Un incontro per pianificare una serie di misure ed interventi che preludono ad un vero e proprio scenario bellico contro la Russia, quello appena delineato a Bruxelles da due provetti guerrafondai come il presidente della Commissione UE, la nazi Ursula von der Leyen, e l’ectoplasma Mark Rutte, Segretario Generale della NATO.
“La Russia ha aumentato di molto la sua spregiudicatezza”, erutta il secondo.
Fa eco la prima, che – non va dimenticato – ha ricoperto la carica di ministro della Difesa in Germania: “L’Europa non tollererà un attacco russo in territorio europeo. Queste intimidazioni non funzioneranno. La UE e la NATO sono uniti. Non solo manterremo alta la pressione sulla Russia ma la aumenteremo”.
Parole & intenti che avvengono in un clima da vera e propria guerra fredda che si fa sempre più rovente, è paradossalmente il caso di dire. Con una sfilza di episodi che hanno tutto il sapore di autentiche ‘false flag’, fatti e avvenimenti costruiti ad arte per attribuire la responsabilità ad un soggetto ben preciso: come successe, in modo clamoroso, con il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, subito e per mesi attribuito ai russi, mentre poi le inchieste della stessa magistratura tedesca (ma ci sono voluti un paio d’anni!) hanno scoperto che gli autori erano dei provetti sub ucraini, tra cui una fascinosa 007…
E proprio la Germania è al centro delle operazioni. Una Germania in profonda crisi economica e sociale, dove il Cancelliere Frederich Merz non sa più che pesci prendere e soprattutto teme la valanga nazi al prossimo voto politico. Per questo distogliere l’attenzione e gettar fumo negli occhi per i vertici tedeschi è oggi la terapia più adatta.
Sottolineano oggi all’unisono i ministri dell’Interno, Alexander Dobrindt, e degli Esteri, Johan Wadphul: “La Germania resta il bersaglio quotidiano di una guerra ibrida”.
Si parte dalla più che nebulosa story dei droni a Lipsia, per la quale sono stati fermati due sospetti: un uomo di origine russa con passaporto della Lettonia e un bielorusso con passaporto russo e fornito anche di un visto italiano. Tanto che l’Alto Rappresentate UE, Kaja Kallas, chiede di “limitare il rilascio di visti turistici per russi e bielorussi”. E aggiunge: “se tutto è vero, ciò dimostra molto chiaramente che i visti sono uno strumento utilizzato da coloro che cercano di danneggiare l’Unione Europea”.
E adesso qualsiasi cosa succeda in Germania è automaticamente attribuita al Cremlino: anche se salta il bullone di un vagone ferroviario.
Come è appena successo per un’esplosione che si è verificata, causando due feriti non gravi, alla stazione di Augusta, nella Germania meridionale.
O per un lieve incidente alla sottostazione elettrica di Borgheim, nei pressi di Colonia. “Non riteniamo si tratti di un guasto tecnico, ma di un atto intenzionale, di un reato”, diagnostica però un funzionario della polizia di Essen.
Le autorità tedesche hanno appena deciso di aumentare in modo sensibile la pressione sulla flotta ombra russa.
E di dare una stretta ai residui rapporti diplomatici e anche culturali con Mosca. Chiuso ad horas il Consolato russo a Bonn; saracinesche abbassate sul Centro culturale russo di Berlino. Come contromossa, Il Cremlino ha deciso di chiudere tutte le sedi sul suo territorio del ‘Goethe Institute’.
Eccoci alle fanta-guerre di ultima produzione. Alcuni droni – secondo fonti occidentali – avrebbero fatto scattare l’allarme in Lettonia; poi sarebbero sconfinati sui cieli dell’Estonia; quindi i caccia Nato si sarebbe alzati in volo. Meglio di un videogioco…
E’ più che concreto, invece, il fresco sequestro di una nave da crociera russa, la ‘Professor Molchanov’ (usata abitualmente per le crociere nell’arcipelago delle isole Svalbard) che trasportava non solo turisti da anche una folta spedizione di artisti e studenti. Ora sono tutti fermi nell’Artico, perché le autorità norvegesi hanno obbedito al governo di Kiev che ha supportato la richiesta risarcitoria avanzata dalla società energetica ucraina ‘Naftogaz’. Ma chissenefrega…
Dalla Norvegia alla Danimarca il passo è brevissimo, ma l’obiettivo è sempre lo stesso, Mosca. Le autorità di Copenhagen, infatti, hanno lanciato un vero allarme perché – a loro parere – moltissime aziende danesi sono a rischio-sabotaggio. Perpetrato da chi? Vladimir Putin, of course. Non si sanno i nomi delle aziende, né i motivi: tutto avvolto nel più fitto dei misteri.
Quanto basta, comunque, ad Emil Graesholm, capo dei Servizi di Controspionaggio presso il PET, ossia la polizia danese, per proclamare: “Constatiamo che anche le aziende danesi sono oggetto di concreti piani di sabotaggio da parte della Russia e dei servizi segreti russi che stanno preparando attivamente azioni di sabotaggio contro le nostre aziende del settore della Difesa”.
Nota un analista controcorrente: “Tutto generico, tutto fumoso. I vertici governativi occidentali, in particolare quelli di Germania e Gran Bretagna, sono ormai in preda ad una volontà di guerra a tutti i costi contro la Russia, ben spalleggiati da Ursula von der Leyen. E sono disposti ormai a tutto pur di trovare un pretesto: attacchi cyber, campagne di disinformazione ordite dai russi, droni come fantasmi in tutti i cieli dell’area e tanti episodi quotidiani per creare il clima giusto, per terrorizzare la popolazione, inventare la sindrome russa”.
Adesso anche la ciliegina sulla torta: il Cremlino sta affilando le armi per condizionare il prossimo voto politico.
Ed ecco che il cavallo di Troia chiamato Roberto Vannacci scala vertiginosamente nei sondaggi…
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