In ginocchio per George

Nel giorno dei funerali di George Floyd, assassinato dal poliziotto criminale americano, dovrebbe inginocchiarsi almeno la metà del genere umano: la parte disumana dei razzisti, dei predatori che espropriano i popoli africani delle loro delle ricchezze con forme di neocolonialismo sanguinario attuato da dittatori fantoccio, organici agli interessi dei potenti del mondo, le società dei ricchi sulla pelle dei poveri, chi attenta alla vita del pianeta per non rinunciare alle conseguenze dell’inquinamento e molti altri.
In milioni, in tutto il mondo, si sono inginocchiati, anche per condividere la responsabilità di non contrastare con la indispensabile operatività la violenza in ogni sua forma. Nell’aula di Montecitorio, cuore della democrazia, il gesto lo ha compiuto Laura Boldrini e con lei alcuni parlamentari, per dire no al razzismo, alle discriminazioni. La Boldrini: “Lo hanno detto i giovani, lo ripropongo qui: ‘Non respiro perché sono donna, io non respiro perché sono disabile, perché sono immigrata, io non respiro perché sono ebrea, perché sono musulmana, io non respiro perché sono gay, perché sono lesbica, perché ho la pelle nera”.  Ed ecco la ‘nobile’ contestazione della destra, inscenata in aula, senza vergognarsene, da tale Donzelli di Fratelli d’Italia: “La Boldrini ha messo in atto una sceneggiata che squalifica anche la stessa lotta al razzismo. In Parlamento non ci si inginocchia, l’Istituzione deve restare in piedi sempre”
Un’occhiata fugace, non per questo disattenta, a quel che fu del quotidiano la Repubblica. Grazie alla linea editoriale filo confindustriale di Montanari siamo certi che è in crescita di consensi e di vendite negli ambienti radical chic del ceto medio-alto. Agli analisti del complesso media system resta il compito di capire se nella direzione opposta decresce il numero di lettori di sinistra. Molte le nuove firme in evidenza, alcune con il premio della visibilità in prima pagina e con evidente astuzia professionale contenuti da Sole24Ore, appena camuffati. Per ora è solo vago il sospetto che sia derivazione dell’asse Bonomi-Elkann e tenda a posizioni di politica economico-industriale che sembrano dettate da Via Bellerio per disturbare il manovratore, ovvero l’esecutivo giallorosso. Visibili anche ai profani le ricadute della sterzata sulle redazioni decentrate e una domanda: quanto costa alle firme, che per anni hanno caratterizzato il giornale come testata progressista, adattarsi al nuovo corso per conservare il posto di lavoro?
Per chi crede che la statistica sia una scienza indiscutibile, è interessante cercare nell’archivio della cronaca giudiziaria il dato sulle assoluzioni, per lo più, ma non solo, decise dalla prescrizione dei reati che hanno sottratto deputati e senatori alla condanna. Potrebbe toccare identico destino all’indagine della Procura milanese sulla fornitura di presidi sanitari per mezzo milione di euro che l’azienda della moglie e del cognato di Fontana, chiacchieratissimo governatore della Lombardia, ha fatturato alla Regione. Poi la marcia indietro, la donazione, ma solo quando la rubrica ‘Report’ ha denunciato la vendita, avvenuta senza neppure assoggettarla a gara d’appalto com’è d’obbligo per gli enti pubblici.  Un capolavoro di pungente ironia ha concluso ieri sera l’inchiesta di Rai 3. Ranucci: “Se fossimo maliziosi, ma non lo siamo, potremmo dire che la restituzione dei 500mila euro ha coinciso con le prime fasi della nostra inchiesta”. Da incorniciare l’alibi di Fontana, che aveva chiesto alla Rai di non trasmettere il l’indagine di Report: “Non ero al corrente della fornitura. Analoga giustificazione del cognato: “Non c’ero, non ne sapevo niente”. “Ma poi”, ricorda Fontana per assolvere la moglie “Lei ha solo il dieci per cento dell’azienda”. E già, perché il più è del marito, cioè del cognato.
L’Italia dei bravi italiani si esaurisce nel giusto riconoscimento per medici, infermieri, volontari, a cui devono la vita migliaia di contagiati dal coronavirus. Complimenti anche ai milioni di persone che per mesi hanno adottato le rigide misure di sicurezza e impedito il diffondersi del Covid-19. Pessimi italiani i profittatori, che hanno speculato sulla domanda di strumenti sanitari per arricchirsi illecitamente, Peggio gli sciacalli delle mafie in agguato per impadronirsi di attività commerciali e produttive degli operatori messi in ginocchio dalla crisi provocata dalla pandemia. Il caso Pivetti: l’ex presidente della Camera per la Lega, donna casa e chiesa, poi arruolata dallo show system televisivo e infine imprenditrice, in veste di amministratrice della società Only Logistics Italia, è indagata per riciclaggio in un affare di import-export con la Cina. Perquisita la sua abitazione.
Napoli, operazione anticamorra, 59 arresti (associazione mafiosa, corruzione elettorale, estorsione): sotto esame la posizione del senatore di Forza Italia Luigi Cesaro, non nuovo a interessamenti della magistratura, indagato per presunte collusioni tra camorra e politica nel Napoletano. Arrestati tre suoi fratelli, uno in carcere, due ai domiciliari.

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