C’è anche un’Italia che non merita il genio di Benigni

Acquisito il saggio di stratosferica bravura firmato da Benigni, l’università del teatro, il famoso ‘Actor studio’ made in Usa dovrebbe assumerlo come somma lezione per chi aspira a calcare le scene. Il pubblico di impellicciate e signori della borghesia conservatrice del teatro Ariston, probabilmente anche i vertici della Rai schierati in prima fila,  hanno invece confermato che gran parte del mondo della canzonette ha poco in comune con la cultura della C maiuscola, salvo rare eccezioni  per  l’eccellenza di alcuni interpreti che non a caso sono punti fermi nella storia della musica leggera e di Sanremo. In poche parole, sono risultati incompatibili l’arte da nobel di Benigni e il Sanremo dell’Achille Lauro che si denuda per far parlare di sé e del suo corpo tatuato, immaginiamo anche sul suo apparato riproduttivo ( per stupire le/i partner di eventuali amplessi). Dunque l’errore di affidare il palcoscenico di Sanremo all’immensa qualità del premio Oscar e di proposte ad altissimo livello, come la divulgazione televisiva della Divina Commedia, è un stato duplice errore: della Rai, che probabilmente contava su una gag del genere “toccare i genitali di Pippo Baudo” e di Benigni, che ha sprecato il monologo capolavoro della “canzone più bella del mondo, mai eseguita”, ovvero del ‘Cantico dei Cantici’,  in una sede impropria quale si è rivelato il teatro Ariston. L’invito ai responsabili delle teche Rai  di custodire con molta cura la registrazione della magia che Benigni ha regalato alla Rai e di riproporla ogni volta che vorrà mostrarsi al meglio del suo straordinario potenziale. Nel frattempo, per chi avesse perso questa performance capolavoro, nessun problema: per fortuna è su You Tube. Che dire della mancata standing ovation del pubblico? Scoprire che nella sacra Bibbia il Cantico dei Cantici racconta con parole esplicite la sessualità, l’erotismo  dell’amore uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna, è stato evidentemente uno choc da pudore tipicamente dei cattolici fuori temp. Chissà che Papa Francesco non si pronunci nel merito, magari con parole di apprezzamento per un capitolo della Bibbia oscurato dalla Chiesa. L’esordio di Benigni a tu per tu con il pubblico dell’Ariston è stato un prodigio di sintesi, in ossequio al proposito della Rai di non politicizzare l’evento. Rivolto a virtualmente a Salvini, ha detto che oltre a tutte le forme di voto delle canzoni, questa edizione consente  di votare anche con il citofono!
Per chi segue il Festival con giusto distacco e spera di assistere all’eccezionalità di meteore che l’hanno attraversato  lasciando il segno, la magnificenza di Benigni e del suo show sull’amore universale è stato ripagato della noia per canzoni che il giorno dopo la conclusione di Sanremo finiranno in un angolo buio della memoria, come alcuni evffetti collaterali che nulla hanno a che vedere con la musica, come l’abuso di ‘costumi di scena’ da choc. I disincantati spettatori del Festival hanno salutato con soddisfazione la notizia del riconoscimento ottenuto dall’interpretazione perfetta e professionalmente emozionante di Tosca, che in strepitosa sintonia con la stella della musica leggera spagnola Silvia Perez Cruz, ha incantato pubblico e giuria ed è stata premiata  con la meritatissima vittoria nella serata che ha riproposto le più significative canzoni della storia del Festival. Cantare ‘Piazza Grande’ uno dei più grandi successi di Lucio Dalla, era una scommessa, che poteva essere un rischio anche per grandi interpreti. Così non è stato, Tosca è riuscita a fare suo un brano che molti artisti non si sarebbero mai azzardati a proporre a Sanremo. Del resto anche la sua canzone in gara è stata giudicata da chi se ne intende come autorevole candidata a vincere la kermesse canora, sempre che non prevalga il gusto corrente per il rap o generi musicali analoghi in auge. Consola l’idea di aver messo in parentesi la gara per lasciare la scena alle sette grandi artiste che a settembre saranno tutte mano nella mano sul palco di Campovolo per dare supporto con l’incasso della  serata alle organizzazioni che lottano contra la violenza sulle donne: Applausi per Amoroso, Mannoia, Giorgia, Nannini, Elisa, Pausini, Emma.
Poco loquace, fisicamente ‘esuberante’, non una parola di italiano. A chi è venuto in mente di affiancare ad Amadeus la ‘bambola’ Georgina Rodriguez? L’unica spiegazione possibile: l’invito è stato condizionato dallo scoop di avere in prima fila il super attaccante della Juve, Cristiano Ronaldo, mito dei calciofili evidentemente estasiato dalla visione della joven dal fisico di maggiorata.

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