I tempi dell’antivirus

“Stanotte un incubo…migliaia di bare  nella piazza ‘grande’ di Napoli, del Plebiscito, circondate dai piccoli teschi, le ‘capuzzelle’ di Rebecca Horn”.  Lo racconta con lo smartphone la mia amica Mariella e sento che sbadiglia. Non deve aver dormito abbastanza e bene.
“Non riesco a leggere l’ultimo della Link, sono ossessionato dai numeri di asintomatici, contagiati, malati in rianimazione, deceduti. Ansia? Angoscia? Paura”. Me lo confessa Renzo al telefono”.
E io, e tu  che non sento da almeno una settimana e milioni di italiani, come vivono la baraonda di news vere, contraddittorie, false? Forse sarebbe salutare un programma televisivo (magari della Rai a reti unificate) sul modello del mitico ‘Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi, che decimò l’esercito di italiani analfabeti, un format di competenze psicanalitiche per liberare quanti sono in fase di pre depressione.
A proposito di smarrimento, in questo caso della ragione: un giovane marchigiano, assiduo frequentatore di una piattaforma di gioco on line, costretto alla quarantena, ha minacciato di uscire di casa e infettare mezzo mondo se non avesse ottenuto di usufruire gratis dell’abbonamento al game in questione. Lo ha scoperto la soft-house del’Fbi americana. E’ stato denunciato al Cnaipic, Centro Nazionale (italiano) anticrimine informatico. Si serviva del nome ‘Keyser Soze’ utilizzato da Kevin Spacey nel film ‘I soliti sospetti’.
C’è di diventare matti a rincorrere notizie sul Covid-19, anche di più se s’intersecano pareri scientifici e commenti in libertà non vigilata di virologi, immunologi, biologi, medici di base, presidenti di regione, assessori alla sanità, sindaci, giornalisti, gente comune.  Il mostro, che opera con letale avidità e uccide come forse non farebbe neppure una guerra nucleare, conta su alleati di colpevole e premeditata inconsapevolezza, inerti nella fase più rischiosa dell’aggressione virale: uomini delle istituzioni che snobbano il pericolo di fronteggiare prima o poi la pandemia e non operano per ingabbiare il virus in un enclave senza ingressi e uscite per impedire la diffusione del contagio. Esempi clamorosi di irrisolutezza criminale il ‘Tutto aperto’ di Trump e Boris Johnson, largamente responsabili di americani e inglesi in balia del coronavirus per deficit di prevenzione.
Meglio ignorare la tremenda, potenziale conseguenza del diffondersi di coronavirus in luoghi del mondo disattrezzati a contrastare la pandemia, come l’Africa o l’India. Riflettiamo sullo smarrimento provocato dal fitto intrecciarsi di sentenze sulla natura, l’aggressività, i tempi di uscita dall’inferno del Covid che i media amplificano senza valutare la ricaduta sulla psiche degli italiani.
Il Covid-19: “Contagia con le famigerate goccioline sparate da starnuti e colpi di tosse”, “Attenti, rimane per ore e giorni su superficie di acciaio o plastica, su cartone, no su cartone no, sulle scarpe, i vestiti, le zampe dei cani. Da ultimo: “è presente nell’aria’, subito contraddetto da “no non è provato”. A lungo si sono inseguiti pareri senza contraddittorio sull’efficacia delle mascherine: “Non servono a niente”. (Non erano disponibili). Ora “Mascherine per tutti”, ma dall’Ordine dei Medici agli iscritti l’invito a non usare quelle ricevute perché inefficaci. Nessun parere su i medici che perdono la vita nonostante siano protetti da caschi antivirus, nessuna sentenza (incertezza comprensibile) sulla fine dell’incubo,  mix di ottimismo e pessimismo sul trend del coronavirus.
“Per favore, siate espliciti”, con il dovuto rispetto per il riserbo imposto da un tema di straordinario rilievo. “Quando disporremo del vaccino?” Forse prima del previsto suggerisce la notizia di un primo test sugli animali che ha dato esito positivo. L’annuncio è dell’autorevole University of Pittsburgh School of Medicine, dei ricercatori coordinati dall’italiano Andrea Gambotto. L’esito della sperimentazione dimostra che il vaccino produce anticorpi specifici per il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 e in quantità’ ritenute sufficienti a neutralizzare il virus: “Una particolare proteina, chiamata spike, è importante per indurre l’immunità’ contro il virus. La nostra capacità’ di sviluppare rapidamente questo vaccino è il risultato della collaborazione tra scienziati con competenze in diverse aree di ricerca. Lavorano con un obiettivo comune per produrre anticorpi specifici del coronavirus SARS-CoV-2 in quantità ritenute sufficienti a neutralizzarlo”. Presentata la richiesta di approvazione di un nuovo farmaco sperimentale (IND) alla Food and Drug Administration, in vista di iniziare uno studio clinico sull’uomo nei prossimi mesi. “I test clinici sui pazienti richiedono tipicamente almeno un anno, ma le recenti revisioni ai normali processi suggeriscono la possibilità’ di un avanzamento rapido”.
Un vaccino supera fase test su animali. Australia, al via sperimentazione su furetti. “Credo che il lieto fine arriverà quando avremo un vaccino. La mia speranza è che arrivi nel primo trimestre dell’anno prossimo”. Lo afferma Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto Oms e componente del Comitato tecnico scientifico sull’emergenza coronavirus.

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