TERRA DEI FUOCHI / BONIFICA DEI TERRITORI. E DELLE COSCIENZE

“I dati in Campania ci sono e sono spaventosi. Sia quelli attestanti un elevato incremento di mortalità per cancro, rispetto ad altre regioni, sia quelli attestanti una gravissima compromissione ambientale. Tentare di non correlarli significa mancanza di buon senso”.

Lo sostiene e lo documenta, con una sequela di dati, statistiche e raffronti, il virologo Giulio Tarro, per due volte entrato nella cinquina dei candidati al Nobel per la Medicina, allievo di Albert Sabin.

Una ricognizione meticolosa, una diagnosi preoccupata e preoccupante quella stilata da Tarro, che pubblicheremo nei prossimi giorni in mondo integrale. Per ora, ecco alcune anticipazioni che possono rendere il quadro.

Partiamo dai precedenti studi che così il virologo ricostruisce:

“Oltre quindici anni fa, nel 2004, K. Senior e A. Mazza avevano esplorato i possibili effetti dell’inquinamento ambientale sulle morti causate da cancro nel territorio nolano (in provincia di Napoli, ndr) pubblicando i risultati sulla prestigiosa rivista ‘The Lancet Oncology’.

Nel 2011 venivano poi pubblicati sulla rivista americana ‘Cancer Biology and Therapy’ i risultati scientifici di una ricerca che evidenziava un aumento significativo delle morti da tumore e delle malformazioni congenite in Campania.

A metà 2012 esce il volume ‘La Campania dei veleni’ sullo sversamento illegale dei rifiuti tossici che aveva già all’epoca portato ad un sensibile aumento delle patologie tumorali e delle malformazioni alla nascita.

Alla fine del 2013, su ‘Cancer Biology and Therapy’, è stato pubblicato dalla Fondazione Pascale un lavoro sulla tendenza di mortalità tra il 1988 e il 2009 nelle aree metropolitane di Napoli e Caserta”.

Il professor Giulio Tarro

Passiamo al nodo dei ‘roghi tossici’. “I roghi incontrollati – osserva Tarro – e il tombamento di metalli pesanti, amianto, cadmio, continuano come se nulla fosse, nella nostra regione, in particolare nell’area dell’aversano dove si continuano ad inquinare falde acquifere e prodotti agricoli”.

Seguono, percentuale per percentuale, dato per dato, delle cifre da brividi, chiaramente superiori rispetto alle medie nazionali e delle altre regioni.

Sul fronte dell’acqua – precisa Tarro – “come riportato dal Naval Support Activity Naples, la contaminazione dell’acqua potabile è stata rilevata nell’acqua dei rubinetti di abitazioni da pozzi privati non autorizzati ed in misura molto minore di quelle che utilizzano una fonte d’acqua pubblica. Sono state identificate aree che sembrano essere state influenzate dalle emissioni di agenti chimici e/o falde acquifere: diossine, furani, pesticidi, metalli, vapore di mercurio, aldeidi, bifenilpoliclururati”.

Ancora. “Nel censimento dei siti potenzialmente inquinati dalla diossina, risultano inquinate vaste aree delle province di Napoli e Caserta. In alcune aree della Campania, come Acerra e Cercola, sono stati misurati nel terreno picchi di 50 e più pg di diossina: a Seveso, per 49,6 pg, intervenne l’esercito con reparti specializzati per la bonifica”.

Sul fronte della mancata prevenzione e i ritardi nelle diagnosi, sottolinea Tarro: “Vi è sempre stato un rapporto sbilanciato tra pubblico e privato. Le strutture pubbliche non sono coordinate tra loro e vi sono sempre ritardi per le fasce sociali più deboli. La scarsa attenzione alla diagnosi precoce e, soprattutto, l’importanza della prevenzione primaria esigono, adesso, che si operi come è stato fatto per la riduzione del fumo che ha portato alla diminuzione in valore assoluto dei tumori polmonari. In mancanza di un registro dei tumori e/o del ritardo di una attuazione, bisogna dare importanza alle schede di dismissione ospedaliera e al coinvolgimento dei medici di famiglia”.

“Per esempio, in Texas, quando hanno iniziato le opere di risanamento del territorio, le malformazioni sono diminuite del 40 per cento. Di conseguenza, si potrebbe incidere profondamente con una bonifica, riducendo le malformazioni congenite in solo 4 anni del 25 per cento, arrivando persino ad un risparmio economico di 11 milioni di euro”.

Ma – conclude Tarro – “per ottenere la certezza della bonifica dei territori bisogna prima anteporre la bonifica delle coscienze”.


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