TORINO LIONE – PESSIMO ESORDIO DEL GOVERNO GENTILONI

Ferdinando Imposimato. Nell'altra foto un traforo per la TAV Torino Lione.

Ferdinando Imposimato. Nell’altra foto un traforo per la TAV Torino Lione.

Pessimo esordio del Governo Gentiloni. Ieri la Camera è stata impegnata a ratificare gli accordi tra i governi italiano e francese per l’avvio dei lavori della sezione trasfrontaliera della linea Torino Lione. E’ una sfida al buon senso, alla Costituzione e al buon governo. Vengono lesi i diritti alla tutela dell’ambiente, della salute e la corretta gestione delle risorse pubbliche. L’opera riaguarda 45 chilometri del territorio francese e 12 di territorio italiano e non è soggetta alla normativa antimafia, nonostante la prova della presenza di ‘ndrangheta e camorra nel lavori eseguiti, come da ordinanza del GIP di Torino. Non solo: viene violato l’articolo 6 della convensione di Aarhus del 1998 che prevede «la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali», con osservazioni e proposte. Ma l’Italia deve pagare i due terzi dell’opera per un assurdo contratto stipulato ai primi anni 2000. E non basta. Il giudice di Torino mise in evidenza fatti concreti che riguardano l’associazione criminale calabrese che:

1) gestiva la cava tra i comuni Sant’Ambrogio e Chiusa San Michele, in cui si sversano rifiuti nocivi, si frantumano e si fa misto cemento da impiegare nella TAV (Ordinanza custodia cautelare Torino pagina 491);

2) le ordinanze del sindaco di S. Ambrogio per la rimozione dei rifiuti speciali pericolosi e la bonifica del sito erano state disattese dalla ndrangheta;

3) la cava su un terreno agricolo gravato da vincoli idrogeologici e paesaggistici che vietavano l’esercizio di tale attività in quel luogo;
4) rifiuti speciali pericolosi erano aumentati in modo enorme,  rasentando l’alveo del canale Cantarana.

L’articolo 9 della Costituzione prescrive: «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»; per paesaggio si intende anche la salute.
Dall’ordinanza del Tribunale di Torino emerge che l’aggiudicatario dei lavori del tunnel di Chiomonte «è uno dei principali riferimenti della società RFI ( Ferrovie dello Stato) e LTF (Lione Torino Ferroviaria), responsabile della parte italo francese della Torino-Lione». Si ripeteva in Piemonte ciò che è accaduto in Toscana con accordi scellerati tra stazioni appaltanti (lo Stato) e appaltatori dei lavori, interessati a arricchirsi con denaro pubblico e depredando un territorio di grande valore storico e artistico, la Val di Susa.
In un colloquio telefonico dell’ottobre 2011 tra l’imprenditore e il mafioso che lavorava nel cantiere, si studiava il modo di raggiungere il sito di Chiomonte con camion privi dei permessi. Il capo ‘ndrangheta si compiaceva, per telefono, con una parente: «RAI 3 ha inquadrato i suoi mezzi nel cantiere TAV a Chiomonte», « tanto che erano stati costretti a nascondersi, hanno inquadrato i macchinari della TAV lì a Chiomonte, alla Maddalena».
Il giudice mise in evidenza che imprenditore e mafioso non avevano le carte in regola per i lavori di asfaltatura del sito di Chiomonte per conto della LTF (Lione Torino Ferrovie), che erano stati fatti in modo approssimativo e sbagliato, e che non erano stati registrati i subappalti (Ordinanza, pagina 941).
Risulta dalle intercettazioni (pag. 940 e 941) che la Toro S.r.l., società della ‘ndrangheta, fosse dentro il cantiere della Val di Susa, il più sorvegliato d’Italia, presidiato da un ingente numero di agenti delle Forze dell’Ordine.

Il costo totale aggiornato della Torino-Lione (tratta internazionale) è di 13.589 milioni di euro (13 miliardi e mezzo di euro, di cui 11.977 milioni per l’opera e 1.612 per studi e progettazioni). 7.789 sono a carico dell’Italia. Scrive il Sole del 22 febbraio 2015 che «circa un miliardo e 200 mila euro sarà la cifra che verrà richiesta all’Europa per la prima fase dei cantieri della Torino-Lione». L’articolo aggiunge che era in calendario «martedì 24 febbraio (2015) il vertice tra Hollande e Renzi e giovedì 26 la presentazione del dossier all’Ue per la richiesta di fondi». Una farsa pazzesca.

Le Monde riferiva che l’Italia aveva accettato di finanziare i 2/3 della sezione internazionale, benchè i due terzi della spesa concernano il tratto in territorio francese.

Scriveva l’ingegner Ivan Cicconi nel libro “Le grandi opere del cavaliere” che la «LTF aveva affidato alla impresa Eiffage i lavori per la galleria pilota. La Eiffage aveva scelto nel 2004 una società italiana, la Rocksoil spa della famglia del Ministro del lavori pubblici Lunardi, che finanziava per due terzi quei lavori».

Una spesa pazzesca, una violazione del diritto alla salute e al diritto all’ambiente.


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