si può fare”. La consacrazione è arrivata, a conferma che elettoralmente lo ‘sceriffo’ è una potenza come nessun altro in Italia e non solo, nei panni di arcigno, alacremente e intransigente operativo governatore della Campania. Ha meritato l’aureola di ‘bravo’ nell’emergenza Covid-19 e ora, a un passo dal voto di settembre, il povero Caldoro lo insegue nei sondaggi a smisurata distanza.
Centrato al petto da fischi e pernacchie dei campani, il Salvini di “prima il nord, napoletani sfaticati” ha optato per mini vendette. Un gruppuscolo di suoi emissari ha provato a intromettersi all’interno di un ospedale salernitano, appunto nella terra di De Luca e, ovvio, è stato respinto al mittente. Al presidente non fa certo difetto la verve della satira e ha commentato l’episodio così: “Sembravano parcheggiatori abusivi, venditori di cocco, poi si sono rivelati politici dalla camicia fuori dai pantaloni, con alla guida il leader dei venditori di cocco”. Vincerà, De Luca, anzi stravincerà e la Lega, dalle nostre parti è ridotta a un partiticchio.
Democrazia? America democratica? I bastardi che strillano “white power” (potere ai bianchi), “First America” (prima gli americani),  slogan plagiato da Salvini (“prima il Nord”, poi “prima gli italiani”), sono gli yankee di seconda o terza generazione di europei, asiatici, sudamericani, che in un mix di etnie, tradizioni, religioni, emigrati nel ‘mondo nuovo’ espropriandolo ai suoi figli legittimi, gli indiani massacrati  e poi confinati in ‘riserve’ come appestati. I bastardi che tifano per la rielezione del peggiore soggetto yankee, inquilino abusivo della Casa Bianca, ricevono in cambio sorrisi omertosi e commenti indecenti. Il consenso del tycoon per white power? “Great people” (grande popolo). In altra circostanza, a ridosso dell’assassinio brutale di George Floyd: “Poliziotti eroi”. E la signora Trump? Dopo il ferimento senza la ben che minima ragione di Jacob Blake, colpito da sette proiettili, paralizzato in un letto d’ospedale, Melanie, con angelica espressione d’innocenza ha esternato lo sconcertante, ipocrita invito a condividere l’idea di un’unica comunità americana.
Un video racconta che Jacob era disarmato e nell’atto di entrare nella sua auto, dove si trovavano la moglie e i tre figli è stato colpito alla schiena, mentre i tre bambini urlavano disperati. La tragica conseguenza è la paralisi degli arti inferiori, il seguito della brutalità gratuita dei poliziotti è l’immagine del ferito in manette nel letto dell’ospedale, scandalo denunciato dal padre. Interrogato sull’assurdità riscontrata, il governatore del Wisconsin Tony Evers, ha imitato Ponzio Pilato: “Non so perché, non ne ho idea”.
In un Paese ‘normale’, cioè non governato da un tycoon razzista, gli agenti responsabili della sparatoria sarebbero rinchiusi in carcere, in attesa di essere processati e condannati, ma l’America di Trump non lo è, e i tre agenti se ne stanno comodamente casa loro, in ‘congedo amministrativo’. Si può star certi, fosse riletto il peggior presidente degli Stati Uniti i tre dalla pistola facile (avrebbero sparato anche a un bianco?) tornerebbero in servizio, magari con in petto un’onorificenza al merito.
L’America sana, impermeabile alle nefandezze repubblicane di Trump e affiliati, reagisce al razzismo con imponenti proteste di piazza e contestazioni promosse dalle sue componenti migliori: il mondo complesso delle arti, uomini e donne dello spettacolo, guru di giganti dell’economia telematica, dello sport,  che sciopera al gran completo (la componente di atleti neri è molto maggioritaria), le grandi multinazionali (Coca Cola, Unilever, ma anche un altro centinaio di aziende) che bloccano i contratti pubblicitari sui social, accusati di tolleranza per contenuti di odio e incitamento al razzismo. Incombe chiaramente sui gravissimi episodi (Floyd, Blake) il coinvolgimento di settori della società americana come gli ultra del cattolicesimo integralista e della componente evangelica, ma resta nel cono d’ombra dell’incomprensione quanto mostra un video amatoriale, che riprende il diciassettenne Kyle Rittenhouse mentre uccide due manifestanti, antirazzisti, con un fucile semiautomatico.
Come e forse più di un virus pandemico, il veleno dell’odio razziale contagia le componenti più suggestionabili dell’umanità, l’arruola con la menzogna colossale della superiorità dei bianchi, del pericolo di neri, gialli, ebrei, ispano- americani e appunto afro-americani, che progetterebbero a loro vantaggio il passaggio di proprietà del bene comune. Trump è solo il più plateale, rozzo, epigono di una stirpe di ‘suprematisti’ che rendono irrespirabile l’atmosfera dell’intero creato.

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