DEPISTAGGIO BORSELLINO / TUTTI I “NO” ALL’ARCHIVIAZIONE DI MESSINA

Depistaggio Borsellino, nuovo atto al tribunale di Messina.

E’ stata infatti appena deposita l’opposizione alla richiesta di archiviazione, avanzata dai pm della procura, della posizione dei magistrati Anna Maria Palma e Carmelo Petralia, accusati di aver taroccato il pentito Vincenzo Scarantino.

Ad opporsi è l’avvocato Rosa Alba De Gregorio, che patrocina Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana e Cosimo Vernengo, i quali hanno scontato 16 anni di galera per la strage di via D’Amelio, pur non avendo niente a che vedere con quell’eccidio. E ciò in base alle dichiarazioni fasulle di Scarantino. “Ottime e abbondanti” per mandare in galera sette innocenti (tra cui i tre) e mandare in tragica sceneggiata un depistaggio che più colossale non si può.

La strage di Via D’Amelio

Sul depistaggio è in corso un processo a Caltanissetta, che vede alla sbarra tre poliziotti che facevano parte del team all’epoca guidato dall’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera. Il quale non può più difendersi dalle accuse, perché da quindici anni è passato a miglior vita. Nei confronti dei tre poliziotti il processo va avanti.

Mentre per ora viene stoppata l’inchiesta di Messina, che vede sotto i riflettori i due magistrati che per primi si sono occupati della strage di via D’Amelio, Palma e Petralia, cui dopo alcuni mesi si aggiunse anche l’icona antimafia Nino Di Matteo. La procura ha chiesto l’archiviazione.

Ma adesso ha appena presentato opposizione a quella richiesta l’avvocato De Gregorio.

Carmelo Petralia. Qui accanto, Anna Maria Palma

Un vero e proprio j’accuse, durissimo nella sostanza, nella ricostruzione del giallo, nella individuazione delle lacune presenti nella richiesta di archiviazione formulata dalla procura messinese.

Passiamone quindi in rapida carrellata i passaggi-base.

 

LE DUE FASI DEL DEPISTAGGIO

Esordisce De Gregorio. “Il primo aspetto che emerge, con evidenza, alla lettura delle motivazioni della richiesta di archiviazione, è il metodo adottato dalla Procura di Messina, che ha ‘letto’ gli atti assunti e acquisiti rifuggendo da una analisi di insieme e privilegiando la parcellizzazione, l’atomizzazione degli atti medesimi”.

“A ciò si aggiunge anche la mancata valutazione e presa in esame di risultanze anche dibattimentali relative ai procedimenti, pure acquisiti e citati (Borsellino quater – procedimento Bo+2), da cui ricavare la eventuale consapevolezza, da parte dei magistrati della procura di Caltanissetta del tempo, e in particolare dei dottori Palma e Petralia, della condizione di ‘falso’ collaboratore, in particolare, di Scarantino Vincenzo”.

“Il ‘depistaggio’, definito così sia nella revisione di Catania, sia nel processo cosiddetto ‘Borsellino quater’, può senza dubbio ritenersi posto in essere in due distinti momenti storici e con diverse condotte”.

Nino Di Matteo

“Il primo periodo è certamente quello in cui lo Scarantino (chiamato in causa da due altri due falsi collaboratori), viene ‘preparato’ a recitare il ruolo di ‘pentito’, interprete e spettatore di tutte le fasi di una strage alla quale era assolutamente estraneo”.

“Il secondo momento è quello in cui lo Scarantino è stato ‘trattenuto’ a svolgere quel ruolo che male aveva accettato e peggio portato avanti, indotto a continuare a fare il falso pentito”.

“Ora, se in relazione alla prima parte (la creazione del falso pentito) non si ha prova della partecipazione di alcun magistrato al processo di ‘vestizione del pupo’, non è condivisibile, invece, estendere tale giudizio benevolo anche al secondo momento, riconoscendo, al più (come si legge nella richiesta oggi opposta) la commissione di comportamenti ‘anomali’ e, dunque, rilevanti solo da un punto di vista deontologico”.

“Ed invero, fin da subito dopo il 24 giugno 1994, data dell’inizio della falsa collaborazione, esiste già in atti la concessione quanto meno irrituale di 10 ‘colloqui investigativi’ (così richiesti dalla polizia e autorizzati dai pm) che, se anche all’epoca non erano regolamentati come oggi, tuttavia non potevano né dovevano essere consentiti per la finalità con cui sono stati concessi”.

