Ennesimo funerale della Giustizia di casa nostra. E tutto emblematicamente sintetizzato in appena 24 ore.
Dopo 10 anni e passa solo un barlume di verità su Giulio Regeni: la Corte d’Assise di Roma, infatti, condanna tre dei quattro 007 egiziani ma solo per sequestro e maltrattamenti, certo non per l’omicidio. I tre, comunque, sono uccelli di bosco perché non sono mai stati estradati dalle autorità egiziane.
Continua la macabra sceneggiata di Garlasco. Protagonista stavolta il RIS che più di 10 anni fa ha taroccato le prove e clamorosamente depistato: nessuno paga, caso mai va in tivvù. E battendo piste ‘passionali’, gli inquirenti perdono clamorosamente di vista l’unica attendibile: Chiara Poggi stava indagando su un rete di pedofili vip in Lombardia: per questo ‘doveva tacere’, o meglio morire.
Ma a far rabbrividire e mostrarci quanto la Giustizia (sic) sia stata calpestata – e continui ad esserlo – in Italia, sono altre due vergognose storie: la tragedia di Ustica in cui nel 1980 persero la vita 81 passeggeri a bordo dell’Itavia diretto a Bologna; e l’omicidio – così l’abbiamo sempre etichettato – del responsabile stampa del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, volato giù 13 anni fa dal terzo piano della storica sede Mps di Palazzo Salimbeni.
Partiamo da Ustica.
AMMAZZATI & DEPISTATI
Una verità nota e stranota da sempre – e almeno dal 1991, a 9 anni dalla strage – ma mai venuta ufficialmente a galla. Per una chiara responsabilità della magistratura inquirente e per la totale inerzia dei nostri vertici politici, genuflessi ai voleri NATO e della Francia.
Una Francia che solo adesso – incredibile ma vero – ossia il 21 settembre scorso si è premurata di spedire, attraverso la sua ambasciata romana, una scarna nota alla nostra Farnesina comunicando la propria disponibilità a inviarci la documentazione custodita al ministero della Difesa transalpino e relativa alla tragedia di Ustica: un ‘mare’ di carte che, a quanto pare, coprono un arco temporale che va dal 1981 al 1990, nel quale ovviamente perdersi. Ma – secondo i bene informati – dovrebbero contenere anche i fondamentali documenti su quella tragica notte: in particolare – scrive l’Ansa – “per la prima volta si potrebbe avere certezza dei movimenti della flotta transalpina nel Mediterraneo nei dati raccolti dai radar quella notte”.
La nota è stata trasmessa dalla Farnesina al ministero della Giustizia, che l’ha smistata ai pm romani: i quali l’hanno ricevuta proprio in extremis, visto che il 30 settembre si svolge l’udienza per l’archiviazione degli ultimi due filoni d’inchiesta rimasti in vita.
Uno risale addirittura al 2008, e riguarda le clamorose rivelazione dell’ex presidente-picconatore Francesco Cossiga, il quale poco prima di morire rivelò le responsabilità francesi nell’abbattimento del DC9 Itavia. Incredibile come quel j’accuse sia stato minimizzato e i media lo abbiamo praticamente oscurato: è andata avanti a tentoni l’inchiesta che tra poche ore sarebbe stata archiviata.
Stessa sorte per la rituale denuncia dell’Associazione delle vittime di Ustica, che però non hanno mai indirizzato i loro strali contro la nostra politica collusa e gli inquirenti che hanno spesso e volentieri depistato.
A questo punto, gli inquirenti romani dovranno solo prendere atto della nota francese e respingere le richieste di archiviazione avanzate dalla stessa Procura. Poi, dovranno essere attentamente vagliate tutte le carte in arrivo dalla Francia e, soprattutto, quelle concernenti la tragica notte della strage.
La verità storica dei fatti è comunque ben chiara, nonostante tutte le nebbie giudiziarie e politiche. Venne detta in punto di morte da Cossiga, ripresa in un ottimo special mandato in onda lo stesso anno – il 2008 – da Canal Plus in Francia.
Ma il primo a raccontarla fu, addirittura nel 1991, Franco Piro, all’epoca sottosegretario socialista alle Finanze. Il quale raccontò la dirty story alla Voce in un’intervista esclusiva: che, guarda caso, coinciderà proprio con quanto descritto da Cossiga molti anni dopo.
Ecco cosa disse Piro.
Non ci fu certo un’esplosione a bordo dell’Itavia: che fu invece abbattuto da un missile lanciato dalla portaerei francese Clemanceau.
Semplice, lineare, chiaro: e soprattutto verificabile attraverso i tracciati radar. Per tal motivo l’interrogativo alto come le Torri Gemelle è proprio questo: come mai l’Italia, attraverso le rogatorie internazionali, non è mai riuscita a cavare un ragno dal buco francese? E come mai gli altri alleati NATO, che ben conoscevano quanto successo, non hanno mai mosso un dito? Italia sempre fanalino di coda, strapuntino dell’Alleanza Atlantica e serva non solo degli Stati Uniti ma anche della Francia. Che solo adesso, a quasi mezzo secolo, si accorge delle nostre flebili richieste.
Ai confini della realtà.
La Voce ha scritto decine e decine di inchieste su Ustica, a partire da quell’intervista a Piro per proseguire nel corso degli anni. Ecco l’ultima: è infatti del 27 giugno 2026
USTICA / E’ SCIENTIFICO DEPISTAGGIO CONTINUO. DOPO 46 ANNI…
SE 13 ANNI VI SEMBRAN POCHI
Passiamo al giallo griffato Monte dei Paschi di Siena e l’altrettanto scientifico omicidio del responsabile per le comunicazioni David Rossi.
