Segnaliamo un bell’articolo di Federica Re David “Rendiamoli famosi” che descrive quanto continua ad accadere a Qusra (foto sopra), un villaggio palestinese a sud di Nablus. Qusra è un villaggio noto ai giornalisti di tutto il mondo dalla metà di agosto di quest’anno. La giornalista racconta di alcune abitazioni di agricoltori palestinesi assediate da coloni israeliani, i cui abitanti sono vittime delle violenze che questi esercitano sui residenti palestinesi. Finalmente se ne parla grazie al lavoro di un giovane giornalista, Andrey X, che da anni documenta gli abusi e le violenze operate dai coloni, sempre protetti dai soldati dell’IDF. Andrey ha postato alcuni video con i quali ha documentato ciò che ha visto, esponendo sé e il suo corpo alle violenze degli stessi coloni quando ha tentato fermarli. Ma l’arma più potente sono stati i suoi video che, frame dopo frame, hanno documentato la realtà che tutti sanno, ma che molti fingono di non vedere. Andrey ha così aperto un varco nel muro di silenzio che ancora circonda, dopo anni di feroce conflitto, il dramma palestinese. Un varco che, nel caso di Qusra, ha costretto perfino l’amministrazione di Trump a intervenire presso le autorità israeliane, questo anche grazie al fatto che una delle due case assediate appartiene a un cittadino statunitense di origini palestinesi.
Andrey è un giornalista indipendente, un attivista russo-israeliano di 28 anni, fisicamente esile, biondo quindi poco “palestinese” nel suo gracile aspetto fisico. Per il sistema di sicurezza israeliano è diventato una vera e propria spina nel fianco. Infatti lo tengono d’occhio e, spesso, mostra il suo dito medio di fronte ai droni che gli passano sulla testa e brandisce il telefono proprio come un’arma che può denunciarli e colpire duramente. Conosce personalmente sia i coloni che i soldati che li supportano, uno per uno, ne ha mostrato i volti, ne ha denunciato i nomi e le azioni commesse. Spesso ha incitato i suoi 635 mila follower (solo su Instagram) a diffondere le immagini che stava pubblicando. Ha pronunziato in modo assolutamente efficace il suo slogan “rendiamoli famosi”. È questo che è riuscito a fare nel caso di Qusra dove ora nessuno potrà più dire che non è possibile risalire (e quindi punire) agli autori delle violenze.
Il suo nome per esteso è Andrey Khrzhanovskiy. È un ebreo russo di San Pietroburgo, laureato in antropologia, da giovane aveva già scritto per alcune testate indipendenti russe non gradite a Putin. Nel 2022, quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, lui si trovava in Israele a casa dei nonni. Allora per non partire come militare e restare a Tel Aviv ha utilizzato una legge israeliana conosciuta come “la legge del ritorno”, che consentiva agli ebrei di tutto il mondo di ottenere celermente la cittadinanza israeliana.
Dopo circa un anno vissuto da cittadino israeliano ha cominciato ad avere dubbi sulle politiche di Netanyahu ed è andato, seguendo la sua passione per il giornalismo, nei territori occupati per vedere con i suoi occhi cosa realmente accadeva.
Ha fatto amicizia con residenti palestinesi, ha conosciuto gli agricoltori, le loro storie e le loro famiglie “… a un certo punto – ha detto – ti rendi conto di essere parte di un sistema di apartheid”. Ha cominciato a partecipare a iniziative di protesta a Tel Aviv e a Gerusalemme, ha poi fondato l’associazione Kompass, un gruppo ispirato a un progetto giornalistico multimediale in lingua russa, con l’obiettivo di spiegare ai suoi connazionali le vere motivazioni dell’occupazione nei territori palestinesi, smantellando la falsa narrazione ufficiale.
Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 ha deciso di abbandonare Tel Aviv per trasferirsi in una comunità palestinese della Cisgiordania (Ras Ein Al-Auja), dove ha cominciato a documentare a tempo pieno le violenze dei coloni. Un episodio in particolare gli ha toccato la coscienza “… il proprietario di un bar palestinese a Jaffa in cui lavoravo – ha raccontato – un giorno mi ha detto che era stato in Giordania per visitare alcuni parenti che erano stati espulsi dalla città nel 1948 e non potevano più tornare. E allora ho capito. I suoi parenti, pur vivendo in Israele da generazioni, non riuscivano ad ottenere nemmeno un visto turistico invece lui, grazie ai suoi antenati vissuti qui più o meno 2000 anni fa, poteva muoversi liberamente. L’ingiustizia allora gli era apparsa lampante”.
Da oltre due anni e mezzo Andrey vive nei Territori occupati. Quando parla della “sua” Israele si riferisce sempre al “territorio del ’48”. Un modo per dire di chi non crede nella legittimità dello Stato nella sua forma attuale. È diventato un punto di riferimento per i tutti i palestinesi dei villaggi della zona, che lo chiamano ogni volta che sono aggrediti.
In una intervista rilasciata a Daniele Raineri del Post, aggredito con lui dai coloni israeliani, ha raccontato di essere stato arrestato e poi rilasciato dalla polizia molte volte, almeno quindici. È stato rilasciato solo grazie al privilegio di avere un passaporto israeliano. Ma questo non l’ha protetto da violenze e minacce. “… sono stato aggredito spesso. Ho perso il conto delle volte in cui mi hanno puntato un’arma addosso. Sono stato picchiato, arrestato, minacciato. Ricevo minacce di morte ogni giorno”.
L’ultima volta che gli hanno sparato è stato mentre stava documentando un assedio alle abitazioni palestinesi di Qusra. Anche in quel caso, come faceva abitualmente, ha pubblicato il video di un colono che gli puntava contro l’arma mentre alcuni soldati stavano lì a guardare per proteggere gli aggressori. Le foto ancora una volta riprendevano facce ben riconoscibili e lui ne ha anche riportato i nomi.
“Non subiranno conseguenze … rendiamoli famosi” ha commentato.
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