DANIELE CAPEZZONE / E ORA INTERVISTA LO SPIRITO DI ORIANA FALLACI…

Dal Pulitzer al Nobel (per la Letteratura of course) il passo è breve.

Ad aggiudicarselo subito honoris causa è il mitico direttore de ‘Il Tempo’, Daniele Capezzone, già autore di uno scoop planetario neanche tre mesi fa, quando scoprì con il suo sconfinato fiuto investigativo tracce dei fondi italiani arrivati nelle casse di Hamas.

Mentre non si era neanche accorto delle vagonate da miliardi di dollari partite – già una dozzina d’anni fa – dagli Stati Uniti, transitate per il Qatar e finite ad Hamas, come ha dettagliato la Voce nel pezzo messo in rete lo scorso 8 giugno e titolato

ISRAELE / IL FOSFORO SUL LIBANO. E IL FOSFORO DI DANIELE CAPEZZONE

 

La prima pagina del Tempo di oggi. Sopra, Daniele Capezzone

Ma passiamo al botto di poche ore fa, quanto il numero uno del quotidiano romano concede un clamoroso bis: stavolta evocando – ovviamente in esclusiva – lo spirito di Oriana Fallaci, in occasione del ventesimo anniversario della sua morte. ‘Un colloquio immaginario in Paradiso’, pennella il Vate.

L’intervista del secolo che gli varrà di certo il volo a Stoccolma.

Partiamo dal titolo che fa già storia: “Le Frustate di Oriana: ‘Siete tutti rammolliti”.

Poi l’incipit che sgorga dalla penna di Hemingway: “Il Paradiso, a quanto pare, tollera il tabacco. Una nuvola di fumo bluastro sta ferma sopra una poltrona più densa, e da quella nuvola esce una voce che ha ancora il raschio di Firenze e l’urgenza di New York. Oriana Fallaci tira una boccata e mi guarda come si guarda un invitato arrivato troppo tardi. ‘Capezzone. Direttore. Finalmente uno che non arriva in processione. Siediti. Qui non si fa veglia. Si parla’”.

Quando la classe non è acqua…

Eccoci ad alcune domande formulate dal Direttore Maximo.

“Signora, vent’anni. Da lassù ci vede tutti rammolliti?”.

Fallaci: “Rammolliti è una cortesia.  Siete fatti di panna montata. Avete scambiato la pietà con la resa, la tolleranza con il suicidio. Io ve l’avevo scritto nella Rabbia e l’Orgoglio, quando ancora fumavo di sotto e mi chiamavano razzista. Gli islamisti non vogliono convivere: vogliono prendere. Vogliono la nostra sottomissione. La parola è quella, nuda. Sottomissione. Islam. E voi, invece di difendere la casa, avete messo il tappeto all’ingresso e ci avete scritto welcome. Che schifo, questo Occidente che si scusa di esistere”.

“A New York il sindaco Mamdani e la Ocasio-Cortez ridevano mentre leggevano i nomi dei morti dell’11 settembre”.

Il sindaco Mamdani con Ocasio Cortez durante la celebrazione dell’11 settembre

Fallaci: “Li prederei a borsettate, tutti e due. Lei soprattutto, quella pazza della Ocasio, politica da reality per ragazzine indignate. Ridevano, mentre i nomi scendevano come pietre. Io ero a New York, quando quelle torri divennero polvere e carne. Non è un anniversario, è una ferita. E i due commessi del socialismo da salotto si scambiano sorrisini da cocktail mentre le famiglie piangono. Quel Mamdani lo prenderei a borsettate fino a fargli cadere l’aureola di vittima professionale”.

Lo spirto griffato Fallaci evoca anche alcuni politici di casa nostra.

Su Giorgia Meloni: “Meloni mi piace. Deve fare un altro giro dopo le elezioni. Ha la stoffa della rockstar: entra, tiene il palco, non si fa intimidire dai sagrestani della sinistra”.

Su Matteo Salvini: “Pasta umana ottima. Deve recuperare lo spirito del Nord, quello antitasse, quello che odia il parassita e rispetta chi si alza all’alba”.

Su Elly Schlein: “La politica non fa per lei. La politica è sangue freddo e nemici veri. Lei ha nemici di cartone. Che lasci il Palazzo a chi lo sa sporcare”.

Su Giuseppe Conte: “Lavora per la Cina. Parla come un notaio e intanto saluta Pechino. L’avvocato del popolo è diventato l’avvocato della catena di montaggio altrui”.

Sulla televisione d’oggi: “Vedo solo comunisti e filoislamici a tutte le ore. Una processione di facce compassionevoli che spiegano perché dobbiamo vergognarci. Hanno sostituito il giornale con il confessionale. Spegnerei. Per riaccendere solo per insultarli”.

L’epico finalino. “Tira l’ultima boccata. La nuvola si chiude  come una tenda: ‘Adesso vattene. Diglielo ai vivi: io vi avevo avvisato. Non è colpa mia se avete spento il registratore”.

Prima di staccare il biglietto per Stoccolma e ricevere il Nobel, ecco una modesta proposta: per favore, qualcuno chiami un’ambulanza del 113…

 


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