LA VOCE 30 ANNI FA / MA ‘O CAPOGRUPPO CHI SE LO PIGLIA ?

Compie trent’anni esatti la mitica conversazione titolata “’’O Capogruppo chi s’o piglia” pubblicata dalla Voce nella sua cover story di aprile 1989.

Mitica perché documentò in modo incontrovertibile il mercato delle vacche che dominava nei palazzi del potere, in quel caso la Regione Campania, terra di conquista per capi & capetti della politica. Ed anche perché per la prima volta pose in netto contrasto il diritto di cronaca alla tutela della privacy.

Rammentiamo con ordine. A marzo ’89 alla redazione della Voce arriva una musicassetta di quelle che si usavano una volta. Sul nastro due voci, una in napoletano ruspante, l’altra in un toscaneggiante idioma partenopeo. Al primo ascolto capiamo che si tratta di qualcosa di grosso: al telefono due politici che si spartiscono come a tavola poltrone e assessorati, letteralmente azzannano il territorio provincia per provincia, fanno nomi e cognomi del cortile politico di palazzo Santa Lucia e non solo.

L’articolo di 30 anni fa con la “conversazione”. In apertura la foto d’epoca di Aldo Boffa e Paolo Cirino Pomicino

Dal tono intuiamo subito di chi si tratta. Ma preferiamo procedere in modo cauto e divertente: pubblichiamo “La Conversazione”, questo il titolo della story, e facciamo anche di più, riproducendo in 10 mila copie la cassetta con il contenuto di quella “trattativa”, di quell’autentico mercato delle vacche: e la alleghiamo al numero della Voce. Lo scriviamo: per preciso diritto-dovere di informare i cittadini su come i nostri vertici politici trattano la “cosa pubblica”.

Indiciamo un piccolo concorso a premi: chi per primo indovinerà il nome dei due protagonisti si aggiudicherà 5 abbonamenti alla Voce.

A vincerli, dopo neanche 24 ore dall’uscita della Voce in edicola, sono l’allora ministro alla Funzione Pubblica Paolo Cirino Pomicino e l’allora assessore ai Lavori Pubblici, Acque e Acquedotti della Regione Campania, Enzo Boffa, già portaborse dell’altro ministro ovunque per la Dc, Enzo Scotti.

Vincono il nostro concorso perché fanno sequestrare la Voce in edicola, o meglio ottengono in tempo reale il sequestro della cassetta contenuta nelle copie cellophanate. Vanno in tilt tutti gli edicolanti, che in Campania si vedono piombare addosso decine di uomini delle fiamme gialle costretti a dedicare il loro tempo per levare il cellophane dalle copie e portar via la cassetta incriminata.

Fu un boom di vendite per la Voce. Una story che ebbe risonanza in tutta Italia, un po’ come il sequestro richiesto dal ministro Franco De Lorenzo per il libro Sua Sanità.

Al processo penale che seguì naturalmente prevalsero le nostre ragioni sul diritto di cronaca rispetto ad un qualsivoglia diritto alla privacy: in questo caso peraltro del tutto inesistente visto che non si trattava di una questione privata di “corna”, ma di cariche & incarichi pubblici, concernenti gli assetti della Regione Campania.

Poi verranno corna & bunga bunga.


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