Italian Language: “La Corruzione”. Mal comune…

È numerica l’unica variabile nell’ordito del  sistema politico italiano della corruzione, fenomeno capillarmente diffuso. La lista nera dei reati di genere, osservata con gli occhi dell’equidistanza da chi li commette, mostra un fitto assembramento di esecutori, figli di parti gemellari omozigoti. La diversità si deve alla più o meno accentuata prolificità materna dei predestinati a infoltire la moltitudine dei corrotti. In chiaro: non è questione di militanza a destra, centro, sinistra, perché di marcio ce n’è qui e là. Varia, e certo non è poco, la cifra degli imputati di ciascun partito, gruppo, movimento, da zero (ma questo numero proprio non compare nel conteggio) a picchi in doppia cifra. La voce ‘onorevoli-disonorevoli’ del Parlamento, di esponenti degli enti locali, per evidenzia, per sovrabbondanza, il totale dell’addizione, ma non mancano manager, imprenditori, professionisti e perfino male marce delle forze dell’ordine, dai vertici in giù. Perché rieditare proprio ora questa esplorazione osservata con il fisheye, in contrapposizione alla  trasparenza delle sardine? Intanto per assecondare l’indignazione provocata da un recentissimo, grave episodio di connivenza  dei  carabinieri con la malavita della camorra, e non meno in relazione alla notizia freschissima dell’ “estorsione a imprenditori”, che ha portato all’arresto di tale Gina Cetrone, ex consigliere del Pdl Berlusconi e ora coordinatrice per il Lazio di ‘Cambiamo con Toti’, la costola di Forza Italia, aggiunta dal governatore della Liguria allo sterminato stuolo di partiti, partitini e movimenti coinvolti nel circo caotico della partitocrazia. La tipa, con a fianco il marito Pagliaroli, compagno di vita,  si affidava a camorristi del clan Di Silvio per riscuotere crediti e finanziare la  campagna elettorale. Con quattro partner è chiamata a rispondere anche di violenza privata e concorrenza  illecita, con l’aggravante del metodo mafioso.
Tutto qui? Eh no! Per Jole Santelli, eletta alla guida della regione Calabria c’è subito una grana e non di poco conto. Il collega di partito  Domenico Tallini (Forza Italia), consigliere  regionale e componente della Commissione antimafia, è rinviato a giudizio per il reato di corruzione. Ancora: Giuseppe Raffa, anche lui di Forza Italia, candidato (non eletto)  alle regionali di Calabria, è rinviato a giudizio per corruzione. Solo Calabria? In Emilia-Romagna Mauro Malaguti, candidato di Fratelli d’Italia, è stato condannato in primo grado a 1 anno e 4 mesi per peculato (rito abbreviato). In conclusione: corruzione a senso unico, solo di una parte politica? Assolutamente no. Di corrotti ce ne sono stati in tutto il circuito di partiti, amici di partito, fiancheggiatori. È appropriata la sentenza ‘scagli la prima pietra chi è senza peccato’.  Nessuna pietra, finora, è volata nell’aria, ma c’è corruzione e macro corruzione.
A latere, poteva mancare Salvini? Indagato un carabiniere, che avrebbe agito da tramite tra l’ex ministro Salvini e gli attivisti della Lega, in particolare con tale Anna Rita Biagini, fedelissima del Carroccio, che ha accompagnato Salvini nel quartiere bolognese del Pilastro, perché, così racconta, messa in contatto con  lo staff dell’ex ministro mediante la telefonata di un maresciallo a lei noto. Incombe sul militare un procedimento disciplinare per aver violato l’imparzialità dovuta alla sua funzione. Si sarebbe intromesso in un’attività con ‘riflessi politici. C’è altro da accertare: Salvini, mentre violava la privacy della famiglia tunisina, era accompagnato da forze dell’Ordine. Da chi e perché?

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