SIGONELLA / ALLO START UN MEGACENTRO SATELLITARE DEGLI USA

Sigonella sempre più al centro degli interessi militari a stelle e strisce.

Stanno infatti partendo le operazioni per installare nell’avamposto siciliano un megacentro di telecomunicazioni satellitari strategiche delle forze armate Usa.

Il Pentagono, infatti, ha appena chiesto l’autorizzazione alla spesa di 78 milioni di dollari per realizzare a Sigonella un’area che consentirà di effettuare – come sostengono i suoi promotori – “più sicure e affidabili telecomunicazioni alle unità navali, sottomarine, aeree e terrestri della Marina militare americana, a supporto delle sue operazioni reali e delle esercitazioni in tutto il mondo”.

Lo start dei lavori è previsto per l’agosto di quest’anno e il completamento entro il 2024. E’ poi prevista una spesa aggiuntiva di 57 milioni di dollari per l’acquisto di sofisticate attrezzature elettroniche e d’intelligence che verranno messe a disposizione del nuovo centro satellitare.

“Tutto ciò – commenta il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo – a riprova di come ci troviamo di fronte a un vero e proprio salto di qualità delle attività e delle funzioni che saranno svolte a Sigonella dalle forze armate degli Stati Uniti d’America”.

Mentre è ormai ufficiale che il terminale terrestre MUOS di Niscemi ha raggiunto la piena operatività, si attende da un momento all’altro la comunicazione da parte dei Comandi Nato dell’entrata in funzione – sempre a Sigonella – del nuovo sistema AGS, dotato di cinque grandi droni spia di ultima generazione che si aggiungeranno ai “Global Hawk” e ai “Reaper” della US Air Force e ai “Triton” della US Navy, “per consolidare – commenta Mazzeo – il ruolo di vera e propria capitale mondiale dei velivoli senza pilota della grande base militare siciliana. I droni AGS della Nato consentiranno di operare in un’ampia area geografica: dall’intero continente africano e il Medioriente fino alle Repubbliche Baltiche e ai confini orientali della Russia, di fatto sempre in funzione anti Mosca e anti Teheran”.

Prosegue Mazzeo nella dettagliata radiografia: “Uno dei luoghi dove si è manifestato con intensità il cancro della militarizzazione della Sicilia è certamente l’isola di Lampedusa. Mentre l’attenzione mediatica si concentrava sugli sbarchi dei migranti, venivano installati nella piccola isola sistemi radar, impianti di telecomunicazione e centri per la guerra elettronica, alcuni dei quali all’interno di zone di rilevante importanza ambientale e paesaggistica. Una selva di antenne che oltre a elevare Lampedusa ad avamposto per la trasmissione degli ordini di guerra delle forze armate nazionali e Nato, sta contribuendo con il bombardamento massiccio di onde elettromagnetiche a peggiorare le già preoccupanti condizioni di vita e sanitarie della popolazione locale”.

Ancora. “Il processo di militarizzazione ha investito anche lo scalo aeroportuale, già utilizzato in passato per operazioni top secret e ‘anti-terrorismo’ nel Mediterraneo e in Nord Africa. Da qualche settimana questo aeroporto opera da laboratorio sperimentale di un nuovo prodotto del complesso militare-industriale, il grande drone-spia ‘Falco-Evo’ di Leonardo Finmeccanica, affittato alla famigerata Agenzia per il controllo delle frontiere esterne Ue Frontex nell’ambito delle operazioni anti-migranti nel Mediterraneo centrale e, immaginiamo, anche in territorio libico e nel Sahara. Nello specifico, questo grande velivolo senza pilota ha il compito di videofotografare il transito delle imbarcazioni ‘sospette’ o degli automezzi utilizzati per il trasporto dei migranti nel deserto e di fornire i dati sensibili raccolti alle forze armate e di sicurezza libiche a cui Italia e Unione europea hanno affidato le operazioni sporche di respingimento dei ‘clandestini’ alle frontiere meridionali, in modo da trasferire il muro armato invisibile contro i flussi migratori dal Canale di Sicilia ai confini con il Ciad, il Niger e il Sudan”.


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