La ‘Repubblica’ di John

Un grand’uomo, per anni al vertice dell’imprenditoria industriale, leader nella classifica dei magnati con patrimonio a nove zeri, abbandona il filone avveniristico dell’era informatica e concede a Stati Uniti, Cina, non solo a loro, l’affare del secolo dei computer. Dà poi vita a uno dei grandi complessi editoriali italiani. Punta di diamante del gruppo è il quotidiano ‘la Repubblica’, che progressivamente assorbe l’intero mondo della comunicazione di sinistra. Scompare la storica voce di “Paese Sera” (il Pci lo chiude “tanto ci rappresenta il quotidiano di Scalfari”) e in concomitanza con la linea migliorista del partito comunista in seguito arriva anche il coma e la fine dell’Unità.
In tanti diventiamo Repubblica dipendenti, convinti dal mix di firme prestigiose, da elevata capacità d’analisi e modernità grafica per un’impaginazione innovativa. La calcolatrice racconta che abbiamo alle spalle 45 anni di quotidianità con il giornale fondato da Eugenio Scalfari. Annotiamo questa cifra della fedeltà nell’agenda delle ‘cose’ fatte, di un ciclo che ora si conclude non senza rimpianti.
La notizia del clamoroso passaggio di proprietà piomba improvvisa su smartphone e siti internet: De Benedetti vende il gigante editoriale a John Elkann (Fiat-Chrysler-Automobiles). È concomitante il brusco ‘benservito’ al direttore Verdelli e l’insediamento di Molinari, che per anni, su mandato della Fiat, ha presidiato il quotidiano torinese ‘La Stampa’. Sotto choc, la redazione di la Repubblica sciopera e riceve la solidarietà di altre testate del gruppo. È fondato il sospetto che la discussa operazione sia andata in porto alla vigilia della richiesta FCA allo Stato italiano di 6,3miliardi di euro, contestata per le scelte del gruppo di collocare la sede legale a Londra e quella fiscale in Olanda. A dichiarare legittima la richiesta è il premier Conte; a contestarlo è autorevolmente Romano Prodi che di questioni istituzionali ed economiche se ne intende. In sintonia con Prodi anche Orlando, del Pd: “Credo si possa dire con chiarezza una cosa: un’impresa che chiede ingenti finanziamenti allo Stato italiano deve riporta la sede in Italia”.
 
Primo caso di autocensura del nuovo direttore scelto da Elkann: Molinari, rivolto al comitato di redazione, impedisce  la pubblicazione di un comunicato relativo al contestato prestito dello Stato alla Fca. Se questo è l’esordio della subordinazione di la Repubblica agli interessi della casa…
La notizia è un raro, lodevole esempio di coerenza: Gad Lerner, firma prestigiosa del giornale a direzione Verdelli, pur sollecitato da Molinari a proseguire con la collaborazione al giornale, ringrazia e se ne va, in aperto dissenso con la linea editoriale imposta dalla famiglia Agnelli, dai nuovi proprietari. “Non la riconosco più.  Mi ero imposto di non fare scelte affrettate, benché fosse chiaro il messaggio del licenziamento senza preavviso di Carlo Verdelli.  La nuova proprietà ha esposto solo con vaghi accenni il progetto industriale e giornalistico intrapreso. Nel giro di poche settimane, ‘Repubblica’ è già cambiata”. Lascia anche Enrico Deaglio. Sui social messaggi come questo: “Leggo la Repubblica dal numero 1° del 14 gennaio 1976. Ho continuato ininterrottamente fino ad oggi, però domani dirò al mio edicolante di non lasciarmi più il giornale”. In quanti rinunceranno alle news del giornale ora di Elkann?

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