GARLASCO SIAMO NOI

Ci risiamo è tornata alla ribalta l’infinita storia del delitto di Garlasco. Forse perché quella vicenda contiene elementi comuni a molti, o perché attiva pruriginose curiosità da parte del popolo guardone degli utenti televisivi o dei divoratori di riviste di gossip. Ma non possiamo esimerci dal porre alcune domande nel merito della vicenda.

Perché Stasi è stato condannato così superficialmente? Perché le indagini sono state condotte frettolosamente? Perché Sempio e la sua famiglia sono stati ‘liquidati’ senza approfondimenti di sorta?

Gli interrogativi sono tanti e ci pongono molte domande e qualche riflessione critica per comprendere alcuni atteggiamenti, forse pregiudiziali o comunque che contengono inquietanti dubbi. Cosa ha portato alla riapertura delle indagini, dopo circa vent’anni di oblio e di false certezze? Oggi si scopre, con una facilità sconcertante, che alcuni particolari erano stati ignorati, forse per macroscopici errori nelle indagini, per malafede o per mancanza di moderni strumenti di approfondimento, ma anche per una strana superficialità degli investigatori dell’epoca, probabilmente condizionati da un maledetto pregiudizio nei confronti di un ragazzo timido, ricco e di buone maniere. Lo hanno condannato e messo cinicamente alla berlina facendogli scontare per intero una condanna per omicidio volontario. Sappiamo che è impossibile fornire ora una valutazione seria e psicologicamente credibile a così grande distanza fisica e di tempo trascorso. Ma vogliamo formulare alcune riflessioni in merito a una vicenda che ha occupato per molto tempo intere pagine di stampa e ore di programmazione televisiva. Non possiamo fare a meno di sottolineare qui alcune circostanze che probabilmente hanno influito e condizionato le precedenti indagini, senza con questo voler manifestare sostegno a qualsivoglia ipotesi investigativa.

La prima osservazione. C’è stata certamente una grande pressione mediatica verso l’intera vicenda e verso i tre processi che ne sono seguiti. C’è stata una pressione enorme e continua che è ripresa oggi con la riapertura del caso, ripartendo esattamente dallo stesso punto in cui si era interrotta vent’anni fa … come se il tempo non fosse mai passato. Sembra che ora gli investigatori abbiano trovato nuovi elementi di prova, sottostimati all’epoca della prima inchiesta. Ma i fatti, oggi, potrebbero risultare falsati dal ricordo e condizionati da pregiudizi e vecchie convinzioni, che sono sempre dure a modificarsi. Interviene però, oggi, il ruolo della memoria che, soprattutto di fronte a fatti così cruenti, richiama emotivamente personali episodi e/o relazioni, sensi di colpa o addirittura fantasie personali nei confronti di “altre” donne o di “altri” episodi della propria vita, anche se lontani dai fatti realmente accaduti a Garlasco.

Infine, come si potrebbe non tener conto dei profili dei due protagonisti, Andrea Sempio e Alberto Stasi … così contraddittori e diversi tra loro? Magari identificandoci con quello che più si avvicina al nostro profilo psicologico e quindi schierarci o parteggiare per l’innocenza dell’uno o dell’altro?

Poi compaiono nella nuova inchiesta altri personaggi prima non coinvolti, come le sorelle Cappa o la mamma di Andrea Sempio. Non bisogna trascurarli nei loro percorsi processuali e nella loro interazione con quelli dei due personaggi principali.

Il tutto è ancora come un film o un libro poliziesco e, forse, è per questo motivo che provocano coinvolgimenti, spesso irrazionali e molto personali. Un dato emerge con certezza. La prima inchiesta è stata condotta in modo affrettato e superficiale allo scopo di dare presto un colpevole in pasto alla morbosa curiosità popolare.

La memoria, il tempo e la distanza fisica sono gli elementi chiave che non bisogna dimenticare quando si fanno considerazioni su fatti relativi a casi tanto complessi e dolorosi che, certamente, muovono sentimenti personali e paure inespresse anche se mai paragonabili a quelle realmente vissute.

Garlasco, quindi, ci appartiene perché è dentro ognuno di noi. È questa, forse, la motivazione che spinge la sua audience e attiva quella curiosità di massa che circonda quei drammatici fatti.

 


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento