NATO / UN SUPER COMITATO PER “RIFORMARLA”. C’E’ LA NOSTRA MARTA DASSU’

Un’italiana di peso nel dream team dei super esperti scelti per “riformare” (sic) la NATO.

Si tratta di Marta Dassù, già dalemiana di ferro, viceministro agli Affari Esteri nei governi Monti e Letta, oggi ai vertici di svariati think tank da novanta.

Marta Dassù

La NATO, infatti, ha appena conferito il mandato al suo Segretario Generale, Jens Stoltenberg, di predisporre “i documenti strategici di ammodernamento dell’identità politico-militare dell’Alleanza in vista delle ‘sfide’ del prossimo decennio”.

Stoltemberg, quindi, ha nominato una task force di dieci esperti – un vero e proprio dream team – che lo affiancheranno nell’arduo compito, ovvero un “processo di riflessione sulla nuova Alleanza”.

Della task force fa parte la crema dei cervelli che s’intendono di affari strategici e militari a livello internazionale.

Eccone i nomi.

 

TUTTO IL DREAM TEAM, NOME PER NOME

Il gruppo è guidato dal tedesco – e ci mancava altro – Thomase de Maiziere, esponente di punta della CDU, ex ministro degli Interni e della Difesa nei governi guidati da Angela Merkel; e dall’americano Aaron Wess Mitchell, vicepresidente del Center for European Policy Analisys di Washington ed ex vicesegretario di Stato per gli Affari europei e asiatici dell’amministrazione Usa di Donald Trump.

Ecco gli altri “magnifici” in rapida carrellata.

La canadese Greta Bossenmaier, già consigliere per la sicurezza nazionale e l’intelligence del primo ministro Justin Trudeau.

La danese Anja Dalgaard Nielsen, direttrice dell’Institute for Strategy al Royal Danish Defence College e già al vertice dei sistemi di sicurezza nazionali.

Il francese Hubert Vedrine, presidente dell’Istituto ‘Francois Mitterand’ ed ex ministro degli Esteri nell’esecutivo guidato da Lionel Jospin.

L’ambasciatore turco Tacan Ildem

Il britannico John Bew, storico e docente al King’s College di Londra, nonché a capo del think tank ‘Britain in the World Project’ promosso dalla Segreteria di Stato per la Difesa del Regno Unito nel 2016.

L’olandese Hendrica Herna Verhagen, al timone del consiglio d’amministrazione di Post-NL, sigla attiva nel settore postale e nell’e-commerce nel paese dei tulipani, con filiali in Italia, Germania, Gran Bretagna e Belgio.

La polacca Anna Elbieta Fotyga, oggi parlamentare europea, membro della Commissione per la difesa e sicurezza, ex ministro degli Esteri dell’esecutivo di Varsavia nel biennio 2006-2007.

 

 

 

 

Il turco Tacan lldem, ambasciatore, già direttore generale per gli Affari della sicurezza internazionale al Ministero degli Esteri ed ex capo di gabinetto alla presidenza della repubblica della Turchia dal 2000 al 2003.

 

 

 

 

DASSU’ OVUNQUE

La ciliegina sulla torta è la nostra Marta Dassù. Il cui pedigree è da assoluto primato internazionale.

La sua inarrestabile ascesa nel firmamento internazionale nasce con il propellente di Massimo D’Alema, quando ‘Baffino’ era a capo della Farnesina, con la ‘chicca’ dell’intervento militare italiano nella martoriata ex Jugoslavia e i famigerati raid su Sarajevo.

E Dassù divenne per incanto “consigliera” per la politica estera alla presidenza del Consiglio nei governi D’Alema I e D’Alema II. Negli esecutivi guidati da Mario Monti ed Enrico Letta, poi, ha ricoperto la strategica carica di viceministro per gli Affari esteri.

L’inarrestabile ascesa non conosce tregua, neanche sotto i vessilli dell’esecutivo griffato Matteo Renzi. Che la proietta nel consiglio d’amministrazione di una sigla strategica nel nostro apparato pubblico militare: fa infatti il suo ingresso nel cda di Leonardo-Finmeccanica.

Massimo D’Alema

Oggi il pedigree si rimpolpa ancora. Dassù, infatti, fa capolino in tutti i think tank che contano nel nostro Paese. E non solo.

Perché, ad esempio, non fa solo parte del Comitato esecutivo dello strategico – e strapotente – Aspen Institute; ma fa anche parte della compagine di un organismo super potente a livello internazionale, la Trilateral, che ha sempre disegnato i destini di mezzo (solo mezzo?) mondo.

Non è certo finita. Perché l’ex dalemiana di ferro partecipa ad un altro team che proietta il nostro Paese sulle altre sponde dell’oceano: la Fondazione Italia-Usa.

Ed ancora. L’onnipresente Dassù è presente nel direttivo dell’Istituto Affari Internazionali. E – tanto per non farsi mancare niente – fa segnalare la sua preziosa presenza in seno a Confindustria, prendendo parte al suo Comitato Scientifico.

Adesso la ciliegina – o ciliegiona – del Super comitato NATO!

 

IL NUOVO “LIFTING” DELLA NATO

Ma torniamo a bomba. Ossia proprio alle finalità che quel super comitato intende perseguire.

Le ha illustrate l’8 giugno Stoltemberg, in occasione di un meeting con i membri del Consiglio Atlantico e del German Marshall Fund degli Usa.

“E’ questa un’occasione – sono le solenni parole di Stoltemberg – per riflettere sui temi che l’Alleanza dovrà affrontare da qui ai prossimi dieci anni per continuare a sentirci sicuri in un mondo ancora più incerto. La NATO deve continuare ad essere forte militarmente, essere più unita politicamente ed assumere un più ampio approccio globale. Per questo si deve continuare ad investire nelle forze armate e in moderni sistemi militari”.

“Rafforzare politicamente la NATO – continua Stoltemberg – significa utilizzare l’Alleanza quale forum di discussione e, quando necessario, agire e affrontare le questioni che minano la sicurezza, operando più strettamente con i partner per difendere i nostri valori in un mondo dove cresce la competizione globale”.

Commenta il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo. “Una NATO pronta ad intervenire a 360 gradi per riconquistare vitalità e coesione dopo le recenti crisi che ne hanno appannato ruoli e immagine. Un processo di trasformazione politico-militare a strategico che è stato avviato con il vertice dei Capi di Stato e di governo dei paesi membri del Consiglio Nord-Atlantico che si è tenuto a Londra il 3 e 4 dicembre 2019 in occasione del 70° anniversario della fondazione della NATO”.

Continua Mazzeo. “Russia, minacce cyber e ibride, migrazioni internazionali e terrorismo, i vecchi-nuovi nodi strategici che la NATO si prepara ad affrontare nel decennio 2020-2030. All’orizzonte una NATO pluri-interventista in maniera gerarchicamente sovra-ordinata rispetto all’Unione Europea, all’Organizzazione delle Nazioni Unite e alle numerose agenzie internazionali per la ricerca, la cooperazione, lo sviluppo e le telecomunicazioni”.

Saprà far sentire la sua voce, lady Dassù, in seno al Super Comitato per rifare il lifting e ridare un look alla NATO?


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