MONNEZZA / I BIG INDAGATI DALLA PROCURA DI NAPOLI

Monnezza sempre sotto i riflettori a Napoli.

Indagati nomi eccellenti nella nomenklatura del potere, pesanti i capi d’imputazione, interi segmenti della filiera passati ai raggi x: dalla raccolta porta a porta alle ecoballe, dagli impianti di compostaggio alla realizzazione dei siti di stoccaggio.

Ben 4 pm della procura partenopea sono impegnati nelle indagini: gli aggiunti Sergio Amato e Nunzio Fragliasso come responsabili della sezione reati ecologici, ed i pm Francesca De Renzis e Giulio Vanacore.

Passiamo ai vip sotto inchiesta. Il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola, braccio destro del Governatore Vincenzo De Luca; Raffaele De Giudice, ex vicesindaco del comune di Napoli e attuale assessore con delega proprio ai rapporti con l’Asia, la municipalizzata di Palazzo San Giacomo; Andrea Abbate, ex direttore tecnico di Sapna Napoli, la gemella di Asia per la gestione dei due centri di raccolta e stoccaggio dei rifiuti; Gabriele Gargano, amministratore unico di Sapna; Francesco Iacotucci e Francesco Mascolo, rispettivamente presidente e direttore generale di Asia, incaricata di provvedere alla raccolta porta a porta dei rifiuti. Dunque, i vertici politici e soprattutto burocratici di Regione, Comune e delle due municipalizzate.

Fulvio Bonavitacola

Bonavitacola è stato convocato in Procura per il prossimo 16 marzo. Dovrà, in particolare, rispondere della mancata rimozione delle ecoballe, della mancata realizzazione degli impianti di compostaggio, della mancata realizzazione dei siti di compostaggio al servizio degli stir nella città metropolitana di Napoli. Da un lato si tratta della pesante eredità delle amministrazioni precedenti; ma dall’altro delle scelte amministrative (pessime) messe in campo nell’ultimo quinquennio.

I numeri, del resto, parlano da soli. La gestione dei rifiuti in Campania, infatti, ha provocato un buco economico gravissimo nei conti dello Stato italiano, quantificabile a tutto novembre 2018 in oltre 150 milioni di euro (denari anticipati dal MEF, che invano ha chiesto la restituzione alla Regione, ritenuta responsabile per le infrazioni contestate dalla Ue al nostro Paese); ma c’è un altro buco da una quarantina di milioni di euro per i “danni più recenti”. Cifre da brivido che testimoniano la scellerata gestione del bubbone rifiuti a Napoli e in tutta la regione.

Non è finita. Perché ci sono altri numeri che mettono con le spalle al muro le autorità politiche di Palazzo San Giacomo e Palazzo Santa Lucia, rispettivamente sede del Comune e della Regione.

Stando alle prime indagini del NOE dei carabinieri per conto della procura partenopea, infatti, sono state rimosse appena 458.550 tonnellate di rifiuti, a fronte di oltre 3 milioni 880 mila tonnellate previste e non ancora rimosse! Una percentuale bassissima, tale da creare anche pesanti allarmi sociali e per la salute pubblica.

Per quanto concerne gli impianti di compostaggio – necessari per incamerare la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata – dovevano essere già operativi dal maggio 2018, ma fino ad oggi non c’è stata neanche la definizione delle strutture, né per Napoli né per le altre province.

Quindi c’è il nodo dei siti di stoccaggio. Secondo i pm, gli indagati (Bonavitacola, Abbate ed altri dirigenti e amministratori) non hanno garantito il funzionamento delle stazioni ecologiche al servizio degli stir, soprattutto nella città metropolitana di Napoli.

Se vi par poco.

 

 

 


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