Troppi due papi

Edotto delle analogie che mettono in parallelo la stagione malata del mondo laico con patologie in fotocopia dello Stato clericale, Ratzinger, chiamato dall’establishment di gran parte del potere interno al Vaticano ad avallare il ‘sistema’, con immaginabile sofferenza ha stupito il popolo dei cattolici e chi religioso non è. Ha  dismesso i paramenti sacri indossati appena dopo la fumata bianca che lo ha eletto pontefice con il nome di Benedetto XVI, ma come farebbe un monarca scoraggiato da difficoltà insormontabili di governare, con l’aggravante di un una corte corrotta a   lui ostile, ha scelto di abdicare e ha introdotto nella storia del cattolicesimo la clamorosa ‘prima volta’ di dimissioni papali.  In sue vece, il Conclave, evidentemente illuminato dalla maggioranza di cardinali innovatori, ha puntato sulla riconosciuta vocazione dell’argentino Bergoglio a interpretare il mandato nel ruolo di erede del Cristo ‘socialista’. Il teologo Ratzinger nei sette anni di silenzioso ritiro spirituale dedicato a nobile speculazione teologica, deve aver faticato non poco a trattenersi dal mettere bocca sul restyling di papa Francesco, nella veste di fattore collaterale, quanto autorevole, dello schieramento dei conservatori, ostile ai comportamenti nel sociale di Bergoglio missionario dei principi di  ‘carità cristiana’. Oltrepassata la venerabile soglia dei 90 anni, Joseph Ratzinger, “papa emerito”, e per certi versi d-emerito, in quanto a suo tempo indotto alla resa per deficit di coraggio e mancata sintonia con i mutamenti epocali dell’umanità, rompe il silenzio, spalleggiato dal cardinale Sarah e censura la coraggiosa, opportuna, non rinviabile  apertura di Francesco al sacerdozio di diaconi permanenti. Il presupposto dichiarato della ‘rivoluzione’ Bergoglio la giustifica con il dato per la Chiesa molto preoccupante delle mancate vocazioni, particolarmente in alcune aree del mondo. Per chi sa leggere nel background delle  dichiarazioni ufficiali, la svolta di papa Francesco, abbatte uno dei caposaldi della conservazione. Addebita al celibato, al voto di castità, imposto contro natura, la responsabilità che fa dei preti la categoria più coinvolta nei  reati di pedofilia. “Keine”, fa sapere Benedetto XVI  in  175 pagine del  libro “Dal profondo del cuore” scritto con il cardinale Sarah e dedicate al tema. “No, la pedofilia non c’entra, Silere non possum”, (tacere non posso) e chiede ai fedeli di non badare a cattive arringhe, messinscene teatrali, diaboliche menzogne(!!) errori di moda(!!!)”. Ratzinger è irrefrenabile, Sarah anche di più: “C’è un legame ontologico-sacramentale (???) tra sacerdozio e celibato (leggi ‘castità). Ordinare uomini sposati equivarrebbe a una catastrofe pastorale, a una confusione ecclasiologica (!!!)”. Dietro gli arzigogoli lessicali, del tipo ‘confusione ecclasiologica, questa disputa fra teologia e spirito innovatore manifesta la sofisticata strategia di delegittimazione dell’operato di Papa Francesco, che nel sommerso rende difficile e pericolosa la ‘crociata’ contro dogmi anacronistici, qual è il celibato di preti e suore (per quest’ultime totalmente privo di  legittimazione). Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo,  ex sottosegretario della Cei: “Niente di scandaloso nell’apertura di papa Francesco. È  tempo di rispondere al nuovo di esigenze del nostro tempo come hanno fatto altre religioni”.  E Bergoglio? Tra un viaggio pastorale  e l’altro troverà il tempo per rispondere a Ratzinger e soprattutto per  confermare con una disposizione chiara, autorevole, il sì al matrimonio di sacerdoti e con un supplemento di coraggio innovatore delle suore.

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