SAN FAUSTIN DEI ROCCA / I PM DI MILANO INDAGANO PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE

Ricordate il “Pozzo di San Faustin”? Le sue misteriose fortune? La miniera di casa Rocca per la quale transitano i segreti dello scandalo Petrobras che in Brasile coinvolge tutta la rouling class compreso il presidente Dilma Rousseff fresco di impeachment? La Voce ne ha scritto un paio di mesi fa.

Bene, il Corriere della Sera del 21 settembre annuncia: “Corruzione internazionale, Milano indaga sulla San Faustin”. Lo stesso capo d’accusa – corruzione internazionale – che ha colpito in pieno attuali ed ex vertici di Eni e Saipem – la controllata per il settore impiantistico petrolifero – protagonisti assoluti dello scandalo targato Petrobras, il colosso pubblico dell’oro nero in Brasile. E coinvolto per le stesse storie delle super mazzette carioca (fino ad oggi circa 4 miliardi di dollari accertati e gli inquirenti ipotizzano una cifra che supera quota 20 miliardi, da Guinness mondiale) il gruppo Techint controllato dalla famiglia Rocca, sul ponte di comando Gianfelice, uno dei Paperoni d’Italia (sempre nella cinquina di vertice), uno dei ras dell’industria con le gemme di Techint, appunto, di Tenaris (leader argentina dell’acciaio), e all’occhiello board che contano, dalle nostrane Assolombarda (è presidente), Brembo e Unicem-Buzzi, fino ai pezzi da novanta del firmamento estero, da Allianz ai salotti griffati Trilateral e Aspen.

Dilma Rousseff. In apertura Gian felice Rocca

Dilma Rousseff. In apertura Gian felice Rocca

Ma lo scrigno autentico si chiama San Faustin. Partorito più di mezzo secolo fa nel paese di tanti misteri (anche massonici), l’Uruguay, poi trasferito a Panama per lo svezzamento, quindi crescita robusta a Curacao, fino alla maturità in Lussemburgo. Dove la ovattata sede, in piena estate, un paio di mesi fa è stata rovistata dagli 007, una perquisizione ordinata dai pm (Fabio De Pasquale, Isidoro Palma e Donata Costa) della procura di Milano che già indagano sulle corruzioni internazionali che portano non solo al maxi scandalo verdeoro, ma anche alle acrobazie estere di casa Eni-Saipem dal Kazakhstan fino alla Nigeria e all’Algeria (in quest’ultimo caso è fresca una condanna in primo grado per l’ex numero uno dell’Eni Paolo Scaroni, candidato alla poltrona di vertice nella nuova – sic – Ilva che dovrà nascere dopo il commissariamento).

Sono due, a quanto pare, le gole profonde che stanno ricostruendo, davanti ai pm, tutte le connection e le trame corruttive a base di milioni di dollari. Si tratta di un pezzo grosso targato Petrobras, Jorge Luiz Zelada, che ha ricoperto l’incarico di capo area internazionale per l’ente petrolifero carioca; e di Joao Antonio Bernardi Filho, ex uomo Saipem in Brasile.

Lo snodo fondamentale della story è quello relativo alla fornitura di tubi per la realizzazione degli oleodotti che Petrobras aveva in programma: incaricata della stessa fornitura una sigla, “Confab”, associazione temporanea tra la Techint di casa Rocca e altre due sigle, “Andrade Gutierrez” e “Oderbrecht”. Ad oliare il meccanismo dell’assegnazione – secondo la ricostruzione effettuata dai due attuali ‘collaboratori di giustizia’ – è stato un faccendiere di grosso peso, Renato Duque, al quale è arrivata la cifra di quasi 10 milioni di dollari. Un pregiudicato in piena regola, Duque, già condannato per altri affari a 20 anni di galera.

L’ex dirigente di Petrobras, Zelada, dal canto suo ha incamerato due ricche tangenti per un totale di oltre mezzo milione di franchi svizzeri: “soldi versati – dettaglia il Corsera – da un conto della società Fundiciones del Pacifico il cui beneficiario economico era appunto San Faustin, l’holding lussemburghese dei Rocca”.

Per questi motivi sotto i riflettori della procura milanese è finito non solo il patròn Gianfelice, ma anche il fratello Paolo, il nipote Lodovico e un cugino, Roberto Bonatti, che si è dato non poco da fare per “curare” le sorti di San Faustin, difesa dal responsabile del ramo argentino – Fernando Mantilla – secondo cui “un audit interno di Techint non ha evidenziato alcuna irregolarità nell’operato di San Faustin”. Sarebbe stato, francamente, un po’ troppo…

 

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