Inferno, il XXXV, inedito Canto, Dante permettendo

“Allegria”: intercalare televisivo del Mike di ‘Lascia o raddoppia”, slogan autopromozionale coerente con i gettoni d’oro che campioni di nozionismo e memoria hanno portato a casa. Allegria anche dalla ’Romagna in fiore” del giovane Casadei, erede del menestrello da balera che ha fatto ballare il ‘liscio’ a più generazioni. Il giovane continuatore della razza, con al fianco un paio di musicanti della band e alle spalle decine di romagnoli festosi, maschi e femmine avvinti in teneri abbracci, intenti a danzare cheek to cheek, a distanza zero e azero mascherine, ha dialogo con il Magalli in isolamento televisivo da Coronavirus. Il can-can da saga paesana del Casadei junior per qualche minuto ha distratto gli italiani all’ascolto di Rai2 dai timori per il Covid, che sembra perdere virulenza, ma fa registrare ancora contagiati e deceduti, per lo più nel focolaio della Lombardia. Non era facile godere della spregiudica incoscienza dei romagnoli, beatamente festanti senza alcuna precauzione, mentre altre reti trasmettevano immagini e suoni dei raduni camerateschi di leghisti, pappalardeschi e fratelli-italiani senza mascherina, ‘azzeccati’ uno all’altro in incosciente promiscuità, mentre squillavano campanelli e sirene d’allarme. È decisamente di destra il falso in atto pubblico di gilet arancione e destre a vario titolo che in crisi di identità e di ruoli istituzionali non hanno di meglio che cancellare dalla cronaca di questi drammatici mesi le vittime del Covid, i contagiati con forme fortunatamente non letali della pandemia, i malati guariti. Gli stessi giurano, cioè spergiurano, che il coronavirus è un’invenzione di Cina, Stati Uniti, Russia, Paesi europei, e mezzo mondo, allo scopo di mascherare le responsabilità della crisi economica mondiale. Insomma, per questi disfattisti il mondo avrebbe inventato la pandemia. Gli imbecilli, per dirla con un aggettivo frequente nelle dichiarazioni di De Luca, governatore battagliero della Campania, ieri si sono assembrati in piazza senza mascherine. La marmaglia dei contestatori deve augurarsi che non vi sia un ritorno pandemico del Covid. In caso contrario un novello Alighieri dovrebbe scrivere per loro, dannatissimi peccatori, il canto numero trentacinque dell’Inferno. E forse anche il numero trentasei, per i miserabili che ieri nel corso delle manifestazioni hanno aggredito i giornalisti, costretti a togliersi le mascherine e per quelli, tra i più beceri, che citando il ‘nemico’ Mattarella, si è chiesto se a suo tempo la mafia non abbia ucciso il fratello sbagliato.
Che brodaglia serve la destra in questo due Giugno della pandemia: vecchie cariatidi che provano a riciclarsi, neofascisti per scelta ideologica anacronistica, facinorosi, sballati mentali, violenti per la violenza fine  a se stessa, perfino idioti che inalberano il tricolore con il simbolo della monarchia, negazionisti del Covid, nemici dell’Europa, razzisti, contestatori dei vaccini, la dissociata mentale Cunial, che in Parlamento ha ingiuriato il presidente della Repubblica definito “La vera epidemia culturale del Paese” e ha commesso  il reato di vilipendio. Per lei, nel girone dei calunniatori, il progetto del canto numero 35 dell’Inferno dantesco dovrebbe prevedere il privilegio del posto più prossimo alle fiamme.

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