ECATOMBE DI ANIMALI – L’APPELLO DELLA LAV

La Commissione Europea rende note le statistiche relative all’uso degli animali nelle procedure scientifiche deludendo, in termini di progresso e impegno, le aspettative dei cittadini (https://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/reports_en.htm).

Le relazioni della CE hanno esaminato l’attuazione della direttiva 2010/63, nonché il numero di animali che sono stati utilizzati per fini scientifici negli Stati Membri nel 2015, 2016 e 2017. I dati mostrano che quasi 10 milioni di animali, ogni anno, vengono utilizzati nella ricerca di base e applicata, nei test e per la didattica, con oltre un milione di procedure (circa l’11% del totale) appartenenti a un livello di sofferenza animale classificato come “grave”, il più alto e non alleviabile.

Questi 10 milioni di cavie usate nelle procedure non includono nemmeno tutti gli animali realmente coinvolti, infatti il report evidenzia come altri 12,6 milioni di animali siano allevati per mantenere le colonie di animali geneticamente modificati e/o soppressi per esubero e fornitura di tessuti, arrivando all’incredibile cifra totale di 22 milioni.

Una promessa chiave della direttiva 2010/63 era quella di fornire risultati tangibili e importanti verso la completa sostituzione degli animali nella ricerca. Tuttavia, le relazioni della Commissione illustrano in modo inequivocabile quando sia lontana l’Unione Europea da una significativa transizione verso la scienza non basata su modelli animali.

Il rapporto, clamorosamente, afferma che almeno cinque Stati Membri non effettuano ispezioni senza preavviso, mentre nove sembrano non soddisfare nemmeno il requisito minimo richiesto di controllo di un terzo degli stabilimenti all’anno. L’Italia arriva a malapena al 40% (https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2020/EN/COM-2020-15-F1-EN-MAIN-PART-1.PDF), ma ciò non ci sorprende visti i risvolti legati alle ispezioni sia all’epoca di Green Hill(allevamento di cani beagle nel bresciano di cui la LAV ha ottenuto la chiusura e la condanna, fino in Cassazione, per maltrattamenti e uccisioni di animali senza necessità), che più recentemente nel caso legato ai macachi del progetto Lighup,che coinvolge le Università di Parma e Torino, progetto di cui la LAV ha chiesto la revoca al Ministro Speranza con il sostegno di più di 430.000 persone e la positiva sospensione del progetto decisa dal Consiglio di Stato.

Principio cardine della direttiva 2010/63 è la trasparenza e l’Italia è indietro anche in questo campo, come conferma la impossibilità di reperire l’elenco aggiornato delle sintesi non tecniche dei progetti approvati, alla stregua di  Cipro, Croazia, Ungheria, Malta e Romania (https://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/nts_en.htm ).

Il nostro Paese si posiziona, per numero di animali usati, ai vertici di questa terribile classifica, ben al quinto posto dietro a Inghilterra, Germania, Francia e Spagna, un primato che contrasta totalmente con quanto previsto dalla legge, cioè la priorità dei metodi alternativi, e quanto promosso da chi usa animali, che proprio in questi giorni sta riempiendo i media di articoli a favore della vivisezione sfruttando l’onda della paura da Coronavirus.

“Il problema è, invece, esattamente il contrario, infatti grazie alla sperimentazione animale, siamo ancorati a un modello fallimentare dal punto di vista scientifico e inaccettabile da quello etico, che rallenta il progresso e non ci permette di avere ruoli competitivi sul piano internazionale: solo attraverso un concreto sostegno alla ricerca basata su modelli sostitutivi, a cominciare da maggiori finanziamenti, sarà possibile favorire una ricerca efficace ed eticaafferma la biologa Michela Kuan, responsabile LAV ricerca senza Animali Ora, auspichiamo che, almeno, non venga sprecata l’opportunità, nell’iter di approvazione del decreto Milleproroghe, di vedere inseriti i divieti già previsti dal 2013, cioè di non testare più su animali le dipendenze da droga, alcol e fumo su animali; per questo rinnoviamo le nostre istanze al Ministro Speranza unendoci all’appello voluto dai cittadini italiani e da oltre 200 ricercatori e persone di scienza”.

Fonte: Ufficio Stampa LAV

www.lav.it

 


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