Contagio zero, rebus impossibile (e inutile)

L’ovvio non appartiene al glossario del Covid-19 e i cacciatori del contagiato ‘zero’ non trovano il varco d’uscita dal labirinto delle ipotesi sulla sua genesi. La fatica non vale il possibile ‘eureka’ e il perché lo  propone la scienziata italiana, esponente delle eccellenze accolte con  saggia motivazione da tutto il mondo,  che a Parigi dirige con autorevole e riconosciuta competenza l’Istituto nazionale della sanità e della ricerca  medica di Francia. Vittoria Colizza, ricercatrice esperta nel disegnare il percorso delle epidemie (lo ha fatto per le micidiali Sars, Ebola) e abilitata  a indicare possibili forme e percorso evolutivo del coronavirus.
Cosa induce a giudicare inutile la velleità di rintracciare il punto di partenza dell’agente infettivo che ha  contagiato 650 italiani e ne ha uccisi finora diciassette, vittime di debilitanti patologie pregresse? Innanzitutto è possibile che 650 indichi un numero per difetto: non è infatti valutabile la quantità di quanti hanno superato indenni i controlli, in quanto  soggetti asintomatici guariti senza nessun intervento terapeutico. In poche parole: il passeggero di un volo diretto o con scali intermed proveniente dalla Cina o da altri Paesi infettati,  che sbarca in Italia, può superare la prova della temperatura corporea e contemporaneamente covare il virus in incubazione. Ne discende l’impossibilità di risalire a un primo soggetto colpito dal virus, portatore dei sintomi da Covid-19, ma asintomatico, in grado, comunque, di trasmetterlo. Lo conferma la scienziata italiana. Spiega che l’accertamento di chi ha contratto l’infezione avviene solo in presenza di malati gravi e boccia il blocco dei voli, perché il virus ha mille strade per emigrare, come è accaduto per la febbre suina che ha fatto registrare l’ aumento di casi dopo aver ridotto del 50% i voli. Un altro elemento determinante sgombra il campo di ipotesi senza prove sulla diffusione del coronavirus. Potrebbe risalire a molto tempo prima dell’esplosione denunciata dalla Cina e metterebbe in discussione anche data e modi di contaminazione di altri Paesi. Quando all’inizio di  Gennaio il medico cinese ha rivelato, non creduto, la presenza del virus, la circolazione poteva essere in atto chissà da quanti giorni e in quel periodo  non accertato quanti voli hanno collegato la Cina con  il resto del mondo, Italia inclusa?
Poteva mancare un effetto collaterale ‘indiretto’ del Covid-19?  C’è e racconta la spregiudicata tresca ipotizzata dall’ondivago e squinternato Salvini. Per incassare il gradimento dei nordisti, di quelli tifosi del Brescia, che hanno urlato per l’intera durata del match opposto agli azzurri “Napoletani coronavirus”, l’ex ministro dell’Interno, ex vice premier, ex ‘mojto’ del Papeete, ha prima urlato “Italia blindata, aeroporti chiusi” e  dopo pochi giorni, di fronte al dramma del Nord in quarantena, ha ululato per chiedere il contrario “Tutto aperto”. Non gli è bastato. Con il pensiero fisso di vendicare la stroncatura politica inflitta da Conte, ha strizzato l’occhio a Renzi, altro nemico giurato del premier, e gli ha proposto, inascoltato, di ghigliottinare il presidente del consiglio e, pur di tornare in campo, ha tifato per ‘tutti per uno, uno per tutti’, ovvero per l’ammucchiata di ‘tutti dentro un governo di solidarietà nazionale e prima di tutto senza Conte. L’ex Pd nicchia, non solidarizza, esclude l’ipotesi di un governo bianco, giallo, verde, rosso, nero e l’obiettivo di elezioni anticipate, ma non risparmia bordate al premier e probabilmente, al pari di Salvini, si augura che le conseguenze disastrose del virus sull’economia, di suo in crisi, possa disarcionare il presidente del Consiglio, scomodo antagonista. Il ‘larghe intese’ non piace neppure alla ‘borgatara’ Meloni che se ne tira fuori: a lei interessa avere tempo per  continuare  a crescere ed essere  il terminale prediletto del tycoon Bannon, burattinaio americano milionario, collettore di finanziamenti dell’integralismo cattolico per la  destra italiana.
E le sardine? Non sono fortunate. Nella fase decisiva delle loro scelte di campo, di un delicato passaggio per trasformare il consenso in soggetto politico, insorge il drammatico evento sanitario del coronavirus e deprime il processo chiarificatore sul futuro del movimento, anche in vista di nuove  elezioni regionali.

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