La difficile assoluzione

Vale a costruire una quasi certezza il sondaggio senza pretese, ma non del tutto dilettantistico, se racconta l’opinione di amici e parenti diversamente interessati alle vicende del calcio, il commento di fornitori dei generi di prima necessità, di parcheggiatori abusivi e di incontri occasionali in ambienti urbani di varia umanità. Percentualmente non perdonano gli eccessi della tifoseria partenopea, in misura inferiore li assolvono, perché ubriachi di euforia per la sconfitta dei ‘nemici’ calcistici dell’invisa Juventus.     
Le lezioni dalle cattedre della scienza, il monito dagli scanni del Parlamento, l’allarme reiterato del governo, la mole di eccezionale portata dell’informazione che ha mobilitato l’intero sistema dei media e neppure la pietas per familiari e amici vittime della pandemia, hanno ‘sanificato’ e ridotto a zero, com’era obbligo collettivo fare, l’indisciplina anarchica delle quote di italiani incoscienti, refrattari al rispetto del protocollo di sicurezza, decisivo baluardo per contrastare il contagio da Covid.
C’è di peggio in giro nel mondo, è vero: l’opportunismo per fini deprecabili di Trump, Boris Johnson, della Svezia, la tragedia di   luoghi del mondo indifesi per deficit di tutela sanitaria, condizioni igieniche sotto zero, incultura della salute. Tutto vero, ma il caso Napoli, che regala opportunità di ‘rivincita’ alla malevola letteratura antimeridionalista, è da analizzare, privato della simpatia campanilista per l’euforia delle migliaia di tifosi che in una notte a rischio altissimo hanno colpevolmente scompensato la lodevole disciplina di mesi, a cui va il merito di aver azzerato il preoccupante dato dei napoletani contagiati.
Ha torto chi tenta di assolvere l’assurda invasione della città, il folle assembramento senza alcuna precauzione, egli eccessi da notte del trentuno dicembre, quando l’euforia da addio all’anno trascorso, propone lavoro straordinario al Pronto Soccorso degli ospedali e ci scappa quasi sempre la vittima di colpi d’arma da fuoco vaganti.  Ha torto chi cita a discolpa comportamenti analoghi di altre tifoserie, euforiche per successi di rilievo delle squadre del cuore. Nella circostanza vale zero il detto ‘mal comune, mezzo gaudio’. Conta, ma non cambia la sostanza della condanna, ricordare lo scandaloso lassismo, che in piena esplosione del coronavirus, non intervenne per impedire la movida dei navigli milanesi, né sminuisce la responsabilità di quanto accaduto a Napoli la strafottenza di Lega, di Fratelli d’Italia e Forza che hanno radunato alcune migliaia di persone, una a stretto contatto con l’altra, per assistere a comizi ad altissimo rischio di contagio. Non giustificano nulla neppure le immagini sconcertanti di leader politici che senza mascherina di protezione si concedono a selfie guancia contro guancia con loro sostenitori. Meno che mai può essere motivo di assoluzione attribuire colpe alla ‘distrazione’ di chi ha responsabilità dell’ordine pubblico e non ha previsto misure di contenimento.  Ma poi: il Napoli calcio, in accordo con Prefettura e Questura poteva prevenire i danni da ‘esuberanza’ di un dopo partita con li azzurri vincenti, annunciando una grande manifestazione del giorno dopo, sul lungomare o nell’immensa piazza del Plebiscito, compatibile con il rispetto del protocollo sicurezza garantito da severi controlli delle forze dell’ordine. In mancanza di questo piano è venuta meno anche la previsione dei festeggiamenti senza regole di mercoledì sera, da sorvegliare con mezzi e uomini adeguati.
Comunque: nessun se e o ma nel valutare i raid di scalmanati tifosi napoletani, ma grande e motivato rammarico.  Non è parso vero di tuffarsi sull’accaduto, a chi ha covato il proposito di vendicare le pur giuste accuse a comportamenti per nulla esemplari di alcune regioni del Nord nel contrasto al Covid e a chi ha tenuto in posizione d’attesa l’invidia per il riconoscimento mondiale dell’eccellenza di Napoli e della Campania nel combattere la pandemia. Insomma, il dopo Napoli-Juve ha servito su un piatto d’argento la motivazione per pubblicare sconcertanti maxi foto in prima pagina, titoli a caratteri cubitali e analisi di sociologi, editorialisti, reporter, conduttori di talk show. Si può sperare che si sfoghino per un paio di giorni. Quanto accade nel mondo orienterà altrove le antenne dei media per capire entità e tempi di guarigione della ferita inferta all’umanità dall’incredibile aggressività di un microscopico, sconosciuto virus. Non succederà, ma se il bollettino del coronavirus dovesse comunicare un’inaspettata impennata dei contagi a Napoli, ci sarebbe di che pentirsi per aver trasformato la legittima gioia sportiva in un crac comportamentale.

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