“E che non fossero veri colloqui, usati per la finalità per cui anche all’epoca si usavano, è testimoniato anche dal fatto che a nessuno importò e nessuno chiese l’esito di questi incontri, ben sapendo che non erano ‘colloqui investigativi’”.

 

IL GIALLO DELLE INTERCETTAZIONI

Continua il j’accuse del legale dei tre condannati a 16 anni di galera pur non entrandoci per nulla nella strage di via D’Amelio.

“Non appare condivisibile la valutazione di irrilevanza espressa dalla Procura di Messina in ordine alle telefonate registrate e trascritte, relative alle conversazioni telefoniche tra Scarantino e i dottori Palma e Petralia. Ed invero, nelle conversazioni con il ‘pentito’ si ricava che: 1) la dottoressa Palma e il dottor Petralia, diversamente da quanto dichiarato al ‘quater’, sapevano che c’era un telefono a casa Scarantino a San Bartolomeo; 2) sapevano, diversamente da quanto dichiarato al ‘quater’, che i poliziotti del gruppo Falcone Borsellino (e guidati da La Barbera, ndr), stazionavano lì nelle località predette e, addirittura, conoscevano le turnazioni e la presenza in loco di un poliziotto piuttosto che un altro; 3) la dottoressa Palma ricorda a Scarantino in una telefonata che qualcuno ha disposto che Scarantino venisse accontentato nella scelta di uomini che avrebbero dovuto affiancarlo e accudirlo; 4) il dottor Petralia ha parlato con Scarantino della ‘preparazione che nei giorni a venire avrebbero dovuto affrontare per l’audizione dibattimentale al ‘Borsellino 1’”.

Andiamo avanti.

Il falso pentito Vincenzo Scarantino

Sottolinea De Gregorio: “Dimenticano, però, i pm escussi (Palma e Petralia, ndr) e sottovaluta, sembra, la procura di Messina che, in questo caso, il pentito era ‘falso’ e la preparazione, pertanto, prima di essere accettata come neutra, andava indagata come ‘sospetta’”.

Una differenza abissale!

“Dimentica ancora, e sottovaluta, la richiesta di archiviazione oggi opposta, che Scarantino era stato ‘sostenuto’ e reso presentabile anche attraverso il mancato, rituale, tempestivo deposito dei tre confronti in cui Cancemi, La Barbera e Santino Di Matteo lo avevano fatto a pezzi in punto di attendibilità”.

Da non poco. Eppure, chissenefrega.

“La decisione assunta dal pool stragi e, nello specifico, dai dottori Palma, Petralia e Di Matteo, di non depositare i confronti già all’udienza preliminare, ha consentito e contribuito a tenere in piedi il ‘pupo vestito’ che invece, come auspicato da Boccassini e Sajeva, andava rivalutato, rivisitato e, se del caso, cestinato”.

 

PERCHE’ NESSUNO DIEDE RETTA A BOCCASSINI E SAJEVA?

La Procura della Repubblica di Messina

Uno dei punti bollenti di tutta la vicenda, infatti, sta nelle missive di fuoco indirizzate da Ilda Boccassini e Roberto Sajeva ai componenti del pool, per metterli in guardia sulla attendibilità e credibilità di Scarantino come teste.

Come mai i colleghi pm che hanno ricevuto quelle comunicazioni di Boccassini e Sajeva se ne sono altamente fregati e hanno continuato a dar credito ad un pentito di tutta evidenza non affidabile e non credibile?

E come mai oggi nessuno oggi a Messina cerca di dare una risposta a questo interrogativo da novanta?

Ilda Boccassini

Scrive l’avvocato De Gregorio. “Tali atti e tali fonti testimoniano che, almeno dal 27 luglio 1995 in poi, ai Pm del tempo (già allertati dai tre confronti, dal giudizio negativo di Mannoia, dalle intemperanze di Scarantino e dai messaggi ricevuti dal ‘pentito’ e testimoniati dalle intercettazioni, oltre che dalla contrarietà di Boccassini e Sajeva), ed in particolare ai Pm Palma, Petralia e Di Matteo, era noto che Scarantino si era dichiarato estraneo ai fatti e non possedeva più il requisito della ‘costanza’ delle dichiarazioni”.

Senza mezzi termini scrive: “I Pm indagati hanno saputo che Scarantino si professava innocente. Hanno occultato gli atti che, in qualunque modo, avrebbero potuto dar contezza dell’essere traballante di Scarantino, perché ‘costruito’ a tavolino e non spontaneo”.

Più chiari di così!

 

 

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