ALPI, 25 ANNI DOPO / IL VERTICE RAI SALINI: CI VUOLE UN GRAN POOL…

25 anni dalla tragedia di Mogadiscio in cui vennero massacrati Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Tra le tante esternazioni solo rituali, da robot Mattarella a maggiordomo Fico, ne vogliamo segnalare una che ci sembra “ai confini della realtà”. Quella dell’amministratore delegato Rai Fabrizio Salini.

Il numero uno di viale Mazzini propone la costituzione di “un gruppo internazionale di giornalisti di inchiesta” per trovare la soluzione al rebus.

In altre faccende affaccendato, certamente il mega Dg (o dj?) non ha neanche dato una letturina alla sentenza pronunciata dal tribunale di Perugia due anni fa, con la quale è stato prosciolto da ogni accusa il povero somalo Hashi Omar Assan che ha scontato 16 anni di galera da perfetto innocente ed al quale, un anno fa, è stato riconosciuto un maxi risarcimento danni.

Fabrizio Salini. Sopra Ilaria Alpi

In quella sentenza che pochi di tutta evidenza hanno letto – soprattutto tra i media – si parla a chiare lettere di “Depistaggio di Stato”. Non solo. Ma si possono leggere nomi, cognomi, indirizzi, cellulari di tutti coloro i quali a livello investigativo hanno depistato, in modo del tutto consapevole e “scientifico”. E quindi non solo hanno coperto, ma sono stati complici di chi ha organizzato il duplice omicidio.

Non c’è ormai bisogno di alcun gruppo investigativo a livello mondiale per scoprire una verità ormai accertata, addirittura per via giudiziaria. E che solo per totale ignoranza, nella migliore delle ipotesi, nel ‘porto delle nebbie’ si cerca ancora di insabbiare. Vista l’ennesima richiesta di archiviazione avanzata dal pm capitolino Elisabetta Ceniccola e controfirmata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, che tra un paio di mesi grazie a Dio va in pensione.

In quella sentenza perugina, appunto, c’è scritto tutto. Più di così non si può.

La procura romana dovrebbe solo riaprire il suo fascicolo, studiarsi un minimo quelle carte, convocare un pò di testi base, fare qualche indaginetta, effettuare qualche riscontro finale e chiedere degli scontati rinvii a giudizio.

Dopo 25 anni è il minimo rispetto che si deve alla memoria, più volte calpestata, di Ilaria Alpi e Miran Hrovantin. E perché, dopo un quarto di secolo, si possa tornare a parlare di Giustizia. E non di depistaggi e insabbiamenti.

Roberto Fico

Il presidente della Camera Roberto Fico, dal canto suo, si copre dietro la foglia della “desecretazione degli atti ancora coperti”. Ma non trova neanche il coraggio di chiedere, invece, l’identificazione della fonte (dei Servizi) ancora coperta che tutto sa e viene ancora, incredibilmente, “coperta”, tenuta nascosta.

 

P.S. Sapete chi è mai il legale che in questi anni, per conto della RAI, ha “patrocinato” (sic) Ilaria Alpi e Miran Hrovatin?

Alfonso Stile, uno dei principi del foro salito alla ribalta delle cronache soprattutto per due processi. Difende, infatti, il capo di RFI, rete ferroviaria italiana, nella tragedia del rogo di Viareggio che ha causato 33 vittime.

E gli ex funzionari del gruppo Marcucci (oligopolista nella lavorazione e distribuzione di emoderivati) alla sbarra per la strage del “sangue infetto”, il cui processo è alle battute finali al tribunale di Napoli, sentenza prevista per il prossimo 25 marzo.

 


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