Spari ad alzo zero su Conte

È tutt’altro che facile andare alla lavagna divisa a metà (buoni-cattivi) e collocare in uno dei due antitetici settori il voto alla presidenza del consiglio per la gestione dell’esecutivo giallorosso, ma chi non ricorda ironia e sberleffi nei confronti di Conte, allorché gli è piovuta addosso la nomina di premier. Ricordate? Non solo dalla becera opposizione e non solo dall’incazzatissimo Salvini gli misero addosso attributi del tipo “marionetta”, “dilettante allo sbaraglio”, “incompetente”, “asino in mezzo ai suoni, “pulcinella. Era ampiamente spiegabile l’odio velenoso del ‘ce l’ho duro’ di Pontida, in depressione per essersi accorto dell’idiozia politica di aver decretato la fine dell’alleanza giallo verde che ho ha cacciato nel cul de sac dell’opposizione. Meno accettabile l’intempestivo scetticismo di chi gli aveva conferito l’incarico di primus inter pares del governo nascente. Ci si chiedeva con imbarazzo se non fosse un azzardo investire dell’arduo ruolo un avvocato con vocazione all’insegnamento e nessuna esperienza politica. Di qui lo scetticismo dei 5Stelle, lo sconcerto personale di Di Maio, per la frustrazione di non essere indicato come numero uno di Palazzo Chigi e i timori dei dem di non essere rappresentati da un uomo proposto dai grillini. Per di più all’esordio nel ruolo Conte rispondeva alle esigenze di visibilità leggendo parola dopo parola quanto gli aveva preparato il criticatissimo addetto stampa, dopo gli abili sproloqui di Renzi a memoria.
Si dice che ‘il tempo è galantuomo’, che ‘la notte porta consiglio’, che ‘adda passà ’a nuttala’, che ‘se son rose fioriranno’ che ‘dicette ’o tarlo damme ’o tiempo che te spertoso’.  Ebbene, molti mesi sono corsi via. Difficoltà, esiti negativi ereditati dall’esecutivo precedente, venti di crisi non solo italiana e Conte?  L’avvocato da crisalide è diventato farfalla, una farfalla laboriosa, infaticabile, disinvolta nell’esercizio di premier, stimata in Europa e non solo, capace di presiedere a braccio conferenze stampa, corpose dichiarazioni, interventi in Parlamento.
È smaccato feeling con il capo del governo? Per niente, lo nego. C’è che la sua leadership rivela la clamorosa assenza nel sistema dei partiti di eccellenze paragonabili a predecessori che hanno segnato il percorso della rinascita italiana dopo il disastro della guerra. A guardarsi intorno viene lo sconforto. Basta scorrere i profili di deputati, senatori, segretari di partito, politici emergenti, per sapere che la mediocrità del loro insieme legittima il giudizio obbligatoriamente positivo su Conte.
Il dramma del ‘pipistrello’, ammesso che sia una sua colpa l’aggressione mondiale del Covid-19, ha visto il premier in trincea, in assalto con la baionetta innestata e nell’ardua gestione delle incombenze di retrovia.
La baraonda insulsa della destra, di politicamente sottosviluppati, è tutta nella pratica di inveire con falsità e imputazioni campate in aria contro Conte. E pazienza, niente di nuovo sul fronte della squinternata congrega di leghisti e neofascisti. Anomalo è semmai l’andamento ondivago della quasi defunta Forza Italia, aggrappata a Salvini nella speranza di raccogliere briciole di consensi del qualunquismo, ma in contrasto nell’interlocuzione con l’Europa.
Questa accozzaglia di sbrancicati, nell’impossibilità di proporre alcunché di positivamente produttivo per contrastare l’aggressività della pandemia, prova a fare la voce grossa e urla invettive fino a chiedere la decapitazione di Conte, perché sia il prologo di una crisi di governo che li rimetta in gioco. C’è perfino, chi come Fontana, incapace governatore della Lombardia ed erede di amministratori che hanno massacrato la sanità pubblica per favorire (Formigoni, se ci sei batti un colpo) i privati, osa contestare le norme di sicurezza dei decreti, non dice una parola sulla tragedia degli anziani uccisi nei centri di accoglienza per averli esposti al rischio coronavirus di infettati e imputa al premier  eccessi di rigore nel dosare i tempi del ritorno graduale alla normalità per non rischiare  nuovi picchi di Covid-19. La vigliaccheria di questo evanescente leghista non è solo la vendetta di chi si sente sotto accusa per incapacità: nasce dal pericoloso, complessivo disegno della destra di attaccare Conte e il governo, pur sapendo che la richiesta di consentire la riapertura anzitempo di tutti e tutto può preludere a nuovi picchi pandemici.
La normalità sarebbe a questo punto che 5Stelle e Pd facessero quadrato a difesa del premier e spiegassero perché l’‘irrequieto’ iper frustrato Matteo Renzi alimenta il fuoco della contestazione al governo impegnato a oltrepassare senza danni irreparabili le conseguenze della letale influenza. E poi: defenestriamo (virtualmente) Conte e per un attimo pensiamo di essere i designatori del successore. Chi promuovere? Di Maio, Zingaretti, Pinco Pallino? Il desolante vuoto di proposte credibili, in questo complicatissimo 2020, fa di Conte il meglio possibile, anche per le sue capacità di interloquire autorevolmente con l’Europa e per aver meritato la stima mondiale nel contrasto al coronavirus.

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