Chi ha, doni

Rihanna, poco più di trent’anni, vola su un’onda lunga, esaltante,  di successi. All’anagrafe Robyn Rihanna Fenty, è star numero uno della musica leggera mondiale, nativa delle  Barbados, 60milioni di album venduti. È l’artista donna più ricca del mondo con un patrimonio di 600 milioni di dollari. Come la coppia Ferragni Fedez, Jessica Alba e Blake Lively, è impegnata con iniziative concrete a combattere il diffondersi  dei contagi da coronavirus e a finanziare l’assistenza a chi lo contrae, con  fondi per la ricerca e l’acquisto di strumenti per la cura del Covid-19. Rhianna ha donato cinque milioni di dollari attraverso la sua  Fondazione Clara Lionel per strumenti sanitari in favore di Paesi poveri (Haiti e Malawi), l’accelerazione dei test per l’accertamento del coronavirus, il finanziamento di Banche alimentari degli Stati Uniti e le Barbados, la formazione di operatori sanitari.
Ronaldo, Lukaku, Insigne e tanti altri atleti in incognito, sono fra i donatori a favore della lotta al Covid-19. Un ultimo esempio di grande generosità si deve al calciatore Lionel Messi, al suo contributo di un milione di euro per un ospedale di Barcellona, la squadra in cui milita e uno in Argentina, suo Paese natale.
Non è un asso dello sport, né un personaggio del mondo dorato dello spettacolo. È un prete. Don Giuseppe Berardelli, 72 anni, di Casnigo in provincia di Bergamo, la provincia martirizzata dall’epidemia del Covid-19, colpito dal virus e in gravi condizioni, ha rinunciato al respiratore, acquistato per lui dai fedeli e lo ha fatto perché altri, magari un giovane ammalato potesse giovarsene. L’atto di straordinaria generosità è costatato la vita al sacerdote. È morto nell’ospedale di Lovere. Sono trenta i preti deceduti a causa del Covid-19 e 26 sono della diocesi di Bergamo.
Era immaginabile. Fare la spesa on line è un’impresa sempre più difficile per la quantità di richieste indirizzate ai supermercati. A Napoli si rimedia in alcune aree della città (specialmente nei quartieri a maggior reddito familiare)  con l’acquisto nei negozi di generi alimentari.  La chance è, come definirla, ‘selettiva’, nel senso che è permessa soprattutto a chi ha disponibilità adeguata di euro. Negli ultimi giorni i prezzi dei beni di prima necessità  sono aumentati, in alcuni casi, del 100%. Per esempio l’acqua minerale o il pane. Costi quasi raddoppiati. Più cari pasta e succo di pomodoro, mentre il prezzo del riso è stabile; 50 centesimi in più farina  e lievito, quest’ultimo quasi introvabile. Invariato il costo di latte, zucchero e sale, più caro il caffè. Aumenti vertiginosi di  frutta  e verdura (pomodorini 4 euro al chilo): mele, pere e a 6 euro le fragole. Aumenti molto contenuti nel quartiere di Fuorigrotta, fatta eccezione per l’acqua minerale. Al Vomero e all’Arenella approvvigionamenti regolari di alimentari e fruttivendoli.
In sostanza: a pagare il prezzo maggiore dell’epidemia, come per molte altre vicissitudini, sono le categorie sociali più deboli. Per risolvere il problema quotidiano dell’alimentazione non  hanno alternative alle code chilometriche di accesso ai supermercati.

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