Napoletaneide

Va accertato se le troppe assenze di medici del Cardarelli, il più grande ospedale del Sud, siano causate da malattia o dal timore di contrare il coronavirus. Sarebbe gravissima la seconda ipotesi e la direzione strategica si propone di accertare irregolarità per adottare eventuali provvedimenti disciplinari, ma anche per tutelare chi è a casa per provate ragioni di salute. Il sindaco di Napoli De Magistris, sulle presunte finte assenze: “Molti soldati stanno combattendo in prima linea senza elmetto, senza giubba e anche senza armi. Sono i nostri eroi. Poi ci sono i vigliacchi, i traditori, quelli che scappano. Vanno colpiti. A chi abbandona il campo di battaglia, non va inflitto un procedimento disciplinare, va licenziato”. Il direttore generale del Cardarelli: “Useremo il massimo rigore , ma non passi il messaggio che tutti i dipendenti del Cardarelli sono dei ‘malati immaginari’. In questa azienda ci sono 3.000 donne e uomini che lavorano instancabilmente al servizio dei pazienti. A loro va il nostro ringraziamento per quanto fanno. Sono i primi a chiederci di fare luce su quanto avvenuto affinché si possano individuare  le irregolarità”.
Incredibile, ma vero. Il caso Covid-19,  questione globale del Paese,  richiede la massima unità di intenti, da Nord a Sud. Invece, ieri sera nel corso del programma ‘Carta Bianca’, Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, ha attaccato Paolo Ascierto, direttore della Struttura Complessa Melanoma e Terapie Innovative dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli,  primo ospedale in Italia a sperimentare il Tocilizumab, farmaco per l’artrite reumatoide, su 11 pazienti ricoverati al Cotugno. Il virologo dell’ospedale milanese, con tipica spocchia nordista: “Non facciamoci sempre riconoscere, queste sperimentazioni sono in atto da diverso tempo in Cina. Fra i centri delle zone più colpite  ci sono pazienti trattati in questo modo. Non esageriamo a fare provincialismi di varia natura”.
“Ci deve dare atto che è un protocollo a cui ha lavorato l’Ospedale Pascale di Napoli, ha replicato Ascierto e ha scritto sulla pagina Facebook del Pascale: “Non ci risulta che qualcuno lo stesse facendo in contemporanea e saperlo ci avrebbe peraltro aiutato . In questa fase, non è importante il primato. Quello che abbiamo fatto è comunicarlo a tutti affinché tutti fossero in grado di poterlo utilizzare, in un momento di grande difficoltà. Non solo. Grazie alla grande professionalità del dottor Franco Perrone del Pascale, in pochi giorni siamo stati in grado di scrivere una bozza di protocollo per AIFA,  che ha avuto un riscontro positivo”.
Qualcosa di grave c’è stato: la mancata comunicazione da parte del personale lombardo della terapia in uso al resto del Paese, sempre che effettivamente stesse utilizzando quel preciso protocollo. I medici napoletani, non appena riscontrati i risultati positivi li hanno comunicati ed in pochi giorni l’AIFA ha approvato il protocollo estendendolo all’Italia intera. Perché non esistono ammalati di serie A e Ammalati di serie b.  Siamo forse di fronte a un’altra falla dell’efficientissima e finanziatissima sanità lombarda?

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