Fuori dal coro

Il metronomo degli esodi, nel tempo e senza regole, ha scandito il fenomeno di addii coatti e auto espulsioni dei pentastellati, ma stanco di star dietro a ritmi oscillanti ha scelto di imbrigliarlo, di dargli  una regolata. Ora sembra orientato a raccontare regolari ‘uscite binarie dalla comune’ come fanno le coppie di attori in conclusione di un duetto recitato al proscenio. I candidati a ciao, ciao dal firmamento pentastellato salutano due a due, ed è un chiaro plagio dei carabinieri in servizio di ronda urbana. Nel rispetto della prova del due, mutazione della gemella del nove spiegata nel lontanissimo mille e duecento dal geniale matematico Fibonacci, il bye-bye al Movimento l’hanno pronunciato per ultimi,  all’unisono, i deputati Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri, subito arruolati dal reparto fuoriusciti del gruppo misto. La creatura del comico genovese prestato alla politica non esulta certo per lo stillicidio di defezioni, ma neppure si strappa i capelli, per il momento tutelato dal numero di 221 deputati conquistati con il voto del 2018. Comunque non dorme sonni tranquilli Di Maio e sono agitate anche le notti di Zingaretti: di defezione in defezione i numeri della maggioranza si assottigliano e potrebbero erodere alle fondamenta il sodalizio demostellato. A imbronciare l’espressione del ministro degli esteri,  giovane virgulto frettolosamente balzato  in vetta alle gratificazioni istituzionali, è l’ “inguacchio” delle mancate restituzioni di parte delle prebende. A una cinquantina di grillini la norma non è andata giù. Un inadempiente di lusso è il deputato Giarrusso, un tempo socio del circolo magico del gruppo dirigente e ora malato di incertezza a proposito dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, accusato di sequestro di persona.  È il prossimo esule, a rimorchio dell’ex ministro Fioramonti e del leghista Paragone? Se accadrà si affratellerà con i 26 parlamentari che hanno lasciato il Movimento. I nomi: Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, in tandem pochi gironi fa, Silvia Benedetti e Maurizio Buccarella, espulsi ma rieletti, Salvatore Caiata, indagato per riciclaggio e approdato a Fratelli d’Italia,  Cecconi passato al gruppo misto, Sara Cunial, Dall’Osso, attratto da Forza Italia, De Bonis, per condanna contabile, De Falco, quello del ‘caso’ Schettino (nave Concordia), Elena Fattori, Galantino, altro fan della Meloni, aggregato a Fratelli d’Italia, Giannoni (violazioni dello statuto), Grassi, ammaliato da Salvini come Lucidi, Martelli, espulso e rieletto, Mura perché assenteista, Paola Nugnes, emigrata in Liberi e Uguali, gruppo misto, Ortolani, ucciso dal cancro, Tasso condannato per violazione del diritto d’autore, Catello Vitiello, ritenuto massone in sonno, dal gruppo misto saltato in Italia Viva, Gloria Vizzini, violazioni dello Statuto e Gelsomina Vono, attratta a sua volta da Renzi, Urraro, emigrato in Lega. Un elenco così racconta poco e molto. Sicuramente l’opportunismo  di essere saliti sul carro a suo tempo vincente dei 5Stelle, distanti anni dalla loro ideologia. Anche questa è l’Italia della politica come mestiere.

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