A 13 anni da quel volo dal terzo piano di Palazzo Salimbeni, solo adesso si comincia a metter da parte la parola ‘suicidio’ che ha caratterizzato tutte le non-inchieste, ovvero i clamorosi depistaggi operati dalla magistratura non solo senese, ma anche ligure. Un’autentica vergogna, un continuo calpestar la memoria del povero David, ucciso non una ma due tre volte, quante sono le archiviazioni. E nessun risultato concreto mai. Tanto che il topolino oggi partorito arriva via Commissione parlamentare d’inchiesta – la seconda del genere – e certo non dai palazzi di (non) Giustizia.
Ecco infatti le fresche news.
Tutte concentrate sui risultati dell’ennesima perizia sul caso (ma cosa hanno mai accertato le precedenti?) che finalmente parla di aggressione e violenza su David, che ‘sarebbe’ poi caduto dal palazzo Salimbeni.
La scena del ‘delitto’ è stata ricostruita all’interno della palestra universitaria del Foro Italico, dove si sono attivati responsabili del RIS (quel RIS che ha chiuso gli occhi e depistato a Garlasco), medici legali, vigili del fuoco, alle prese non più – come nelle passate perizie – con un manichino, ma con un atleta della stessa corporatura di David. Sono state effettuate una serie di simulazioni e – udite udite – alla fine solo una è risultata quella ‘vincente’: due o tre nerboruti hanno fatto irruzione nell’ufficio di David e hanno ingaggiato con lui una colluttazione, nel tentativo (riuscito) di portarlo verso il davanzale. Lo hanno trascinato, picchiato e poi sollevato verso la finestra: quindi lo hanno appeso e tenuto per le braccia, prima del tonfo al suolo del corpo.
Afferma uno dei due super periti, Robbi Manghi: “Rossi è stato afferrato da persone con naturale forza nelle mani, lo dimostrano le ferite da trascinamento e strusciamento”. Inoltre, “tutte le lesioni nella parte anteriore dell’addome sono state provocate da terzi, da un pugno, da una ginocchiata o comunque da un colpo ben assestato. Ci sono poi tracce ematiche sulla camicia e macchie tipiche dei pomelli alla base delle finestre, dovute ad azioni di trascinamento nella parte inferiore dell’addome”.
Tra i ‘segni’ sul corpo, infatti, si registra un forte arrossamento dell’addome, e contusioni su varie parti del corpo provocate dalla colluttazione. Segni – evidenziano i periti – “incompatibili con la precipitazione del corpo”.
Ciliegina sulla torta. A riferirla è una nota dell’Ansa in cui si parla, come autori del pestaggio finito in volo, di “scagnozzi della ‘ndrangheta, interessati al fiume di denaro che il manager gestiva”.
Primo: in quanto responsabile della comunicazione, ben difficilmente David ‘gestiva’ i flussi finanziari Mps, al massimo poteva ‘raccomandare’ qualche pratica. Secondo: ma se la perizia è ‘tecnica’, ossia sulle modalità dell’omicidio, cosa ne sanno i periti su esecutori e mandanti?
Piuttosto, gli ‘scagnozzi’ calabresi possono essere stati la utile ‘manovalanza’ per portare a termine il piano criminale, ed evitare che David potesse ‘parlare’ e ‘vuotare il sacco’ su qualcosa che sapeva e gli è costata la vita.
Lo scenario del delitto, infatti, si colloca ben dentro un contesto massonico, quel ‘Groviglio armonioso’ che dettava legge a Siena e alla banca più antica d’Italia. Come hanno ben descritto nel volume ‘Morte dei Paschi di Siena’ Elio Lannutti e Franco Fracassi.
E come ha tante volte dettagliato la Voce nelle sue inchieste dell’ultima dozzina d’anni. Descrivendo per filo e per segno non solo quel contesto massonico, ma fornendo anche i dettagli su quello che – a dispetto delle ricostruzioni taroccate della magistratura – abbiamo sempre definito un ‘omicidio’. Sottolineando tutto ciò che solo adesso comincia con enorme fatica ad emergere: i segni sul corpo di David, la colluttazione, il trascinamento del corpo, la dinamica della caduta; ma anche, per fare un solo esempio, le 4 lettere lasciate, frutto di una evidente coazione.
Resta ora da vedere cosa succede. Aprirà mai gli occhi la magistratura?
Ecco l’ultimo pezzo pubblicato dalla Voce sul giallo. E’ del 26 febbraio 2026
DAVID ROSSI / A 13 ANNI DALL’OMICIDIO SCOPRONO L’ACQUA CALDA. ANZI, MENO
La ‘scena del crimine’ è molto simile a quella del ‘giallo Pantani’, il nostro campione di ciclismo ammazzato più di vent’anni fa – per la precisione il 14 febbraio 2004 – nel residence ‘Le Rose’ di Rimini. Un evidente omicidio spacciato dalla solita magistratura come evidente suicidio. Quando anche stavolta le prove e i segni sul corpo parlano da soli: ferite, lesioni, contusioni e trascinamento. E’ stato fatto fuori perché ‘non doveva parlare’ – anche lui – sul mondo marcio del doping nel ciclismo e soprattutto sulla presenza del crimine organizzato (in particolare la camorra, stavolta) nel giro di scommesse illegali. Perché il ‘Pirata’ doveva perdere quel maledetto Giro d’Italia del 1999, dal momento che la camorra aveva scommesso una montagna di soldi sulla sua sconfitta.
E anche Pantani non avrà mai giustizia.
Ecco l’ultimo pezzo pubblicato dalla Voce su questa lurida storia. E’ del 14 febbraio 2024,
MARCO PANTANI / LE TANTE ‘MORTI’ DEL CAMPIONE IN 20 ANNI
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