Covid, che tempo che fa

“Non ho tempo”…”Che fretta c’è”… “Ok, ma non ora”… “Non sono mica un elettricista”… “Qui  ci vuole un tecnico della Tv, un antennista”… “Il cambio di stagione sì, ma ne riparliamo ad Aprile”… “Giovanni, hai ragione, devo darti il manoscritto con le ultime e definitive correzioni. Ci sto lavorando, porta pazienza”…“Il sacchetto del concime ancora sigillato, accidenti!, e le rose, i gerani, l’ibiscus danno segni di sofferenza”… “Quanbdo ho  innaffiato l’ultima volta? Sette giorni fa? Maledizione il giardino ha sete”…“Libri su due  file…insopportabile, ne devo dar via       almeno duecento”…“Cassette audio e video: ‘Regalare ai figli del portiere; i video dei matrimoni delle ragazze, da riversare o si  perderanno”… ‘Alla ricerca del tempo perduto’, non sono andato oltre la pagina ottanta”. Pensieri e negligenze in tempi normali.
Maria: “Hai un armadio pieno di vestiti che non indossi da anni libera gli armadi  e  la scarpiera da vecchie pantofole, infradito, spadrillas, sandali fuori moda, stivaletti belli a vedersi ma di pessima qualità, scarpe di vernice, matrimoniali. La stanza è specchio del tuo storico disordine, che ne dici di rimetterla in sesto?”
Io: “Decine di ‘pezze’, giubbotti,  soprabiti, pullover, sciarpe, mutande e reggiseni, calze, costumi da bagno… e sarebbe niente. I cassetti del comodino non si chiudono più, stracolmi di vecchie lettere, termometri (tre), spilli, aghi e bottoni, lattici anti calli, calzascarpe, foulard, biglietti con indirizzi illeggibili, medaglie, vecchie lire, santini, fialette di profumi, biglietti scaduti, agendine, fiammiferi di alberghi, un vecchio pacchetto di sigarette italiane senza filtro, pieno per  tre quarti, tre pilette notturne prive delle batterie, le pagelle piegate in quattro delle ragazze. La specchiera: sul piano di marmo scrigni e scatole di ogni forma e dimensione stipati di collane, orecchini, spille,  catenine…e sul comò le foto, con cornice o senza, di amici e parenti, gite fuori porta e viaggi all’estero, una sveglia ferma  alle 12 e 13 di chissà quanti anni fa, il misuratore della pressione, due angeli in terracotta. Che ne diresti di  fare un po’ d’ordine e di buttare le cianfrusaglie inutili ?”
Io obbedisco. In un sacchetto dei rifiuti di  plastica trasparente finiscono due giacche e tre pantaloni, un vecchio cappotto, camicie adatte a due taglie fa, penne e a sfera e pennelli esauriti, scarpe malandate o strette, una sciarpa con  i colori della pace bucata dalle tarme, calzini che non stanno più su, cravatte alla Arbore, bretelle slabbrate. In  un secondo sacchetto infilo barattoli di colori acrilici essiccati, i resti  di un pantografo, due cellulari inanimati, penne a sfera senza più l’anima, un taglierino spuntato, pennelli spennati, vecchie agende, il manoscritto dell’ultimo romanzo che mi hanno pubblicato, occhiali da sole con le lenti graffiate.
Il ‘repulisti’ prende il tempo di  un’intera giornata e di una seconda metà. E poi?  Leggerò di nuovo ‘Comma 33’ e ‘Tre uomini in barca’, il secondo della saga ‘Emmanuelle’, a caso alcuni canti della Divina Commedia con salti irrazionali, ma liberatori, scelti tra Infermo e Purgatorio. Escludo il paradiso e la noia dei Promessi Sposi,  ma includo l’Ulisse di Joyice.  Sorretti da fermalibri dispongo davanti a me per goderne a lungo, monografie di geni della pittura, ma anche pubblicazioni sull’arte di pittori  miei amici e stupendi libri di fotografia, di  fumettisti famosi, le monografie edite da Astrolabio sul ‘nuovo’ rivoluzionario dei ricercatori della Scuola di Palo Alto. You tube garantisce la gamma più estesa possibile di musica classica, jazz e ‘leggera pesante’, cioè d’autore. Sarà modesto l’ascolto televisivo e selettivo, grazie all’ ‘on demand’ dei grandi network.
Isolamento,  quarantena, clausura: ci si può convivere, anche grazie  a una buona dose di pazienza, agevolata da privilegi come quelli appena descritti, ma soprattutto dalla consapevolezza che altri, ai limiti della resistenza fisica e mentale, impegnati a salvare vite aggredite dal coronavirus, sono sfiniti, dormono e mangiano se, quando è possibile e rischiano di contrarre l’infezione.  Anche per questo è deludente, inaccettabile, il cinismo di quanti se ne fregano delle disposizioni per contenere la diffusione del Covid-19, fuggono dalle zone rosse, non rinunciano agli assembramenti e ne provocano uno specifico con le file interminabili all’ingresso dei supermercati, che com’è noto,  garantiscono la loro normale attività commerciale.

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