Laboratorio da brividi in Germania.
Alle amministrative in Sassonia trionfa l’ultradestra nera di ‘Alliance fur Deutschland’ (AFD) con uno sbalorditivo 44,4 per centro mentre la CDU del Cancelliere FRIEDERICH MERZ crolla al 18,4 per cento.
Uno dei motivi forti del successo è la arci fallimentare politica economica e sociale governativa, tutta basata sul riarmo e la riconversione industriale in chiave unicamente bellica, come dimostra in modo palese il caso Volkswagen: proprio come fece all’epoca Adolf Hitler.
Al contrario, AFD propone uno stop alle forniture di armi all’Ucraina e la ripresa del dialogo politico con Mosca e soprattutto delle essenziali forniture di gas russo.
Partiamo dalle news.
Largamente prevista la maxi vittoria di AFD nel Land dell’ex DDR ‘Sassonia-Anholt’, anche se non in queste colossali dimensioni. Vittoria che ha letteralmente spazzato via la CDU dimezzata e passata dal 37,1 al 18,4 per cento; la storica SPD di socialdemocratica memoria è ridotta al lumicino dell’8,4 per cento; die Linke (la Sinistra) si deve contentare del 9,3 per cento; die Grune (gli un tempo fortissimi Verdi) attestati all’8,7 per cento; mentre la formazione di Sahra Wagenknecht (in teoria di sinistra) ondeggia sul 5 per cento e quindi non certa (in questo momento) di superare la soglia di sbarramento. Spariti dalla scena i liberali di FDP, ben sotto quel 5 per cento.
Per formare il governo del Land, ovviamente, occorre una maggioranza che superi di un voto il 50 per cento; motivo per cui AFD deve per forza di cose trovare un’alleanza e quei voti. Altrimenti sarà una Grosse Koalition di tutti i partiti ‘non AFD’, destinata ad implodere al primo passo. Quindi, caos annunciato. Ma soprattutto un fortissimo avviso al Cancelliere, ormai sull’orlo del baratro. Meritatamente: perché è stata la sua folle e fallimentare politica a produrre una situazione così esplosiva.
E pensare che aveva lanciato il suo inutile e penoso allarme: “Non permetteremo a queste persone di distruggere il nostro Paese con le loro parole”: infatti, aveva già provveduto lui a distruggerlo.
Esultano, gonfiando il petto, i vincitori.
Sottolinea il 35enne capo AFD in Sassonia, Ulrich Siegmund: “Ricostruiamo il nostro Paese e cominciamo dalla Sassonia-Anholt. Non deludiamo chi ci ha votato, non diventeremo come tutti gli altri partiti”.
Evidenzia la numero uno nazionale e co-presidente federale di AFD Alice Weidel: “E’ un risultato storico e sensazionale. Abbiamo avuto un chiaro mandato a governare”. Ha le idee chiare, la leader, su immigrazione, uscita dalla UE, stop armi a Kiev, ripresa dei rapporti politici ed economici con Mosca (tra l’altro, le prime congratulazioni per il super successo sono arrivate dal Cremlino). Più zoppicante, Weidel, sul tema dei matrimoni fra persone dello steso sesso e adozioni da parte di coppie omosessuali: si dichiara fieramente contraria, quando lei e la sua compagna srilankese hanno tranquillamente adottato due bimbi.
Affluenza record alle urne, uno stratosferico 78 per cento. AFD ha raccolto consensi fra tutti gli strati sociali, soprattutto medio-bassi, e fra tutte le classi di età, in particolare giovani e anziani.
Il modello Merz implode: un modello tutto incentrato sulla riconversione dell’apparto industriale a fini militari. Nelle ultime settimane, il Cancelliere (in passato uno dei consulenti d’oro di Goldman Sachs per l’Europa) ormai in crac ha avviato un maxi progetto di cooperazione militar-Industriale con l’Ucraina, soprattutto per la produzione di missili a lungo raggio. Per poi trovarne un’altra, come vedremo tra poco…
Veniamo al rovente caso Volkswagen, il colosso europeo dell’auto da mesi in picchiata. Le cifre parlano da sole. All’ultima, drastica riduzione del personale, 50 mila unità (soprattutto per la produzione dei modelli Audi e Porsche), si aggiunge quella appena annunciata dai vertici aziendali, altre 100 mila unità: in un solo anno una riduzione del 15 per cento e, ancor più, una totale incertezza occupazionale per il nero futuro.
Sotto il profilo produttivo, invece, nessun dubbio: perché il Cancelliere Merz, in perfetto stile hitleriano, ha deciso che le speranza sono ancorate solo e soltanto in vista di una totale riconversione industriale: per la serie, basta con le auto, a tutte armi e armamenti.
In questo più che fosco contesto, non si sa quale futuro subiranno gli stabilimenti di Hannover, Enden, Zwickau e Necharsulm, alcuni tra i fiori all’occhiello.
Le cifre a breve sono impietose: non solo i drastici tagli occupazionali, ma anche riduzione nei livelli produttivi (500 mila auto in meno all’anno), dimezzamento della gamma dei modelli, altrettanto drastici tagli alle spese per la ricerca. A subirne le conseguenze saranno anche alcune creazioni italiane, come ad esempio quelle griffate ‘Ducati’, da anni di proprietà tedesca.
Secondo l’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, la cause della crisi stanno soprattutto nell’interruzione delle forniture energetiche a basso prezzo dalla Russia che hanno costretto l’azienda a comprare il molto più caro GNL americano; e la spietata concorrenza cinese, con le rampanti aziende BYD e GEELY a farla da padrone.
Ma anche l’altra star (un tempo) del settore, BMW, è in fortissima crisi e taglia 8.000 posti di lavoro. Così come sono in avanzata fase di drastico ridimensionamento aziende un tempo leader come BOSCH, BASF e CONTINENTAL (i famosi pneumatici), per citarne solo alcune. Insomma, è ormai tutta la base produttiva a fare acqua da tutte le parti e la locomotiva tedesca ormai arranca ogni giorno di più. Qui le basi del crollo di consensi per l’autore dello sfacelo, Herr Merz.
Il quale, però, ne ha tirata fuori un’altra dal suo ‘magico’ (sic) cilindro: non solo l’accordo d’armi con Kiev, ma fresco fresco in dirittura d’arrivo un altro patto grosso, nientemeno che con l’industria armata di Tel Aviv ‘RAFAEL’. E non produrranno certo noccioline…
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