Abusivi del bonus: e se cambiassimo argomento?

È già tempo di rinfoderare la spada della vendetta, brandita per decapitare i cinque disonorevoli, che non avendone diritto, hanno bussato alla porta dell’INPS per intascare gli euro del governo per ridurre, seppure parzialmente, il disagio di quanti in corso di lockdown hanno visto azzerarsi le risorse da lavoro. Ai disarticolati, ma in casi del genere compatti strumenti della comunicazione di massa, la notizia dei parlamentari disonesti è stata manna del cielo, alternativa al solito bollettino regionale, nazionale, mondiale sul Covid e, da una settimana a questa parte, alla tragedia di Beirut. Dunque news da opporre allo rissoso match Governo-Lega e soci, che non appassiona più di tanto i fruitori dell’informazione o all’ultima cavolata sul coronavirus dell’impresentabile Trump; episodio che da ieri stupisce con l’annuncio del pimpante Putin di aver bissato la beffa anti americana del primo lancio nello spazio con l’immissione in terapia anti Covid del primo vaccino al mondo, somministrato alla figlia, a garantire efficacia e assenza di effetti collaterali. Gli scienziati yankee, accusato il colpo, ne sono venuti fuori con la stroncatura “L’importante è che sia certa la documentata efficacia, non chi arriva prima”.
Ma fatela finita: da un paio di giorni, per tenerla in vita, la faccenda dei bonus abusivi rimbalza da Tg a Tg, nei dispacci di agenzia e sulle colonne dei quotidiani, ripete ad oltranza la ‘strepitosa’ notizia dell’ok dei tutori della privacy per la pubblicazione dei nomi dei ‘furbastri’, che i partiti di riferimento si affrettano a minacciare di licenziamento, “Subito dopo che avranno chiesto scusa agli italiani!”. Roba da nausea, una fra tante, in fondo la meno significativa se paragonata al peggio delle molte mele marce della politica, che occupano gli scanni di Camera e Senato. La complessa interdipendenza partiti-media (di esempi è satura l’informazione Rai e anche di più quella di Berlusconi) gareggia nell’appropriarsi del tema ‘siamo indignati, è una vergogna’, come se l’episodio dei cinque ‘cattivi’ fosse una goccia di veleno in un mare di limpida purezza. Eh no, dopo aver subìto tanti inganni è facile sgamare il ‘gioco’ delle tre carte, di quella vincente abilmente mascherata: il consiglio è di mettere rapidamente fine al can, can ossessivo dei ‘buoni e bravi’ in veste di implacabili giustizieri.
Gli stessi, che con frequenza costante, hanno fornito materia alla cronaca nera per il racconto di scandali, eccezionali livelli di corruzione, malaffare e commistione con le mafie; che, a latere, hanno fatto man bassa di privilegi, con l’accaparramento di prebende, immunità, con il ricorso a funambolismi tattici per non cedere un’oncia dei vantaggi predati come casta. Gli stessi che la magistratura, pur condizionata in parte dalla subordinazione al potere politico, ha portato in tribunale, a rispondere di reati d’ogni genere. Gli stessi, che hanno sulla coscienza improntitudine progettuale e attuativa, incapaci a cancellare il vulnus della disoccupazione, dell’Italia a due velocità, delle opere incompiute, dei ricchi che evadono e tutti gli altri che subiscono il peso di oneri fiscali insopportabili. I cinque disonorevoli nel mirino dell’indignazione gratuita dei partiti, non sono che un granello di sabbia sporca in un intero arenile inquinato. La furbizia del bonus ‘scippato‘ è in fondo il mediocre capitolo di un gigantesco tomo che riporta il peggio della quota di italianità da bonificare: combutta politica-mafie, capillare invasione di corrotti e corruttori da Sud a Nord del Paese.
Di che meravigliarsi se finti ciechi, paralitici immaginari e simili millantatori ingannano con evidenti complicità il sistema assistenziale e rapinano l’erario intascando illegalmente sovvenzioni riservate ai veri disabili; se sono oramai innumerevoli le scoperte di dipendenti pubblici che si assentano dal lavoro e truffano lo Stato affidando a complici di timbrare i cartellini di presenza? A quale ricaduta sull’opinione pubblica induce il caso di un partito con notevole seguito elettorale, che truffa allo Stato 49 milioni di euro e ottiene di restituirli a piccole rate in 80 anni (ma poi, starà onorando il pagamento delle ‘cambiali’?).
L’imbroglio dei cinque parlamentari si ridimensiona a ‘quisquilia’, a paravento per nascondere ben altre nefandezze. Per aderire all’attualità, il coro di incoraggiamento (Grillo, Di Maio e compagni) alla Raggi, ultima nella classifica dei sindaci di grandi città, perché infranga un altro impegno d’onore dei 5Stelle, sbandierato per strappare quote di gradimento agli italiani. Il grillismo, al suo esordio, sanzionò l’unicità dei mandati istituzionali, che la ricandidatura della prima cittadina di Roma smentisce  clamorosamente.  Ma di che parliamo, anzi, di che parlano?

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