Dopo un mese di stop, gli Stati Uniti hanno appena ripreso i massicci attacchi di aggressione contro l’Iran. Segno che la guerra non è stata mai vinta né Teheran messa in ginocchio, come proclama da settimane il sempre più paranoide Re del Mondo, alias Donald Trump. Oggi nel mirino l’isola di Larak nel sempre più strategico stretto di Hormuz.
E proseguono, come un carrarmato, le devastanti azioni criminali israeliane in Cisgiordania, ad opera dell’esercito nazista IDF. E poche ore fa i coloni hanno addirittura attaccato una troupe della BBC.
Storie di ordinaria follia militare.
Intanto, cominciano a venire a galla i primi, terribili dati anche sui massacri ambientali perpetrati dagli Stati Uniti in questi primi 8 mesi di conflitto contro Teheran.
Li documenta, in modo minuzioso, un reportage appena pubblicato dall’ottimo sito americano di contro-informazione, ‘The Intercept’, titolato – in modo significativo – ECOCIDE IN IRAN.
Eccone alcuni passaggi salienti.
A partire dall’incipit che parla da solo: “Non soltanto i 40 mila iraniani uccisi o feriti durante la guerra. Ma anche una devastazione ecologica senza precedenti: come gli Stati Uniti hanno già fatto, e certo adesso ancor più, nei tanti altri conflitti scatenati nella loro sempre più lunga storia militare” e criminale.
“Secondo il reporter Ashley Gate, autore di un ottimo articolo pubblicato da ‘TomDispatche’, i contorni approssimativi delle devastazioni ambientali stanno appena vendo alla luce. E se la storia ci insegna qualcosa, le conseguenze della guerra potrebbero protrarsi molto a lungo nel futuro, colpendo un numero incalcolabile di iraniani sopravvissuti al conflitto e molte altre generazioni a venire”.
Il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Emaeil Baqaei, ha appena lanciato l’allarme sugli spaventosi e crescenti danni ambientali causati dall’aggressione americana, richiamando l’attenzione soprattutto sulla contaminazione da petrolio nel Golfo Persino che ha iniziato a raggiungere le coste iraniane.
Si chiede e chiede Baqaei: “Chi si assume la responsabilità di risarcire questi danni? Le nazioni che consumano l’energia a basso costo esportata dalla nostra regione, le compagnie di assicurazione marittima, o gli aggressori e i loro alleati che hanno trasformato il Golfo Persico e il Mar d’Oman in un teatro di operazioni militari e test di armamenti altamente distruttivi?”.
Nonostante i dati a disposizione siano ancora limitati – soprattutto a causa delle forti censure Usa – il ‘Conflict and Environment Observatory’ sottolinea che tutte le parti in conflitto hanno preso di mira impianti a forte rischio ambientale, tra cui in primo luogo infrastrutture petrolifere e impianti di desalinizzazione dell’acqua.
“Gli attacchi a questi ultimi sono molto dannosi, perché viene messo a repentaglio l’approvvigionamento idrico e in questo modo si favoriscono le inondazioni di aree terrestri e marine con sostanze chimiche nocive, come l’acido solforico”.
Un’altra cifra da brividi. Secondo una ricerca effettuata dal ‘Climate and Community Institute’, i soli primi 14 giorni di attacco Usa-Israele contro l’Iran hanno provocato l’emissione di circa 5 milioni di tonnellate cubiche di gas serra: la stessa quantità di emissioni di carbonio che l’Islanda produce in un anno.
A questo punto non ci resta che invitarvi a leggere il testo originale, messo in rete da The Intercept il 31 agosto, ECOCIDE IN IRAN
Anche per poter rinfrescare la MEMORIA sui tanti, troppi genocidi ed ecocidi commessi dalla grande democrazia yankee nella sua lunga storia, anche se il Paese è storicamente così giovane…
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