BANCHE DI SAN MARINO / ERUTTA IL TITANO, SUPER CRAC DA 2 MILIARDI

Bufera in vista a San Marino. Banche sull’orlo del crac per la montagna di sofferenze e di crediti che più deteriorati non si può. E se erutta il Titano apriti cielo, un magma che può travolgere mezzo mondo, dalle mafie in vena di riciclaggio, ai colletti bianchi, alla clientela “pesante” che lì ha depositato e nascosto per anni.

A quanto pare il buco può sfondare il tetto dei 2 miliardi, per la metà scavato in conti e bilanci del colosso creditizio locale, la Cassa di Risparmio di San Marino; il resto equamente suddiviso tra gli altri cinque istituti sammarinesi.

“C’è forse da mettere in correlazione i fatti con due circostanze verificatesi nei mesi scorsi – nota un operatore finanziario – la nomina del nuovo presidente della Banca Centrale della Repubblica di San Marino, Wafik Grais, e la fresca visita di un team del Fondo Monetario Internazionale, che ne avrà certo scoperto delle belle”. E soprattutto dato una sbirciatina alla voragine.

Wafik Grais. In apertura la sede della Banca Centrale a San Marino.

Wafik Grais. In apertura la sede della Banca Centrale a San Marino.

Dalle asettiche note post visita, infatti, già trapelava qualcosa. Ecco qualche passaggio firmato proprio dal neo numero uno della Banca Centrale: “Il Fondo raccomanda con forza di affrontare il problema della salute dei bilanci delle banche”. “Identifica nella salute dei bilanci del sistema bancario una minaccia alla stabilità del sistema finanziario e, oltre a questa, dell’economia e del benessere della cittadinanza”. Passo base è la “determinazione di un livello adeguato di riserve e, se necessaria, di una ricapitalizzazione”. E ancora: “il primo passo è ciò che il FMI chiama nel proprio rapporto ‘valutazioni prospettiche e lungimiranti (AQR o asset quality review) degli attivi per tutte le banche, che dovrebbero ridurre l’incertezza sulla qualità di tali attivi’. Senza una profonda, dettagliata conoscenza della qualità degli attivi non può essere messa in atto alcuna strategia sana che risolva i problemi. La Banca Centrale di San Marino ha sottoscritto pienamente questa raccomandazione”.

Forse troppo tardi, o comunque quando i buoi sono abbondantemente usciti dalle stalle e hanno allegramente – indisturbati – pascolato per anni tra le praterie dei fidi facili, caso mai senza garanzie, concessi anche a “movimenti politici e loro esponenti”; crediti allegri, in particolare, per condurre in porto operazioni e speculazioni immobiliari in giro per l’Italia.

Nota un analista: “le cifre dei crediti deteriorati di San Marino sono da brividi. Non è solo la somma in sé, pur gigantesca, i 2 miliardi, ma il fatto che essi rappresentino addirittura la metà di tutti i crediti erogati, una percentuale ben superiore rispetto a quella del sistema bancario italiano, ad esempio. La cifra è pari al 140 per cento dell’intero pil, il che significa che la situazione è a livello di Grecia 2013”.

Saprà trasformarsi in un abile prestigiatore, il neo presidente Wafik Grais, per trasformare la spazzatura creditizia in oro? Al super vacillante governo locale sperano nel miracolo: l’egiziano-svizzero Grais “ha un profilo internazionale – commentano alle Finanze – nel suo pedigree ci sono importanti trascorsi in Banca Mondiale, con incarichi per le aree del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. Ma anche esperienze nel mondo finanziario privato. E ha competenze importanti – fanno notare – in tema di finanza islamica”. Coi tempi che corrono, può tornare utile. A quanto pare, per il governo egiziano Grais ha seguito la creazione della ‘Banca per la cooperazione e lo sviluppo economico’.

Ma c’è chi intravede già qualche primo conflitto di interesse. Nota un cronista locale, Marco Severini: “Dal 2013 Wafik Grais è impiegato nella lussemburghese Lupercale Sicar. Allo stesso indirizzo si trova la finanziaria Leiton Holding. Quest’ultima detiene il 95 per cento di Banca Partner che a sua volta ha in mano l’85 per cento di Banca CIS – Credito Industriale Sammarinese”.

Un bel giro.

E sarà un bel tour quello che – se default sarà – vedrà per forza di cose impegnati inquirenti e magistrati. Che già quattro anni fa cominciarono ad alzare il coperchio su maxi lavaggi, montagne di danari che provenivano dalle terre di Gomorra. Le operazioni vennero dettagliatamente descritte in un’ordinanza della procura di Bologna. In un’altra inchiesta, poi, troviamo in prima linea, nelle operazioni di “cleaning”, il clan Bidognetti, punta di diamante finanziaria dei Casalesi, capeggiato da Francesco, al secolo Cicciotto ‘e mezzanotte, l’uomo che per dar maggior corpo e sostanza ai traffici di rifiuti tossici frequentava anche Villa Wanda, la maison aretina di Licio Gelli. E parecchie piste massoniche portano proprio alle falde del Titano.

In particolare a quella Loggia di San Marino che fa capolino in non poche vicende da novanta. Come il giallo Telekom Serbia e il collegato affaire “Finbroker”, la finanziaria utilizzata spesso e volentieri da Italo Bocchino, l’ex braccio destro di Gianfranco Fini, prima sotto i vessilli di Alleanza Nazionale, poi della meteora Fli.

 

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8 giugno 2015


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