Juve-Roma e contorno di comizio leghista

Il ‘chi’ è di Bruno Vespa, acchiappatutto con il placet di antica data della Rai, è di attualità dopo l’ultimo clamoroso, caso di faziosità che lo espone alla censura perché portavoce della destra moderata o ultras. Allo scandalo di Tg1 e Tg2, in quotidiana campagna elettorale per Salvini, fa da clamorosa eco lo spot che il conduttore strapagato di ‘Porta a Porta’ ha servito all’ex ministro dell’Interno durante l’intervallo di un avvenimento sportivo da grande ascolto qual è stato il match di Coppa Italia Juventus-Roma. A un niente dal voto per le regionali, la ribalta della rete ammiraglia ha ospitato un comizio del capintesta del Carroccio, con l’invito a votare Lega e l’inconsistente Bergonzoni, candidata della destra in Emilia-Romagna. Fosse un incidente di percorso, da estrapolare da una carriera di rispetto per l’equidistanza politica della Rai, si  potrebbe anche assolvere l’ ‘imputato’ di eclatante partigianeria, ma il contesto generale dello sgarro racconta ben altro. Dalla poltrona che assicura la massima visibilità televisiva, l’allora direttore del Tg1, in un empito di sudditanza dal potere, rese pubblica la considerazione che la Democrazia Cristiana era il suo ‘editore di riferimento’, affermazione che gli costò l’accusa di un’informazione subordinata  agli interessi della partitocrazia. Ma era solo il prologo di una carriera costellata di analoghi incidenti professionali, che per l’intera stagione del berlusconismo hanno raccontato la ‘benevolenza’ del suo rapporto con Forza Italia e il suo fondatore.  L’affetto per l’uomo di Arcore è sopravvissuto anche ora che il fenomeno Forza Italia è finito dalle stelle alla polvere, ma solo in parentesi, perché  la vocazione di destra di Vespa è ora totalmente rivolta a celebrare la sudditanza a Salvini. Il personaggio sempre in sella nel pianeta multiforme della Rai ha risvolti incredibili. Concluso il ciclo della direzione del Tg1, Bruno Vespa è stato gratificato da viale Mazzini con una grandinata di prestazioni in qualità di conduttore di una decina di programmi: “Porta a Porta”, il più longevo e meglio retribuito (oltre un milione di euro all’anno). Paperon dei Paperoni dell’azienda pubblica dell’informazione Vespa ha ottimizzato il potere interno per arricchirsi con la pubblicazione frenetica di libri (una sessantina compresi i saggi). La mole della pubblicità riservata a ogni sua ‘opera’ è impressionante. Tutti i Tg, le rubriche, i programmi di intrattenimento, i convegni politici, gli eventi letterari, ospitano recensioni, interviste, spot dei suoi libri. Al  suo bilancio da nababbo (il dato è ignorato dai biografi), contribuiscono i lauti “gettoni di presenza’ incassati come ricercato moderatore di dibattiti. Dal 2014 al 2019, il prolifico conduttore di Porta a Porta si è anche ritagliato il tempo per dirigere il “Quotidiano Nazionale” e collezionare ben 17 premi. La signora Vespa è magistrato e con il marito imperante è stata nominata capo dell’ufficio legislativo del Ministro di Grazia e Giustizia, membro dell’Autorità Garante della Privacy. Certo, non sono mancate le proteste  per l’empatia di Vespa con la destra, le contestazioni motivate da episodi di particolare gravità come l’accordo intercettato telefonicamente con il portavoce di Fini per “confezionare addosso al segretario del Movimento Sociale una puntata di Porta a Porta” e atteggiamenti sfacciatamente ‘amichevoli’ con Berlusconi. In concomitanza con uno “speciale” sull’allora presidente del consiglio, la Rai sospese rubriche concorrenti e di diverso ‘taglio’, come ‘Ballarò’.  Ha fatto scalpore e destato indignazione, ma senza conseguenze per Vespa, l’aver ospitato esponenti del clan mafioso Casamonica e il figlio di Totò Riina. Il potente anchor man ha  una corposa  frequentazione con gli organi della Giustizia, per condanne inflitte per diffamazione e non solo.
Sul discusso personaggio si sono riversate critiche, censure, proteste e condanne per l’incompatibilità con l’imparzialità del servizio pubblico, ma non risulta che alle accuse abbia corrisposto un solo rifiuto di partecipare al suo programma. Eppure, in relazione all’obbligo delle par condicio, per chiudere la rubrica ‘Porta a Porta’ agli esponenti dei partiti antagonisti della destra sarebbe bastato non partecipare alle trasmissioni, rendendole così  non trasmettibili per assenza di contradditorio.
Il quotidiano ‘Il giornale’, portavoce di Salvini, osa definire ‘buffonata’ la trovata del grillino Degli Angeli, che ha ‘sputtanato’, scusate la brutalità del termine, l’ignobile usurpazione di ruolo di Salvini, che come fosse un carabiniere o un poliziotto ha minacciato la famiglia di tunisini del quartiere bolognese Pilastro di mandare a casa loro le forze dell’ordine. Tutto questo nel corso di un colloquio al citofono. Salvini, spalleggiato da carabinieri e agenti  polizia (a che titolo?) ha detto: “Lo spaccio di droga parte da questa casa”. Iniziativa illegittima, contestata e condannata duramente, tra l’altro malamente giustificata raccontando di una ‘soffiata’ non meglio identificata di abitanti del luogo. Il portavoce dei 5Stelle della Lombardia ha citofonato alla sede della Lega in via Bellerio e ha chiesto: “Volevo un’informazione: ci hanno segnalato che qui ci sono 49 milioni…quindi vorremmo un attimo capire e avere maggiori informazioni, anche per ripristinare il buon nome del vostro partito e della vostra famiglia…Ci avevano dato questo indirizzo e i cittadini erano abbastanza scandalizzati da tutta questa situazione dei 49 milioni e noi volevamo anche vedere com’erano fatti. Perché noi del Movimento 5 Stelle non li abbiamo mai visti, perché noi li restituiamo e rinunciamo così ai rimborsi elettorali…”.

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