Ma la Calabria è ancora Italia?

Calabria messa in sordina dalle sardine (e da tutti i media), esclusa dal dibattito politico, invece serrato, tambureggiante, sul voto in Emilia-Romagna. Calabria ignorata come Cenerentola di un’Italia nei suoi confronti matrigna. Calabria, dove Salvini ha pescato nell’area torbida di indecenti connivenze, dov’era possibile attrarre elettori conquistandoli con progetti anti ’ndrangheta e meridionalismo attivo da imporre al Paese, che secessionista nei fatti tutela l’Italia a metà, fratturata geograficamente appena al di sotto di Roma. Si vota in Calabria e il fronte antagonista della destra affronta il responso delle urne frammentato: Pippo Callipo per il centrosinistra (Io Resto in Calabria, Pd e Democratici Progressisti) , Francesco Aiello con i 5Stelle, Carlo Tansi con Calabria Pulita, Calabria Libera, Tesoro Calabria. I tre anti Lega, possibili alleati hanno scelto di essere in competizione gli uni con gli altri. Boh? È compatta la destra. Jole Santelli è la candidata di sei liste (Jole Santelli presidente, Forza Italia, Casa delle Libertà, Lega, Fratelli d’Italia, Udc).  Con il loro prolungato silenzio,  Pd e i suoi presunti  “amici” , lasciano  intendere  di ritenere persa in partenza la competizione calabrese, dunque di cederla senza l’onore delle armi ai razzisti del Carroccio.
L’Italia delle incomprensibili anomalie supera se stessa con decisioni cervellotiche (o pilotate politicamente?).  Giovedì scorso la Questura, fedele a norme tirate fuori dalla Prefettura, ha negato alle sardine la piazza della Repubblica di Reggio Emilia, che aveva prenotato per primo Mattia  Sartori  e l’ha concessa alla Lega “perché la priorità di queste scelte spetta ai partiti”. Dunque le sardine, per la Prefettura, non sono un partito e allora, ecco l’incongruenza sospetta,  è arrivato il “no” alla sardine di riunirsi oggi al famigerato Papeete, feudo di Salvini, “perché alla vigilia del voto ai partiti è fatto divieto di parola”.  Insomma:  le sardine sono o non sono un partito? La risposta, questa volta sarebbe di ovvia pertinenza della Prefettura, ma non arriva.
Evolve, pardon involve, la specialità dei 5Stelle di erodere il consenso ricevuto nel 2018 dagli italiani arrabbiati. Riescono a dimezzare i “like”, perdono pezzi per esodi spontanei o coatti di grillini delusi o incompatibili, già in partenza, con i fondamentali del Movimento. Minano l’alleanza di governo giallorosso con  la balorda e improduttiva decisione di competere da soli alle regionali di dopodomani. Sottraggono voti per la rielezione di Bonaccini, mettono a rischio la vita complicata del governo demostellato, che, però,  anche in caso di  sconfitta del Pd,  resterebbe quasi certamente in vita, per volontà di deputati e senatori terrorizzati per la probabilità di non  essere rieletti, anche in considerazione del taglio netto al numero di “onorevoli”. Se i grullini avessero ancora nella zucca un residuo di lungimiranza, dovrebbe aderire all’appello di Bonaccini, che li invita a sostenere la lista pentastellata e dirgli  contemporaneamente sì,  grazie alla possibilità del voto disgiunto. Altre incognite, altrettanto anomale: come voteranno la sinistra, la Bonino e soprattutto  i  drappelli guidatio da Renzi e Calenda, astiosi antagonisti di Zingaretti?
Se Siniša Mihajlović , allenatore  del Bologna, esterna pubblicamente la sua passione da tifo calcistico per Salvini, la risposta di Fedez, iper celebre divo della musica più ‘in’ del momento, non si risparmia nel denigrare l’incredibile sortita di Salvini, che spalleggiato dalle forze dell’ordine (con quale illecita motivazione?) ha citofonato a una famiglia di Tunisini per accusarli di essere trafficanti di droga. Fedez lo apostrofa sui social così:  “Sai qual’ è la differenza? (Errore, tra qual ed ènon si mette l’apostrofo)  “Che noi guadagniamo onestamente senza pesare sulle tasche di nessuno. Il tuo partito è costato agli italiani 49 milioni di euro. Io ero a Ibiza questa estate e faccio il rapper, tu, ministro eri al Papete.

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