USA & ASIA / I MISTERI DI  CASA OBAMA  IN INDONESIA E LE MANOVRE NEL PACIFICO

Ricordate il recente “vaffa” del presidente filippino nientemeno che all’indirizzo di Barack Obama? Una sceneggiata, secondo il mainstream occidentale, una pagliacciata del “Filipino Donald Trump”, come ha subito colorito il “Western corporate media”.

Ma la controinformazione negli Usa si è messa in movimento. E ha scoperto alcune chicche nel lontano passato di Obama. Qualche retroscena che può meglio inquadrare la “sparata” del folkloristico numero uno, Rodrigo Duterte, il primo capo di Stato originario di Mindanao, la grossa isola a sud dell’arcipelago filippino.

Su alcuni siti, infatti, rimbalzano i pedigree della madre e soprattutto del patrigno di Obama. Quest’ultimo, il tenente colonnello Lolo Soetero, ha lavorato per anni all’ambasciata statunitense di Giacarta e ha partecipato, negli anni ’60, a delle “brutali e sanguinarie operazioni sia contro i comunisti indonesiani che contro quelli filocinesi”, spesso e volentieri concluse con efferate esecuzioni: tanto che alla fine venne allontanato dallo staff diplomatico. Inquietante anche la figura della madre, Ann Dunhan Stanley, che quando Barack era ancora giovanissimo, nel ’67, raggiunse il suo compagno-colonnello a Giacarta. Mentre lui purgava, epurava e contribuiva al golpe anti Sukarno, lei lavorava per la Cia, ed in particolare si rimboccava le maniche per Usaid, ossia la US Agency For International Development, che di tutto si occupava – come vantava il suo nome – fuorchè dell’assistenza e dell’aiuto ai più bisognosi: impegnata, invece, nello scovare quei luridi comunisti. Dio li fa e poi li accoppia.

Facciamo un salto di parecchi anni, ed eccoci al predecessore di Duterte, e cioè Benigno Aquino. Durante il suo governo, Obama si è attivato non poco sotto il profilo anche militare per dar vita ad una nuova versione dell’ex SEATO, la “South East Asia Treaty Organization” in versione Guerra Fredda, ossia per creare e alimentare una serie di legami sempre più stretti “tra Washington e diversi paesi del Sud Est asiatico per un aggressivo confronto politico e militare con la Cina e per il controllo sul Pacifico occidentale”. Insomma, una “Seato 2”, con tanto di basi logistiche, aeree e velivoli da combattimento liberi di acquartierarsi nelle Filippine. E’ l’operazione “Westpac” e può contare su una  postazione strategica, quella di Pearl Harbour, nelle Hawaii: un nome che ricorda qualcosa…

Arrivato al potere sulla base di un programma nazionalista, Dutarte ha subito pensato di allacciare buoni rapporti con Pechino, non solo sotto il profilo politico, ma anche economico e commerciale, ad esempio per una maggior libertà nel settore della pesca. La cosa, evidentemente, alla Casa Bianca è stata vista come il fumo negli occhi.

Rodrigo Duterte. In apertura il presidente Usa Barack Obama

Rodrigo Duterte. In apertura il presidente Usa Barack Obama

Dal canto suo il Dipartimento di Stato e la Cia hanno provveduto a rafforzare i legami con la “Sunni Muslim hierarchy”, senza il cui appoggio è difficile aver successo in Indonesia, e perfino con alcuni gruppi in teoria “nemici”, come Wahhabi e Salafiti. “Una riedizione – viene commentato – dei rapporti che negli anni ’60 legavano il Crescent Star Party, un partito politico musulmano, alla Cia, che lo supportava sotto il profilo finanziario. Il Crescent lottava contro il Pki, i comunisti, i filo cinesi e gli stessi indonesiani di religione cristiana. Non avrebbe mai potuto farlo senza il sostegno degli Usa”.

“Tutte le operazioni della Cia fino ad oggi – viene aggiunto – sono state condotte con l’ok di Seato, l’organizzazione che Obama e Hillary Clinton vorrebbero mantenere e potenziare sempre di più, in modo tale da spingere il Sud Est asiatico verso una nuova Guerra Fredda. Duterte sta reagendo con una sorta di ultra nazionalismo e populismo che scaturisce come reazione alle nuove forme di globalizzazione e multilateralismo. I media occidentali semplificano il tutto travestendo Dutarte come una versione macchiettistica e filippina di Donald Trump. E’ ridicola la lezione di Obama sui diritti umani e civili, quando proprio in Mindanao sono stati calpestati e Dutarte in quel caso non era certo carnefice ma vittima”.

Altri siti parlano di “strategia della Cia nelle Hawaii” e non solo, visto che l’area si allarga fino all’Australia. Ecco la vera agenda presidenziale, in linea con i governi Bush-Clinton (Bill)-Obama: “rafforzare la presenza militare nella regione pacifica dell’Asia, quella che Obama affettuosamente chiama il suo ‘pivot verso l’Asia’: tutto ciò per dare un segnale forte alla Cina e alla Russia”; “potenziare la presenza militare per stabilire una incontrastata politica su quell’area”, per “una politica neo coloniale in piena regola”; “usare gli stessi temi ambientali, il clima, come strumento di forte pressione sui leader dei paesi e delle isole del Pacifico”.

Del resto, è stato molto chiaro uno degli ufficiali più in vista della Us Army, Tom Hanson, che in una recente intervista alla ‘Australian Broadcasting Corporation’ ha inviato un preciso messaggio: “Penso che gli australiani devono fare in tempi brevi una scelta, è difficile camminare su un crinale che si fa sempre più sottile, mantenendo rapporti economici sia con noi che con la Cina”.


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